26 ottobre 2011, 11:15
FUTURO -Avere i poteri di Superman per vedere attraverso i muri potrebbe diventare presto una realtà, grazie a un nuovo strumento sviluppato nei laboratori del Massachusetts institute of technology (MIT) di Boston. E le prime applicazioni ricadono immediatamente nel settore militare. Immaginate il vantaggio che può derivare dal poter vedere chi si nasconde in una casa o dietro un muro nel corso di conflitti urbani o durante le irruzioni negli edifici.
I ricercatori del Lincoln Laboratory hanno sviluppato il concetto (tutt’altro che nuovo) del radar, utilizzando le cosìddette “onde della banda S” che hanno più o meno la stessa lunghezza d’onda usata dai sistemi wireless. Il principio è semplice. Le onde vengono prodotte da 13 emittitori e “sparate” contro il muro: circa il 99% rimbalza e solamente una piccolissima percentuale riesce a oltrepassarlo. A questo punto le onde che incontrano un oggetto sulla propria traiettoria al di là del muro seguono lo stesso destino: rimbalzano e tornano indietro, incontrando di nuovo l’ostacolo del muro. Questo processo fa sì che solo una piccola parte del segnale (lo 0.0025%) raggiunge gli 8 rilevatori collocati al punto di partenza.
Grazie a sistemi di amplificazione del segnale e a degli opportuni filtri per schermare quelli che derivano dalle onde rimbalzate dal muro, John Peabody e Gregory Charvat sono riusciti a ottenere buoni risultati. Il dispositivo ha volutamente dimensioni ridotte, per poter essere facilmente trasportato e impiegato un azioni militari. Infatti sarebbe stato possibile migliorare le prestazioni del radar utilizzando onde a lunghezze d’onda maggiori, ma questo avrebbe comportato un aumento delle dimensioni dello strumento.
Dettaglio non trascurabile, le immagini vengono acquisite con una frequenza dei fotogrammi pari a 10.8 al secondo, che consente la visualizzazione in tempo reale di ciò che accade al di là dell’ostacolo.
Dobbiamo ammeterlo, come si vede nel video qui sotto, i risultati al momento non sono perfetti. Il sistema lavora infatti secondo un metodo sottrattivo, confrontando le immagini ottenute a istanti successivi e perciò è in grado di rilevare solamente i bersagli in movimento (il sistema è in grado di rilevare anche micro movimenti). Le immagini sembrano dei blob di pixel colorati, ma al MIT stanno già lavorando per migliorare lo strumento e ottimizzare gli algoritmi di analisi.
Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/10/25/vedere-attraverso-i-muri/
13 maggio 2011, 15:29
NOTIZIE – Osservando l’attività elettrica del cervello immediatamente prima del risveglio è possibile prevedere la probabilità di ricordare i sogni appena fatti. L’osservazione fatta dal team di Cristina Marzano del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno all’Università La Sapienza di Roma è importante soprattutto perché suggerisce che i meccanismi neurofisiologici di immagazzinamento e recupero dei ricordi episodici potrebbero essere gli stessi in qualsiasi stato di coscienza (veglia o sonno).
Molti scienziati sospettano che l’attività del sognare svolga un ruolo importante nella consolidazione dei ricordi. Da tempo è noto che il cervello processa nel sonno le informazioni acquisite durante la veglia, anche se la precisa funzione dei sogni è ancora incerta. Il nuovo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience supporta l’ipotesi di un collegamento fra la fisiologia del sognare a quella del ricordare.
Marzano e colleghi hanno monitorato l’attività elettroencefalografica (EEG) di 65 volontari durante il sonno. I soggetti potevano venire svegliati in due fasi distinte del sonno la fase REM o la nonREM 2. In tutto le fasi del sonno sono 5: una REM e 4 nonREM, ciascuna con una tracciato EEG peculiare. È luogo comune che i sogni avvengano quasi esclusivamente durante la fase REM, che è anche quella che mostra un’attività elettrica cerebrale più simile alla veglia, ma in realtà si sogna (anche se quantitativamente e qualitativamente in maniera diversa) anche nelle altre quattro fasi di sonno profondo.
Appena svegliati i soggetti dovevano compilare una sorta di diario/questionario su quanto appena sognato.
Le osservazioni hanno dimostrato che un’intensa attività theta (le onde theta sono un tipo di oscillazione elettrica caratteristico) nel lobo frontale nei 5 minuti prima del risveglio in fase REM è associata a un’alta probabilità di ricordare i sogni. Nel sonno nonREM 2 invece è una bassa attività alfa (un altro tipo di onda) nel lobo temporale a predire un’alta probabilità di ricordare i sogni.
Secondo gli autori queste osservazioni “integrano quella che dai neuroscienziati viene chiamata l’ipotesi della continuità”, che essenzialmente dice che gli aspetti quantitativi e qualitativi dei sogni riflettono in gran parte le esperienze durante la veglia e che la probabilità che certe esperienze specifiche possono essere successivamente incorporate nei sogni è modulata da molti fattori (coinvolgimento emotivo, tratti di personalità, ora in cui avviene l’esperienza, ecc.).
Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/05/11/le-onde-del-sogno/