Archive for the ‘Scienza’ Category.

L’olio d’oliva può salvare Pompei

Meno di una settimana fa, negli scavi di Pompei crollava l’ennesimo muro, che si aggiungeva così alla lista di danni già subiti dal complesso archeologico campano negli ultimi anni. Principali responsabili, secondo gli amministratori del sito, la pioggia e il vento: come se la mancanza di manutenzione fosse ormai data per acquisita. Senza interventi di messa in sicurezza non si può sperare di ottenere risultati di un qualche rilievo: la notizia positiva è che almeno la tecnologia sembra andare incontro alla protezione del patrimonio culturale.

Un gruppo di ricercatori anglo-americani ha infatti inventato un sottile materiale impermeabile e trasparente, dotato di proprietà che permetterebbero la protezione di edifici storici in pietra calcarea. Il cellofan.

No, seriamente.

Vicki Grassian, chimica dell’Università dell’Iowa, Stati Uniti, ha pubblicato insieme ad altri ricercatori dell’Università di Cardiff, Regno Unito, uno studio suScientific Reports, una rivista che fa capo alla più nota Nature. Nello studio, il gruppo descrive un nuovo metodo per minimizzare le reazioni chimiche che provocano il deterioramento degli edifici. Il rivestimento è fatto di un miscuglio di acidi grassi derivati da un condimento quotidiano della dieta mediterranea, l’olio d’oliva, e di una serie di sostanze fluorurate, che aumentano la resistenza dei calcari all’inquinamento.

Grassian studia da anni le reazioni dei gas atmosferici con minerali come i calcari. I suoi studi precedenti hanno dimostrato che il biossido di zolfo può facilmente degradare il calcare, e che questa degradazione era favorita dalla presenza di umidità.

“Questa ricerca dimostra che statue ed edifici calcarei possono essere protetti dagli effetti nocivi della corrosione atmosferica, come quelli dovuti a molecole inquinanti e al particolato presente nell’aria, attraverso l’applicazione di un sottilissimo strato idrofobico”, spiega Grassian. “In particolare, la degradazione del calcare provocata da reazioni col biossido di zolfo e con particelle composte da solfati può essere ridotta di molto applicando questa ‘vernice’ “.

I ricercatori hanno scelto la cattedrale di York, in Inghilterra, come edificio su cui effettuare lo studio. Si tratta della più grande cattedrale gotica del Nordeuropa: la sua costruzione fu cominciata attorno al 1260 e ultimata due secoli dopo, nel 1472. Grassian afferma che si tratta di una struttura perfetta da studiare, poiché la sua superficie calcarea è stata esposta per secoli a piogge acide, biossido di zolfo e altri inquinanti.

Tuttavia, molte altre strutture storiche, purché di pietra calcarea, potrebbero trarre beneficio dall’invenzione: il tufo è appunto un calcare, e a Pompei abbonda. La chimica statunitense precisa che, in passato, sono stati fatti altri tentativi volti alla protezione di siti d’interesse archeologico, ma le vernici sperimentate finora influivano negativamente sulla microstruttura della pietra, e impedivano agli edifici di ‘respirare’, creando muffe e favorendo la formazione di sale.

Quanto a Pompei e ad altri siti italiani in situazioni simili, bisognerà vedere, una volta che il materiale ideato dal gruppo anglo-americano sarà stato ulteriormente sperimentato e, in caso positivo, commercializzato, se il Ministero per i beni culturali avrà fondi ed expertise a sufficienza per una sua applicazione ad ampio raggio. C’è solo da augurarsi che, nel frattempo, non si resti in attesa passiva del prossimo crollo.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/12/05/lolio-doliva-puo-salvare-pompei/

LIBRI – Capire davvero la relatività

LIBRI – Spiegare la teoria della relatività in termini più o meno comprensibili è da sempre una sfida per i divulgatori, alcuni di essi anche d’eccezione: dallo stesso Albert Einstein (autore di numerosi scritti sull’argomento, fra cui Relatività: esposizione divulgativa) al suo amico Bertrand Russell (autore di L’ABC della relatività). La fama di Albert Einstein, i celebri paradossi – come quello dello specchio, o quello dei gemelli – e la costante sfida al senso comune e a ciò che sembra ovvio su concetti apparentemente familiari come spazio e tempo hanno reso la teoria della relatività un argomento in grado di affascinare generazioni di lettori. Sono state numerosissime le pubblicazioni, specialistiche e non, sull’argomento e questo lo ricorda anche il fisico teorico Daniel F. Styer all’inizio del suo Capire davvero la relatività – Alla scoperta della teoria di Einstein, edito da Zanichelli. Che cos’è, allora, che ha spinto l’autore, professore di fisica all’Oberlin College in Ohio, a scrivere un ennesimo libro su questo affascinante argomento su cui tanto si è detto?Come in una sorta di libro-game della fisica, ogni capitolo propone alcune brevi quesiti e problemini, facilmente risolvibili con le informazioni introdotte nel capitolo. Alla fine del libro ci sono anche le soluzioni ai quesiti con qualche ulteriore spiegazione utile. Il testo infatti si snoda introducendo passo passo i concetti scientifici necessari, facendo anche ricorso a numerose illustrazioni che facilitano il lettore-giocatore-studente ad addentrarsi nelle bizzarrie e nei paradossi della relatività einsteiniana. Ogni capitolo è anche dotato di brevi box organizzati a domanda e risposta, spesso focalizzati sugli aspetti più paradossali della teoria. La lettura, nonostante i molteplici spunti, non è faticosa e scorre piacevole, anche grazie all’efficace e brillante stile di Styer.

Questa struttura si mantiene pressoché inalterata per i primi sedici capitoli (quindici più uno interamente dedicato a quesiti e piccoli test per verificare la propria preparazione), i quali sono dedicati alla teoria della relatività ristretta. I capitoli conclusivi (dal 17 al 20) sono dedicati alla teoria della relatività generale e in questa parte la struttura dei capitoli cambia leggermente, infatti non troviamo più quesiti, box e test. In ogni caso Styer è particolarmente attento anche alle prospettive della ricerca, fa il punto sul panorama attuale e dedica anche una chiara postfazione alla questione dei neutrini ultraveloci.

Di fatto, la missione di Capire davvero la relatività è una ideale quadratura del cerchio in grado di superare la dicotomia fra libro specialistico e libro descrittivo-divulgativo. Un intento che Styer mette nero su bianco sin dall’introduzione e che riesce a sviluppare in modo particolarmente brillante, soprattutto nei capitoli dedicati alla relatività ristretta.

Fonte:http://oggiscienza.wordpress.com/2012/11/12/libri-capire-davvero-la-relativita/#more-34219

Tecniche per ottenere sogni lucidi

Il punto focale dell'esperienza del sogno lucido è rendersi conto del fatto di stare sognando. A tal proposito, è necessario ricercare nel proprio sogno dei segni che indichino chiaramente una situazione bizzarra o irrealizzabile nel mondo reale. 
Prerequisito necessario per poter sperimentare il sogno lucido è quello di riuscire a ricordare i propri sogni. Il metodo più usuale utilizzato per potenziare tale abilità è quello di tenere un registro (o diario) dei sogni da compilare al risveglio. Perché ciò risulti efficace è importante svolgere tale operazione il più presto possibile poiché il ricordo dei sogni tende a svanire molto rapidamente (in particolare è da sapere che i sogni che si ricordano sono in realtà i sogni che si fanno negli ultimi minuti di sonno prima del risveglio). 

Vi sono diverse tecniche che permettono di aumentare significativamente le probabilità di avere un sogno lucido se applicate correttamente.

RCT, metodo del controllo sulla realtà 
Una tecnica a priori per massimizzare la possibilità di avere un sogno lucido consiste nell'utilizzo del metodo del controllo sulla realtà (RCT, Reality Control Test). Si tratta durante il giorno di prestare attenzione più volte a cose che durante il sogno cambiano, in modo tale da rendersi conto che si sta sognando. Ad esempio si potrebbe controllare l'ora più volte (in genere quando si controlla l'orologio nel sogno e lo si ricontrolla anche a distanza di qualche secondo, l'orario è mutato)…oppure fissare un panorama o una stanza più volte (quando lo si fa nel sogno… in genere lo scenario cambia completamente). Riferirsi con questa tecnica a cose che non sono patrimonio dell'inconscio (contrariamente al sogno che è invece patrimonio dell'inconscio)… ergo controllare qualsiasi cosa che abbia a che fare con i numeri (orario, matrici di numeri, partenze e arrivi di treni o di aerei…), con frasi logiche in genere ("mamma non è nanna"…), con percorsi preferenziali (quando si guida un veicolo porre attenzione alla strada e magari notare qualche albero particolare…)

CAT, tecnica di adeguamento del ciclo 
La CAT, acronimo di cycle adjustment technique, è una efficace tecnica per indurre un sogno lucido. È stata sviluppata da Daniel Love, uno studioso britannico. Consiste nel calibrare il proprio ciclo di sonno al fine di aumentare le probabilità di veglia durante la sua ultima parte. È necessario svegliarsi 90 minuti prima del normale orario di sveglia, finché il ciclo di sonno si regola sulle nuove condizioni. A questo punto si alternano le vecchie e le nuove condizioni di sveglia. Nei giorni con tempo di sveglia normale, lo stato di allerta sarà così aumentato rendendo il sogno lucido più probabile.

MILD, induzione mnemonica del sogno lucido 
Acronimo di Mnemonic Induction of Lucid Dreaming, è una delle tecniche più utilizzate e consiste semplicemente nel coricarsi con l'intenzione di riconoscere nel sogno delle situazioni inusuali o impossibili da verificarsi nella realtà. È una tecnica molto semplice ed immediata da applicare ma non molto efficace se applicata da sola: solitamente si utilizza in combinazione con una delle altre per ottenere un effetto sinergico.

WBTB, induzione per risveglio e riaddormentamento 
Acronimo di Wake Back To Bed. Questa tecnica applicata ad uno dei metodi è molto efficace; si sperimenta infatti un aumento del 62% dei sogni lucidi. La tecnica consiste nell'andare a dormire e svegliarsi circa 5/6 ore dopo, restare svegli per un'ora focalizzando i propri pensieri sul sogno lucido (semplicemente pensandoci o leggendo qualche libro sull'argomento) ed infine tornare a letto, cercando di effettuare il MILD.

Questa procedura aumenta di molto la probabilità di ottenere un sogno lucido. Ciò è dovuto al fatto che le fasi del sonno REM (quelle in cui si sogna) si allungano col prolungarsi della notte. Più la fase REM è lunga, più si alzano le probabilità di acquisire lucidità all'interno di essa.

WILD, sogni lucidi iniziati da sveglio 
Acronimo di Wake Initiated Lucid Dreams, questa tecnica consiste nell'iniziare il sogno "senza addormentarsi" ed è resa possibile rilassando completamente il corpo ma mantenendo la mente vigile e concentrata su di esso. Il sogno lucido può essere raggiunto passando attraverso vari stadi: è possibile avvertire delle scosse attraversare il proprio corpo, essere preda di una particolare paralisi del sonno (innocua ma talvolta terrificante), assistere alla materializzazione di particolari immagini ipnagogiche davanti ai propri occhi (chiusi), e successivamente ritrovarsi in un ambiente onirico passando quindi da "spettatore" ad "attore" della scena.

Non è raro che l'ambiente in cui ci si viene a ritrovare sia una riproduzione del luogo in cui ci si era appisolati: si può supporre che sia questo il tipo di esperienza sperimentata da quei soggetti che dichiarano di aver vissuto esperienze extracorporee come viaggi astrali o fenomeni paranormali del genere.

Induzione tramite stimoli esterni 
Alcuni ricercatori hanno sperimentato stimoli acustici su soggetti quando essi entravano nella fase REM, come l'ascolto di un nastro con frasi tipo "Questo è un sogno".

Sono inoltre in commercio dei dispositivi, come ad esempio il NovaLucidDreamer, che si presentano come mascherine da indossare a mo' di occhiali quando si va a dormire. I sensori dell'apparecchio si accorgono quando il soggetto entra in fase REM e provvedono ad inviargli degli stimoli tramite led luminosi (talvolta si può anche programmarli con suoni e/o registrazioni). A questo punto, se il dormiente sarà in grado di avvertirli ed interpretarli correttamente, potrà ottenere la lucidità nel sogno, anche perché richiede da parte dell'aspirante onironauta la capacità di porsi spontaneamente la verifica della percezione con i suddetti test di realtà (in questo caso deve "predisporsi" a riconoscere già durante il giorno delle luci lampeggianti). Comunque sia, il loro utilizzo viene proposto per facilitare l'accesso a tale stato di coscienza.
 

I Paradossi della fisica quantistica

Consiglio di dare una lettura all'articolo seguente. Per chi non masticasse ancora di questi argomenti potrebbe rivelarsi davvero illuminante ( quanto abbordabilissimo ).

http://www.ipotesi.net/ipotesi/perche.htm


Alcune citazioni:

Soltanto all'atto della misurazione fisica si può ottenere un valore reale; ma finché la misura non viene effettuata, l'oggetto quantistico rimane in uno stato che è "oggettivamente indefinito", sebbene sia matematicamente definito: esso descrive solo una "potenzialità" dell'oggetto o del sistema fisico in esame, ovvero contiene l'informazione relativa ad una "rosa" di valori possibili, ciascuno con la sua probabilità di divenire reale ed oggettivo all'atto della misura.

Ogni particella o sistema fisico in ogni istante si trova in uno stato ben definito. Matematicamente gli stati quantistici sono elementi di uno spazio di Hilbert, uno spazio astratto che alcuni fisici definiscono come uno "spazio delle potenzialità" o delle "possibilità"



Per ragioni di principio, non è possibile prevedere quale valore effettivo si avrà all'atto della misura: a priori si ha soltanto una rosa di probabilità su certi valori definiti, chiamati autovalori (i quali però sono definiti con grande precisione). 

In definitiva, gli oggetti quantistici si trovano in certi stati che non sono sempre dotati di valore definito delle osservabili prima della misura: infatti è l'osservatore che costringe la natura a rivelarsi in uno dei possibili valori, e questo è determinato dall'osservazione stessa, cioè non esiste prima che avvenga la misurazione. 

Non solo Nobel: nuovo passo verso il computer quantistico

CRONACA- Meno di due settimane fa, Serge Haroche e David Wineland ricevevano il Nobel per la Fisica 2012 per i loro studi sui bit quantistici (qubit), fondamentali per la futura costruzione di computer quantistici.

I due Nobel, com’è facile immaginare, non sono i soli a occuparsi di questa materia, tra le più promettenti della fisica teorica e applicata. Qualche giorno fa, è arrivata dall’Università di Princeton, Stati Uniti, la notizia di un’interessante variazione sul tema. Un gruppo di ricercatori ha, infatti, pubblicato su Nature uno studio su un metodo che permetterebbe un trasferimento rapido e affidabile d’informazioni quantistiche attraverso un nuovo apparato sperimentale.

I risultati del gruppo, guidato da Jason Petta, rappresentano un ulteriore passo verso computer quantistici che manipolino milioni di qubit, laddove finora si è riusciti a lavorare soltanto con un numero limitato di qubit. Per rendere possibile il trasferimento d’informazione, Petta ha usato un flusso di fotoni di microonde per analizzare lo stato di rotazione – spin – di una coppia di elettroni intrappolati in una gabbia, detta punto quantico. Lo spin elettronico serve da qubit, e funge da unità primaria d’informazione. Il flusso di microonde permette poi di leggere le informazioni.

“Abbiamo creato una cavità con specchi ai due estremi: invece di riflettere la luce visibile, però, riflettono le microonde”, spiega Petta. “Quindi inviamo le microonde verso un’estremità, e guardiamo in che stato escono dall’altra: le microonde sono influenzate dallo stato di rotazione degli elettroni nella cavità, il che ci permette di  inferire i cambiamenti”.

L’aspetto più importante del computer quantistico non è tanto il fatto che sia in grado di eseguire le stesse operazioni di un computer normale, soltanto a velocità molto maggiore, ma che ci renda in grado di risolvere problemi che, con un computer classico, non sarebbero risolvibili, come la decifrazione di particolari tipi di codici o la predizione del comportamento delle molecole.

Per osservare gli stati di rotazione senza disturbare le proprietà quantistiche di un sistema (impresa riuscita ai due Nobel per un numero limitato di qubit), occorre costruire un processore quantistico adeguato, e Petta ha approcciato il problema combinando tecniche di due campi scientifici: la scienza dei materiali e l’ottica. Dalla prima, il gruppo ha mutuato la struttura del punto quantico, per analizzare gli spin elettronici; dalla seconda, ha adottato un canale microonda per trasferire l’informazione sugli spin dal punto quantico.

Dopo aver isolato una coppia di elettroni in un filo di uno speciale materiale semiconduttore, i ricercatori hanno creato delle gabbie lungo il filo – immaginatele come i piani di un edificio, e supponete che a ogni piano non possano vivere più di due persone. Gli elettroni si dispongono nelle gabbie secondo il loro livello di energia. Per leggere il valore degli spin, poiché elettroni in stato di rotazione uguale si respingono, mentre in stato di rotazione opposto si attraggono, il gruppo ha manipolato gli elettroni in un certo livello energetico, per poi ‘guardarne’ le posizioni. Se gli elettroni sono nella stessa gabbia, significa che stanno ruotando in direzioni opposte; se sono in gabbie diverse, ruotano nella stessa direzione.  Una volta trasferita l’informazione sullo stato della coppia nel canale microonda, si ha il qubit.

Per ora, il gruppo di Princeton cerca di migliorare l’affidabilità dell’apparato per una sola coppia di elettroni; dopodiché, punterà ad aggiungere altri punti quantici per creare più qubit. In principio, almeno, non ci dovrebbero essere ostacoli rilevanti, ma non si sa esattamente cosa possa accadere, in termini di difficoltà di realizzazione, di fronte a un sistema che aumenta molto di complessità all’aumentare del numero dei qubit.

Crediti immagine: mac.rj

Fonte:http://oggiscienza.wordpress.com/2012/10/24/non-solo-nobel-nuovo-passo-verso-il-computer-quantistico/#more-33827

Brethariano

Un'altra morte frutto di un'idiozia new age.

Una cinquantenne svizzera è morta dopo essersi convinta di poter sopravvivere nutrendosi solo di luce. La donna era rimasta particolarmente  colpita dal film-documentario “Am Anfang war das Licht” (“In principio c’era la luce”), presentato nei cinema svizzeri nel 2010, che raccontava la storia di due uomini che avrebbero vissuto solo di luce e meditazione anziché di cibo, secondo la dottrina del breatharianismo.

Link:http://notizie.delmondo.info/2012/10/01/donna-decide-di-nutrirsi-solo-di-luce-muore-di-fame/#ixzz28RDfNAwa

Giusto un approfondimento da wikipedia.it ( http://it.wikipedia.org/wiki/Brethariano ):

Un breathariano (in inglese breatharian, talvolta reso in italiano come bretharianobretariano o respiriano) è una persona che dichiara – senza che ciò sia mai stato dimostrato oggettivamente – di essere in grado di sopravvivere senza mangiare (talvolta anche senza bere), e di nutrirsi semplicemente "respirando" (to breathe in inglese) prana (la presunta "energia vitale" dell'Induismo) o, in alcuni casi, l'energia delSole. Sebbene questo concetto sia correlato principalmente all'ascetismo orientale, diversi sedicenti breathariani hanno sostenuto anche in Occidente questa presunta "pratica", in realtà estremamente pericolosa da un punto di vista medico.

Fra i più noti sedicenti breathariani si può citare l'australiana Jasmuheen, autrice di libri come Nutrirsi di luceAmbasciatori di luce e Alimentazione pranica nei quali racconta il suo presunto percorso per "liberarsi" dalla necessità di assumere cibo. Jasmuheen sostiene di aver sperimentato l'alimentazione pranica fin dal 1993.

Nel 1999 partecipò alla trasmissione australiana 60 minutes che la riprese senza sosta per verificare che non si nutrisse, ma mostrò già al secondo giorno i sintomi della disidratazione. La signora accusò di essere a suo dire "disturbata dall'inquinamento", e venne quindi trasferita in montagna, dove manifestò una forte disidratazione, problemi a parlare e perdita di peso; il programma fu interrotto su consiglio dei medici che temevano danni ai reni.

È stata citata in diverse pubblicazioni la presunta – e indimostrata – capacità di vivere senza nutrirsi di cibo da parte di alcuni grandi maestri esoterici, quali BabajiSaint GermainElijah, o più recentemente di Giri Bala e Teresa Neumann, che sostennero – senza fornire però prove scientifiche verificabili – di aver vissuto gran parte della loro vita senza mangiare né bere.

La posizione unanime della comunità scientifica è di totale scetticismo, data l'impossibilità biologica di sopravvivenza in assenza prolungata di nutrimento.

A pratiche pericolose di questo genere sono state inoltre associate delle casistiche, anche recenti, di persone morte per inedia nel tentativo di seguirle.


Resto senza parole.

Premi Ig Nobel 2012

EVENTI – Questa notte, nell’Aula magna dell’Università Harvard a Cambridge (Mass.), scienziati con e senza il premio Nobel e circa 1200 studenti, docenti e altri tifosi studiosi hanno onorato le seguenti opere che “prima fanno ridere e poi fanno pensare”.

L’Italia, ci duole dirlo, non ha ricevuto alcun riconoscimento.

Psicologia

Anita Eerland e Rolf Zwaan [Paesi Bassi] and Tulio Guadalupe [Perù, Russia e Paesi Bassi] per la scoperta che chinarsi a sinistra fa sembrare la Torre Eiffel più piccola.

Rif. “Leaning to the Left Makes the Eiffel Tower Seem Smaller:  Posture-Modulated Estimation,” Anita Eerland, Tulio M. Guadalupe and Rolf A. Zwaan, Psychological Science, vol. 22 no. 12, December 2011, pp. 1511-14. (Anita e Rolf adesso si sposano, ndr)

Pace

La società SKN [Russia] per la conversione di vecchie munizioni russe in nuovi diamanti. Rif: sito aziendale.

Acustica

Kazutaka Kurihara and Koji Tsukada [Giappone] per l’invenzione dello SpeechJammer, una macchina che interferisce con l’eloquio di una persona facendole sentire le proprie parole con lievissimo ritardo.

Rif. “SpeechJammer: A System Utilizing Artificial Speech Disturbance with Delayed Auditory Feedback”, Kazutaka Kurihara, Koji Tsukada, February 28, 2012.

Neuroscienze

Craig Bennett, Abigail Baird, Michael Miller, and George Wolford [USA] per aver dimostrato che nell’usare strumenti complicati e statistiche semplici i neuroscienziati possono trovare attività cerebrali significative anche in un salmone morto.

Rif. “Neural correlates of interspecies perspective taking in the post-mortem Atlantic Salmon: An argument for multiple comparisons correction,” Craig M. Bennett, Abigail A. Baird, Michael B. Miller, and George L. Wolford, 2009; ”Neural Correlates of Interspecies Perspective Taking in the Post-Mortem Atlantic Salmon: An Argument For Multiple Comparisons Correction,” Craig M. Bennett, Abigail A. Baird, Michael B. Miller, and George L. Wolford, Journal of Serendipitous and Unexpected Results, vol. 1, no. 1, 2010, pp. 1-5.

Chimica

Johan Pettersson [Svezia e Ruanda] per aver spiegato come mai in alcune case della città di Anderslöv, Svezia, i capelli degli abitanti diventavano verdi.

Altre informazioni (in Ruanda, Johan lavora  per l’Alto Ufficio per i Rifugiati dell’ONU- UNHCR,ndr).

Letteratura

Il General Accountability Office del governo statunitense per la pubblicazione di un rapporto sui rapporti sui rapporti, che raccomanda di preparare un rapporto sul rapporto sui rapporti sui rapporti.

Rif. “Actions Needed to Evaluate the Impact of Efforts to Estimate Costs of Reports and Studies,” US Government General Accountability Office report GAO-12-480R, May 10, 2012.

Fisica

Joseph Keller [USA] e Raymond Goldstein [USA e UK], Patrick Warren e Robin Ball [UK] per aver calcolato l’equilibrio delle forze che plasmano e muovono i capelli in una coda di cavallo (umana).

Rif.”Shape of a Ponytail and the Statistical Physics of Hair Fiber Bundles.” Raymond E. Goldstein, Patrick B. Warren, and Robin C. Ball,Physical Review Letters, vol. 198, no. 7, 2012; ”Ponytail Motion,” Joseph B. Keller, SIAM [Society for Industrial and Applied Mathematics] Journal of Applied Mathematics, vol. 70, no. 7, 2010, pp. 2667–72.

Fluidodinamica

Rouslan Krechetnikov [USA, Russia e Canada] e Hans Mayer [USA] per lo studio della dinamica dello sciabordio del caffè in una tazza trasportata da chi cammina.

Rif. “Walking With Coffee: Why Does It Spill?” Hans C. Mayer and Rouslan Krechetnikov, Physical Review E, vol. 85, 2012.

Anatomia

Frans de Waal [Paesi Bassi e USA] e Jennifer Pokorny [USA] per la scoperta che uno scimpanzé riesce a identificare individualmente altri scimpanzé dalla fotografia dei loro deretani.

Rif. “Faces and Behinds: Chimpanzee Sex Perception” Frans B.M. de Waal and Jennifer J. Pokorny, Advanced Science Letters, vol. 1, 99–103, 2008.

Medicina

Emmanuel Ben-Soussan e Michel Antonietti [Francia] per aver informato i medici che praticano colonoscopie su come minimizzare il rischio di esplosione dei propri pazienti.

Rif.”Colonic Gas Explosion During Therapeutic Colonoscopy with Electrocautery,” Spiros D Ladas, George Karamanolis, Emmanuel Ben-Soussan, World Journal of Gastroenterology, vol. 13, no. 40, October 2007, pp. 5295–8;  ”Argon Plasma Coagulation in the Treatment of Hemorrhagic Radiation Proctitis is Efficient But Requires a Perfect Colonic Cleansing to Be Safe,” E. Ben-Soussan, M. Antonietti, G. Savoye, S. Herve, P. Ducrotté, and E. Lerebours, European Journal of Gastroenterology & Hepatology, vol. 16, no. 12, December 2004, pp 1315-8.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/09/21/premi-ig-nobel-2012/#more-33218


Intelligenze in fumo: la cannabis riduce il quoziente di intelligenza

SALUTE – Si riapre il dibattito sulla pericolosità dell’uso della cannabis. I risultati di uno studio pubblicato online sulla rivista PNAS indicano che l’uso regolare e prolungato di cannabis negli adolescenti è associato a un declino nelle capacità cognitive: problemi di attenzione e di memoria, e la perdita di alcuni punti del quoziente di intelligenza (QI).

L’indagine, condotta su un gruppo di oltre 1000 neozelandesi tenuti sotto osservazione per un periodo di 25 anni, ha mostrato che gli effetti della sostanza dipendono in gran parte dall’età dei consumatori. Chi ha iniziato a far uso di cannabis in modo regolare prima dei 18 anni, infatti, ha mostrato una perdita significativa delle capacità cognitive, che non è stata invece osservata tra i consumatori più adulti.

La ricerca, frutto della collaborazione di ricercatori della Duke University, del King’s College di Londra e della neozelandese University of Otago, si inserisce all’interno del Dunedin Study, una larga indagine medica che da 40 anni segue lo sviluppo di 1037 bambini nati a Dunedin, in Nuova Zelanda. L’alto numero di partecipanti e la durata dello studio sembrano indicare l’affidabilità dei risultati osservati.

Non è la prima volta che uno studio suggerisce un legame tra il consumo di cannabis e un danno alle capacità mentali. Le ricerche precedenti, tuttavia, soffrivano di una grossa limitazione. Si basavano principalmente sul confronto tra consumatori e non consumatori di cannabis, lasciando aperto un dubbio: le peggiori capacità cognitive dei consumatori sono dovute all’uso della sostanza, o le persone che fanno un uso intensivo di cannabis hanno in media prestazioni cognitive più scarse prima di diventare consumatori?

Lo studio pubblicato sembra sciogliere questo nodo.

I ricercatori hanno infatti effettuato dei test per valutare le capacità cognitive dei partecipanti all’età di 13 anni, prima che iniziassero a far uso di cannabis. Nel corso degli anni, i ragazzi e le ragazze che facevano parte dello studio sono stati intervistati in diverse occasioni riguardo al consumo della sostanza. Venticinque anni dopo i primi test, i ricercatori hanno nuovamente verificato le capacità dei partecipanti, e analizzato i risultati sulla base delle informazioni sull’uso di cannabis.

I dati raccolti indicano che i partecipanti con una maggiore dipendenza dalla sostanza hanno mostrato un maggior declino nel quoziente di intelligenza.

I risultati non sembrano essere influenzati da altri fattori, spiegano i ricercatori, che hanno analizzato ed escluso possibili spiegazioni alternative come l’uso di altre droghe, la dipendenza da tabacco o alcol, l’uso recente di cannabis, gli anni di studio o la diagnosi di schizofrenia. L’unico elemento che sembra fare una differenza nei risultati è l’età di inizio del consumo. Se i consumatori adulti non hanno mostrato alcun peggioramento nei test, un uso regolare e prolungato di cannabis a partire dall’adolescenza è associato a una perdita di otto punti del quoziente di intelligenza.

Otto punti di QI sono un valore così significativo?

Forse sì, suggeriscono gli autori. Come spiega il comunicato stampa della Duke University, si può provare a quantificarlo in questo modo: se con un QI di 100 ci si trova nel 50esimo percentile, con una perdita di otto punti e un QI di 92 si scivola al 29esimo percentile.

È importante notare che lo studio, se pure più solido delle ricerche precedenti, non è in grado di indicare in modo definitivo una relazione di causa, dal momento che potrebbe esistere una terza variabile, non identificata, legata in qualche modo sia al consumo di cannabis che al declino cognitivo.

Secondo i dati dell’ European Monitoring Centre for Drugs and and Drug Addiction, in Italia circa il 20% degli studenti di 15-16 anni ha già fatto uso di cannabis, mentre il 4% l’ha sperimentata prima dei 13 anni.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/08/29/intelligenze-in-fumo/

Lotta di classe contro la Boiron, cont.

CRONACA - La multinazionale dell’omeopatia è costretta fornire informazioni più realistiche ai consumatori americani – e non solo.

L’anno scorso in due processi collettivi riguardanti l’Oscillococcinum, il prodotto di maggior successo, i tribunali della California hanno dato ragione ai clienti che si ritenevano ingannati  sulla merce. Si sta per concludere il terzo, Gallucci vs Boiron. Come previsto, nel patteggiamento concordato in giugno per evitare altri processi, Boiron USA ha accettato di rimborsare 5 milioni di dollari: fino a $ 100 a famiglia per prodotti acquistati dal 2000 in poi in caso di ricevuta conservata; fino a $ 50 dollari o $ 10 a prodotto in assenza di ricevuta.

Il 13 agosto prossimo, un’udienza al tribunale di San Diego dovrà stabilire le spese legali a carico di Boiron e un “incentivo” per chi le ha sostenute in difesa dei consumatori, fissare la data di entrata in vigore dei provvedimenti patteggiati e il termine entro il quale i consumatori dovranno presentare la richiesta di rimborso per 43 prodotti.

Boiron dovrà spendere $ 7 milioni per eliminare la comunicazione al pubblico secondo la quale i suoi prodotti contengono ingredienti attivi “efficaci” contro una serie di malattie e disfunzioni. Per esempio, il giorno dell’entrata in vigore, dovrà aver  sostituito tutte le confezioni perché  accanto alle indicazioni per le varie malattie e disfunzioni figuri la dicitura “Questi usi non sono valutati dalla Food and Drugs Administration” (FDA).

Dovrà anche aver cambiato i propri  siti web in conformità con quanto patteggiato, per esempio spiegando chiaramente livelli e metodi di diluizione. Questo dovrebbe portare a interessanti differenze tra le informazioni  su uno stesso prodotto disponibili sui siti statunitensi e su quelli di altri paesi.

Nel caso $ 12 milioni sembrino pochi, va tenuto conto che Boiron ha un fatturato annuo di $ 600 milioni circa. In patteggiamenti analoghi, Glaxo Smith Kline ha accettato di pagare una multa di 3 miliardi e Abbott Laboratories  di 1,6 miliardi.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/08/02/lotta-di-classe-contro-la-boiron-cont/#more-32227

La funzione delle scottature

SALUTE – Estate, tempo di pelli arrossate. Ora i ricercatori dell’Univesità della California di San Diego descrivono su Nature Medicine il processo che porta la nostra pelle a scottarsi se esposta troppo a lungo alla radiazione solare (finora il meccanismo è rimasto oscuro). Secondo Richard Gallo e colleghi nelle cellule dell’epidermide uccise dalla radiazione ultravioletta si trova un messaggero chimico che segnalerebbe all’organismo di inizare una risposta infiammatoria. Si tratta di RNA non codificante “rotto” che le cellule circostanti riconoscono attraverso un recettore che normalmente identifica il DNA dei virus.

I ricercatori hanno coltivato cellule di epidermide umana in vitro e le hanno poi esposte a un dose di luce solare intesa tale da provocare una scottatura. Hanno poi mescolato le cellule morte ad altre cellue in vitro sane osservando che, appunto, il recettore per il DNA dei virus lavorava anche per RNA rotto. A riprova Gallo e colleghi hanno anche utilzzato dei roditori ingenerizzati in cui il recettore era stato spento e li han confrontati con topi normali dopo un esposizione prolungata al sole: i primi avevano meno scottature degli altri.

La risposta infiammatoria del’organismo, spiegano gli autori, è sensata. Serve infatti per più motivi: elimina velocemente le cellule danneggiate per riparare la pelle, cellule che oltrettutto potrebbero diventare cancerogene, e inoltre la scottatura è fastidiosa e spinge gli individui a non esporsi ulteriormente al sole.

Crediti immagine: Pierre Guinoiseau

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/07/12/la-funzione-delle-scottature/