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Non solo Nobel: nuovo passo verso il computer quantistico

CRONACA- Meno di due settimane fa, Serge Haroche e David Wineland ricevevano il Nobel per la Fisica 2012 per i loro studi sui bit quantistici (qubit), fondamentali per la futura costruzione di computer quantistici.

I due Nobel, com’è facile immaginare, non sono i soli a occuparsi di questa materia, tra le più promettenti della fisica teorica e applicata. Qualche giorno fa, è arrivata dall’Università di Princeton, Stati Uniti, la notizia di un’interessante variazione sul tema. Un gruppo di ricercatori ha, infatti, pubblicato su Nature uno studio su un metodo che permetterebbe un trasferimento rapido e affidabile d’informazioni quantistiche attraverso un nuovo apparato sperimentale.

I risultati del gruppo, guidato da Jason Petta, rappresentano un ulteriore passo verso computer quantistici che manipolino milioni di qubit, laddove finora si è riusciti a lavorare soltanto con un numero limitato di qubit. Per rendere possibile il trasferimento d’informazione, Petta ha usato un flusso di fotoni di microonde per analizzare lo stato di rotazione – spin – di una coppia di elettroni intrappolati in una gabbia, detta punto quantico. Lo spin elettronico serve da qubit, e funge da unità primaria d’informazione. Il flusso di microonde permette poi di leggere le informazioni.

“Abbiamo creato una cavità con specchi ai due estremi: invece di riflettere la luce visibile, però, riflettono le microonde”, spiega Petta. “Quindi inviamo le microonde verso un’estremità, e guardiamo in che stato escono dall’altra: le microonde sono influenzate dallo stato di rotazione degli elettroni nella cavità, il che ci permette di  inferire i cambiamenti”.

L’aspetto più importante del computer quantistico non è tanto il fatto che sia in grado di eseguire le stesse operazioni di un computer normale, soltanto a velocità molto maggiore, ma che ci renda in grado di risolvere problemi che, con un computer classico, non sarebbero risolvibili, come la decifrazione di particolari tipi di codici o la predizione del comportamento delle molecole.

Per osservare gli stati di rotazione senza disturbare le proprietà quantistiche di un sistema (impresa riuscita ai due Nobel per un numero limitato di qubit), occorre costruire un processore quantistico adeguato, e Petta ha approcciato il problema combinando tecniche di due campi scientifici: la scienza dei materiali e l’ottica. Dalla prima, il gruppo ha mutuato la struttura del punto quantico, per analizzare gli spin elettronici; dalla seconda, ha adottato un canale microonda per trasferire l’informazione sugli spin dal punto quantico.

Dopo aver isolato una coppia di elettroni in un filo di uno speciale materiale semiconduttore, i ricercatori hanno creato delle gabbie lungo il filo – immaginatele come i piani di un edificio, e supponete che a ogni piano non possano vivere più di due persone. Gli elettroni si dispongono nelle gabbie secondo il loro livello di energia. Per leggere il valore degli spin, poiché elettroni in stato di rotazione uguale si respingono, mentre in stato di rotazione opposto si attraggono, il gruppo ha manipolato gli elettroni in un certo livello energetico, per poi ‘guardarne’ le posizioni. Se gli elettroni sono nella stessa gabbia, significa che stanno ruotando in direzioni opposte; se sono in gabbie diverse, ruotano nella stessa direzione.  Una volta trasferita l’informazione sullo stato della coppia nel canale microonda, si ha il qubit.

Per ora, il gruppo di Princeton cerca di migliorare l’affidabilità dell’apparato per una sola coppia di elettroni; dopodiché, punterà ad aggiungere altri punti quantici per creare più qubit. In principio, almeno, non ci dovrebbero essere ostacoli rilevanti, ma non si sa esattamente cosa possa accadere, in termini di difficoltà di realizzazione, di fronte a un sistema che aumenta molto di complessità all’aumentare del numero dei qubit.

Crediti immagine: mac.rj

Fonte:http://oggiscienza.wordpress.com/2012/10/24/non-solo-nobel-nuovo-passo-verso-il-computer-quantistico/#more-33827

Truffa alla nigeriana

COSTUME E SOCIETA – Sotto lo pseudonimo di “Gentzen“, un provocatore di nome Alessio Guglielmi e di professione logico matematicosegnala una ricerca di Cormac Herley e ne deduce una strategia per limitare i danni delle truffe in generale. Forse non è valida per le truffe fantascientifiche.

Tutti conosciamo la truffa nigeriana: arriva un email dalla Nigeria che promette una percentuale se si aiuta a esportare illegalmente l’oro di un principe. A chi si mette in contatto con i truffatori viene poi chiesto un anticipo per corrompere qualche funzionario, e lì sta la truffa. Ora ci mandano un email, anni fa mandavano fax e prima ancora lettere, sempre con la stessa storia.

Bene. La domanda è: come mai i truffatori continuano a usare da decine di anni, senza cambiare i dettagli, questo schema così palesemente falso? E persino adesso, quando grazie a internet quasi tutti lo conoscono?

La risposta è che convincere chi si mette in contatto a sganciare l’anticipo ha un costo: richiede molte telefonate, l’invio di documenti (finti), e quindi un po’ di soldi e molta pazienza. Conviene fare lo sforzo solo se i polli sono particolarmente stupidi e alla fine pagano. Quindi, e qui sta il colpo di genio, usare uno schema arcinoto e ridicolo ha la funzione di selezionare i polli: solo i più indifesi tra loro si mettono in contatto col principe, e a quel punto il più è fatto; sono soggetti che vogliono farsi convincere, e che quindi non richiedono nessuno sforzo per essere spennati. In altre parole, più la truffa è palese e meglio funziona.

Non è un’idea carina? L’analisi che conduce a questa risposta controintuitiva è nell’articolo di Cormac Herley (Microsoft Research), Why do Nigerian Scammers Say They are from Nigeria? L’idea sembra applicabile ad altri ambiti. Per esempio, se io volessi vendere quote di una società che produce una mia invenzione miracolosa, e che so essere una patacca, cercherei di evitare di perdere tempo con gente scettica che magari mi piomba in capannone con l’idea di verificare. Quindi mi converrebbe farmi pubblicità in modo goffo e contraddittorio, servendomi di messaggeri privi di ogni credibilità, così da selezionare per bene le mie vittime e far sì che solo i più pollastri, quelli col cuore già oltre l’ostacolo, vengano a comprarmi le quote, e senza scocciarmi con domande impertinenti.

Proseguendo nel ragionamento, ne consegue che per chi volesse contrastare questa truffa l’azione migliore è controintuitiva. Infatti, screditare il truffatore e i suoi ammiratori migliorerebbe il processo di selezione del pollo e quindi l’efficacia della truffa. Converrebbe, al contrario, assecondare tutti, truffatore e ammiratori, magari addirittura riempirli di complimenti, così che anche molti polli furbi bussino al capannone e facciano perdere tempo all’inventore con le loro domande e richieste.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/08/30/pollo-alla-nigeriana/#more-32749

Lotta di classe contro la Boiron, cont.

CRONACA - La multinazionale dell’omeopatia è costretta fornire informazioni più realistiche ai consumatori americani – e non solo.

L’anno scorso in due processi collettivi riguardanti l’Oscillococcinum, il prodotto di maggior successo, i tribunali della California hanno dato ragione ai clienti che si ritenevano ingannati  sulla merce. Si sta per concludere il terzo, Gallucci vs Boiron. Come previsto, nel patteggiamento concordato in giugno per evitare altri processi, Boiron USA ha accettato di rimborsare 5 milioni di dollari: fino a $ 100 a famiglia per prodotti acquistati dal 2000 in poi in caso di ricevuta conservata; fino a $ 50 dollari o $ 10 a prodotto in assenza di ricevuta.

Il 13 agosto prossimo, un’udienza al tribunale di San Diego dovrà stabilire le spese legali a carico di Boiron e un “incentivo” per chi le ha sostenute in difesa dei consumatori, fissare la data di entrata in vigore dei provvedimenti patteggiati e il termine entro il quale i consumatori dovranno presentare la richiesta di rimborso per 43 prodotti.

Boiron dovrà spendere $ 7 milioni per eliminare la comunicazione al pubblico secondo la quale i suoi prodotti contengono ingredienti attivi “efficaci” contro una serie di malattie e disfunzioni. Per esempio, il giorno dell’entrata in vigore, dovrà aver  sostituito tutte le confezioni perché  accanto alle indicazioni per le varie malattie e disfunzioni figuri la dicitura “Questi usi non sono valutati dalla Food and Drugs Administration” (FDA).

Dovrà anche aver cambiato i propri  siti web in conformità con quanto patteggiato, per esempio spiegando chiaramente livelli e metodi di diluizione. Questo dovrebbe portare a interessanti differenze tra le informazioni  su uno stesso prodotto disponibili sui siti statunitensi e su quelli di altri paesi.

Nel caso $ 12 milioni sembrino pochi, va tenuto conto che Boiron ha un fatturato annuo di $ 600 milioni circa. In patteggiamenti analoghi, Glaxo Smith Kline ha accettato di pagare una multa di 3 miliardi e Abbott Laboratories  di 1,6 miliardi.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/08/02/lotta-di-classe-contro-la-boiron-cont/#more-32227

Un secondo di troppo

FUTURO - 23:59:60.Così, alla fine della giornata del 30 giugno, apparivano i quadranti degli orologi atomici che misurano il tempo UTC (Tempo coordinato universale). Non si è trattato di un malfunzionamento, tutt’altro: quel secondo in più è stato aggiunto per avvicinare il tempo universale al tempo solare.

Questi due, infatti, non coincidono esattamente. Mentre il tempo solare deriva, appunto, dalla divisione del giorno in base al moto della Terra rispetto al Sole, iltempo universale, pur usando le stesse unità di misura (ore, minuti, secondi…), si affida invece alla misurazione tramite orologi atomici, dove un secondo è calcolato in base al tempo con cui gli atomi emettono e assorbono radiazioni a determinate frequenze. A confronto, il moto di rotazione della Terra è drammaticamente più impreciso.

Che fare quindi? Di comunque accordo, si aggiunge, di solito tra giugno e luglio e tra dicembre e gennaio, un secondo in date e anni precisi, in modo che la differenza tra i due sistemi non superi mai i 0,9 secondi.

È ben dal 1972 che si fa uso del secondo intercalare, ma solo recentemente sembra che questo faccia notizia. Il motivo è semplice: sempre più sistemi di larghissimo consumo si basano sull’UTC e, per quanto si cerchi di agire in modo coordinato, quell’aggiunta di un secondo, in apparenza quasi discreta, può avere conseguenze serie.

L’UTC è l’ora di riferimento di Internet, è vitale infatti che tutte le macchine, per poter comunicare, siano tra loro sincronizzate. E anche limitandoci ai server, cioè ai calcolatori che, semplificando, smistano il traffico, stiamo parlando di decine di milioni di strumenti (solo Google, ad agosto 2011, ne possedeva 900.000). Quando è inserito il secondo intercalare, se il sistema non è perfettamente aggiornato, alcune macchine riconosceranno un certo dato come “impossibile”, poiché, ad esempio, risulta arrivato a destinazione prima che del suo invio, o nello stesso momento.

Un problema simile, in linea di principio, a quello del celebre Millennium bug, ma in quel caso i danni furonolimitati rispetto alle previsioni catastrofiche dei media, poiché il problema era conosciuto con largo anticipo, mentre l’introduzione del secondo intercalare viene annunciata al massimo sei mesi prima.

Google dal 2011, come spiegato sul blog ufficiale, usa appunto un sistema che consente all’infrastruttura di arrivare preparati al secondo fatidico, ma non tutte le compagnie hanno le risorse di Big G, né tutte usano gli stessi sistemi. Quest’anno il secondo intercalare ha causato problemi a Reddit (una popolare piattaforma per la condivisione di news e contenuti generati dagli utenti), Gawker (un sito di news dedicato al gossip), 4chan (la più popolare imageboard del pianeta, fondamentale nella creazione del mito di Anonymous ), LinkedIn e altri.

Ma c’è qualcosa di peggio di rinunciare per qualche ora alla propria dose di Lolcats: col diffondersi del cloud computing nella nuvola oltre il vostro router avvengono calcoli rapidissimi possibili solo grazie al fatto che più calcolatori possono parlarsi tra loro.

Per questo da qualche anno in molti si chiedono: ne vale la pena?

Secondo alcuni infatti a potremmo fare tranquillamente a meno di usare come sistema di riferimento l’ora solare, con buona pace del turismo a Greenwich, mentre secondo altri sarebbe sufficiente che i sistemi informatici adottassero come riferimento, invece del tempo UTC, il tempo utilizzato dai sistemi GPS, anch’esso basato su orologi atomici, ma che non fa uso del secondo intercalare.

A gennaio si è tenuta un’assemblea della International Telecommunication Union appunto per decidere se mandare in pensione o meno il GMT (Greenwich Mean Time) e contestualmente il secondo intercalare. Come si può leggere dal comunicato stampa del giorno successivo, si è deciso di inserire tre anni intercalari e rimandare la decisione (si spera) al 2015, in modo che “tutti gli stakeholders si trovino adeguatamente concordi a compiere un passo che chiaramente condizionerà  il nostro futuro”.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/07/06/un-secondo-di-troppo/#more-31536

 

Il bosone c’è e si vede

CRONACA – Il bosone di Higgs esiste ed è stato finalmente trovato!
«I think we have it. Do you agree?». Si conclude con queste parole divertite, pronunciate da Rolf-Dieter Heuer, direttore generale del CERN, lo storico – possiamo ora dirlo – incontro che si è svolto questa mattina a Ginevra. Il bosone di Higgs, questa misteriosa particella senza la quale la materia come noi la conosciamo non esisterebbe e che per molti anni i fisici hanno inseguito senza sosta, è stata finalmente trovata e la fisica compie così un balzo in avanti.

La notizia dell’annuncio di una possibile grande scoperta era nell’aria da qualche giorno. La sala conferenze del CERN, il più grande laboratorio di fisica delle particelle del mondo, era questa mattina gremita di persone in trepidante attesa. A loro si univano migliaia di utenti collegati via web per assistere all’evento in diretta streaming. Anche sui social network si percepiva in tempo reale l’eccitazione generale: molti ammettevano di non avere ben chiara l’idea di cosa si stesse parlando ma c’era il desiderio di esserci comunque, di partecipare.

Ma perché tutta questa agitazione per una particella? Il fatto è che trovare il bosone di Higgs non significa semplicemente “trovare un’altra particella”. Significa trovare la prova di quello che è considerato il meccanismo con cui si genera la massa di tutte le particelle fondamentali, e quindi anche noi stessi, ed è inoltre la prova che l’universo è riempito da un campo che genera massa.
Il campo di Higgs può essere infatti immaginato come una melassa che riempie l’universo: le particelle che vi viaggiano attraverso vengono rallentate da questo campo e diventano più pesanti, appunto come se acquisissero massa. In questo senso il bosone di Higgs è la particella responsabile della massa di tutte le altre: perché trasmette il campo di Higgs in modo analogo a come un fotone, la particella della luce, trasmette il campo elettromagnetico.

Ma torniamo al CERN. Per poter ricreare queste particelle sono necessarie infatti energie estremamente elevate e solo grandi acceleratori di particelle come LHC (Large Hadron Collider) al CERN di Ginevra sono in grado di farlo. La tecnica usata è quella delle collisioni: si fanno scontrare le particelle a alta energia per produrre altre particelle, tra cui il bosone di Higgs. Quest’ultimo decade in particelle più leggere – un po’ come se la collisione lo frantumasse in pezzi più piccoli – che a loro volta decadono in altre particelle. Ricostruendo questo percorso di decadimenti e confrontandolo con le simulazioni fatte al computer si può risalire ai possibili valori della massa del bosone. Ed è proprio il successo di quest’ultimo passaggio che è stato annunciato stamattina.
Ci sono stati due esperimenti che, lavorando in parallelo, hanno portato alla scoperta del bosone di Higgs e alla determinazione della sua massa: CMS (Compact Muon Solenoid) e ATLAS (A Toroidal LHC ApparatuS). Si tratta di esperimenti enormi non solo per le dimensioni fisiche degli apparati ma anche per gli aspetti umani: la realizzazione, la gestione e l’analisi di questi esperimenti coinvolge infatti, a livello internazionale, migliaia di ricercatori, centinaia di istituti scientifici e decine di paesi.

Vale la pena usare un po’ di gergo tecnico per spiegare l’importanza della scoperta. Entrambi gli esperimenti hanno identificato la massa del bosone di Higgs intorno a valori simili: 125.3 GeV (CMS) e 126.5 GeV (ATLAS). Ma la scoperta vera sta nella precisione con cui sono stati trovati questi valori: 4.9 sigma e 5.0 sigma. Per capirsi, quando un fisico dice che è sicuro entro “5 sigma” di qualcosa, vuol dire che è sicuro al 99.9999%.
Quello che infatti è mancato fino a oggi era proprio quel numero: 5 sigma. Già alla fine del 2011, infatti, CMS e ATLAS avevano presentato i primi risultati ma la statistica in quel caso era troppo bassa (124 GeV a 2.6 sigma per CMS e 125-126 GeV a 3.6 sigma per ATLAS) per poter affermare la cosa con certezza. Ora finalmente, dopo decine di anni e quantità impressionanti di dati, si è finalmente giunti a una conclusione che non lascia dubbi: il bosone di Higgs c’è e lo vediamo!

Il pubblico presente al CERN ha reagito con applausi e un tifo da stadio, come è stato definito dai presenti, all’annuncio dei risultati. Nella commozione generale, anche Peter Higgs, uno dei primi ricercatori a ipotizzare l’esistenza di questa particella nel 1964 e da cui la particella ha preso il nome, si è lasciato andare a qualche lacrima: «It’s an incredible thing that it happened in my lifetime!»

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/07/04/il-bosone-ce-e-si-vede/

Oscillazioni verso un mondo parallelo

CRONACA – Neutroni che non si trovano più, che forse oscillano e che magari ci forniscono qualche indizio sul mistero della materia oscura, la materia ‘mancante’ dell’Universo, di cui registriamo l’esistenza attraverso i suoi effetti gravitazionali ma di cui non conosciamo la natura. Un argomento non facile che è stato però ripreso e discusso molto da diversi siti internet –Universe Today e Science Blog  per citarne un paio – nelle ultime settimane. Il motivo di tanta attenzione è la pubblicazione, in realtà non più così recente (aprile 2012), di un articolo scritto da Zurab Berezhiani e Fabrizio Nesti, due ricercatori dell’Università dell’Aquila: “Magnetic anomaly in UCN trapping: signal for neutron oscillations to parallel world?”, pubblicato sull’European Physical Journal C.

Ecco di cosa si tratta: la ricerca prova a spiegare l’anomala sparizione di neutroni nel corso di un esperimento partendo dall’ipotesi che questi siano in grado di oscillare assumendo, per così dire, le sembianze di un’invisibile particella gemella. Invisibile perché si troverebbe in un mondo parallelo.

Ricerca italiana, neutroni che oscillano e ipotesi di mondi paralleli: gli ingredienti erano sufficientemente gustosi da decidere di approfondire l’argomento parlando direttamente con Fabrizio Nesti, uno degli autori.
“Il nostro lavoro”, racconta Nesti, “è iniziato con un’analisi dei dati sperimentali ottenuti dal gruppo di ricerca di Anatoly Serebrov all’Istituto Laue-Langevin a Grenoble, in Francia.”
L’esperimento di cui parla Nesti è costituito da un contenitore in cui vengono intrappolati circa mezzo milione di neutroni ultrafreddi (Ultracold Neutrons, UCN) e in cui viene indotto un campo magnetico controllato. I neutroni ultrafreddi hanno la particolarità di essere molto lenti e, in queste condizioni, il loro comportamento è simile a quello di un gas. In particolare, le particelle rimbalzano contro le pareti del contenitore invece di penetrarle. Dopo 300 secondi di isolamento, il contenitore viene riaperto e i neutroni vengono nuovamente contati. E qui si trova il risultato inaspettato: alcuni neutroni mancano all’appello.

“L’ipotesi”, continua Nesti, “è che certi valori del campo magnetico e soprattutto, cosa che non può essere spiegata dalla fisica standard, certe direzioni del campo inducano un’oscillazione del neutrone, spingendolo a trasformarsi, in un tempo relativamente breve, in un neutrone ‘specchio’ che esiste in un mondo diverso rispetto al nostro.”
I fisici ritengono infatti che possano esistere campi quantistici in cui le particelle non interagiscono attraverso le stesse forze a cui siamo abituati, quelle del cosiddetto Modello Standard. Come se le particelle avessero quindi a disposizione un altro mondo in cui muoversi. Un mondo che funziona in base a regole che non conosciamo e che ha però interazioni con il nostro attraverso la forza di gravità: è per questo motivo che queste particelle ‘specchio’ si presentano come possibili candidati per il ruolo di materia oscura.

“Il fatto che questa possibile oscillazione dei neutroni avvenga con tempi dell’ordine dei secondi è fondamentale perché permette di rivelare il fenomeno prima che il neutrone decada in altre particelle, cosa che avviene in dieci minuti.”
La stessa oscillazione è infatti considerata possibile anche per altre particelle neutre ma i loro tempi di decadimento sono talmente rapidi che non è possibile rivelarli sperimentalmente.
“Quello che si è trovato finora è che, per vari valori del campo magnetico indotto, quando il campo magnetico specchio ha un valore di circa 0.1 Gauss, di poco inferiore a quello terrestre, la probabilità di un’oscillazione del neutrone è significativa.”
In pratica, si è trovato in quali condizioni la sparizione di questi neutroni è più probabile ma perché e come ciò avvenga non è ancora chiaro.

“Ciò che manca per dimostrare questa teoria è l’oscillazione di ritorno,” conclude Nesti, “ovvero il neutrone specchio che ritorna neutrone. Il problema è che, mentre nel ‘nostro’ mondo possiamo costruire un contenitore come quello dell’esperimento francese per intrappolare i neutroni, non abbiamo invece nessun controllo su quello che succede dall’altra parte. Per questo motivo si sta già pensando a nuovi esperimenti per aggirare il problema. Per esempio lanciando i neutroni contro uno schermo attraverso il quale non possano passare. Se avviene la trasformazione, i neutroni specchio riusciranno invece a attraversarlo e, nel caso si ritrasformassero in neutroni, sarebbe possibile rivelarli dopo l’ostacolo. Questo si chiama esperimento di rigenerazione e se fosse positivo sarebbe la conferma che cerchiamo.”

La scoperta di un mondo parallelo e di un campo magnetico specchio intorno alla Terra, generato appunto dalle particelle specchio, “potrebbe dare informazioni cruciali sull’accumulazione di materia oscura nel Sistema Solare e sulla Terra,” scrivono gli autori. “Il risultato, se confermato dai futuri esperimenti, avrà profonde conseguenze per la fisica delle particelle, per l’astrofisica e per la cosmologia.”

Crediti immagine: NASA Goddard Photo and Video (Flickr)

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/07/02/oscillazioni-verso-un-mondo-parallelo/

Costruiamo Daitarn 3

Ragazzi l'ho appena finito di leggere:

http://it.ibtimes.com/articles/32188/20120626/mobile-suit-gundam-anime-giappone-robot-costruire-reale-arma.htm

Io proporrei invece di costruire Daitarn 3. Un robot costrantemente in erezione e sempre pronto a sparare due colpi.

Voglio dire: è il robot più adatto alla situazione contingente. Va ad energia solare mica a verde o diesel. Cazzo, è economico e sulla tangenziale non devi manco fare la fila al distributore.

Inizialmente avevo pensato a Jeeg Robot, ma sto coso d'acciaio inox ci sarebbe certamente costato troppo in motociclette visto che ad ogni trasformazione ne devi buttare nel cesso una.
Al momento sono in cerca di una caverna dove piazzare sta ferraglia.

Ragazzi datemi una mano perchè i meganoidi non scherzano.

Nessuna infrazione al limite di velocità

CRONACA – E dopo tutta la bagarre, smentite e contro smentite, la calma pare essere stata ristabilita. I famosi neutrini superveloci (quelli che al tempo ricevettero complimenti dell’allora ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, sì quello che secondo lei avrebbero viaggiato nel tunnel Gransasso/CERN) avrebbero in realtà rispettato i limiti di velocità imposti dalla relatività di Einstein. La misurazione “deviante” è da imputare a un errore sistematico, che non è stato facile scovare ma alla fine tutto è stato chiarito. Il CERN ne dà oggi  notizia con questo comunicato, e l’INFN conquesto.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/08/nessuna-infrazione-al-limite-di-velocita/

Le diete più pazze del momento

SALUTE – Dukan. Tisanoreica. Dieta del sondino. Sono alcuni dei regimi dimagranti più in voga del momento. Promettono di far perdere peso senza sforzo. Meno cinque, meno otto, meno dieci chili in poche settimane. Funzionare, funzionano. Ma a dispetto della grande popolarità, i nutrizionisti invitano a starne alla larga. Sono diete squilibrate, per non dire estreme, tutte proteine e niente carboidrati. “Il principio d’azione è simile: mandare l’organismo in chetosi”, spiega Maria Letizia Petroni, direttore del laboratorio di ricerche nutrizionali dell’Istituto Auxologico Italiano. “Quando si eliminano gli zuccheri, sia semplici che complessi, corpo e cervello restano senza carburante. Scatta quindi un meccanismo di sopravvivenza, come durante i periodi di carestia, che porta ad attingere alle riserve di grasso per ricavare energia. Il problema è che questo processo d’emergenza comporta la formazione di corpi chetonici. Sono molecole tossiche, le stesse che si producono nei bambini con acetone o nel sangue dei diabetici, tanto che gli stessi promotori raccomandano di seguire queste diete per un numero limitato di giorni”.

Eppure, la logica di una dieta shock si è rivelata vincente. Veloce e indolore, si segue giusto il tempo di smaltire un po’ di ciccia in vista della prova costume. Non si perde massa magra, grazie all’apporto proteico, e non si patisce nemmeno la fame, dato che i corpi chetonici inducono nausea e perdita dell’appetito. Dove sta il problema? “Le diete chetogeniche sono state sperimentate clinicamente su soggetti selezionati, per esempio nel caso dell’epilessia infantile i corpi chetonici si sono dimostrati così potenti da ridurre i focolai di iperattività neuronali”, prosegue Petroni. “In virtù degli studi condotti, ne conosciamo anche gli effetti collaterali: si va dai più lievi come alitosi, stanchezza, irritabilità, stitichezza, ai più severi, come sovraccarico renale, calcoli, fino al rischio di cardiomiopatie. Lo scorso anno, uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition suggeriva che sono sufficienti quattro settimane di dieta ad alto valore proteico e ridotto apporto di carboidrati per indurre modifiche negative a livello della microflora del colon che possono favorire la comparsa del tumore colon-rettale”. Insomma, se in caso di obesità grave o patologie importanti, il ricorso a diete che scombussolano profondamente il metabolismo può essere un’opportunità, quando si tratta di perdere pochi chili è lecito chiedersi se il gioco valga la candela.

È una domanda al momento senza riposta. Infatti, non è mai stato pubblicato uno straccio di studio clinico su riviste scientifiche con peer-review. Né per la dieta Tisanoreica ideata dall’imprenditore vicentino Gianluca Mech. Né per la dieta Dukan del guru francese radiato nei giorni scorsi dall’Ordine dei medici per violazione del codice deontologico. Né per la dieta, o meglio il digiuno, del sondino, il metodo estremo di nutrizione artificiale lanciato sei anni fa da un chirurgo dell’Università La Sapienza di Roma, Gianfranco Cappello, e impiegato in Italia su oltre 37 mila persone. “Chi decide di seguire queste diete deve essere consapevole che sta facendo da cavia”, denuncia Petroni. “È sconcertante che in ambito farmacologico si richieda, giustamente, di arruolare decine di migliaia di pazienti per testare un nuovo farmaco anti-obesità, e non ci sia alcun obbligo di sperimentazione clinica per i regimi dietetici. Ritengo che le autorità sanitarie dovrebbero sospendere queste diete, in attesa di riscontri rigorosi sull’efficacia e la sicurezza a breve e lungo termine”. Ma il mondo, a volte, sembra girare al contrario.

Così, anziché promuovere una corretta informazione sull’importanza di seguire l’unica dieta sensata, quella mediterranea (che prevede il 50-60 per cento di carboidrati, il 25-30 per cento di grassi e il 12-15 per cento proteine), ridurre le calorie e fare sport, in Parlamento si fa pubblicità alla dieta Tisanoreica, ospitando convegni sponsorizzati da Mech che hanno fatto insorgere i nutrizionisti contro il Ministero della salute, nelle farmacie si promuovono i prodotti brevettati dal Centro studi Tisanoreica (imitazioni di pane, pasta, biscotti, dolci, sughi “finti”, che contengono solo fibre, proteine e vitamine, per un costo di circa 600 euro per 40 giorni di dieta), giornali, televisioni, librerie fanno da cassa di risonanza ad aggressivissime operazioni di marketing. Finora sono caduti nel vuoto anche gli allarmi delle principali società di nutrizione che hanno denunciato i rischi della dieta del sondino o NEC (acronimo che sta per Nutrizione enterale chetogena) e chiesto al Ministero della Salute dibloccare il metodo del professor Cappello, che gestisce  privatamente una ventina di centri in Italia (oltre a ricoprire un incarico al Policlinico Umberto I di Roma) e altri centri nel resto del mondo. Il tubicino per l’alimentazione artificiale, simile a quello che viene inserito nelle narici dei pazienti in stato terminale o vegetativo, sta dilagando Oltralpe come “la dieta lampo delle promesse spose”. Attraverso l’esofago, il tubicino porta nello stomaco una soluzione a base di proteine, rilasciata lentamente nell’arco delle 24 ore. È vietato mangiare, anche solo un boccone. Con poche centinaia di calorie in corpo, e la chetosi che aggredisce i grassi, si perde peso a vista d’occhio. “È una tecnica è sicura, usata comunemente in chirurgia, e lo dimostrano migliaia di miei pazienti che non hanno avuto nessuna complicanza. Il sondino, delle dimensioni di uno spaghetto, non procura nemmeno fastidio”, ribatte Cappello (che non è un nutrizionista). “I dietologi disapprovano questo sistema, ma non hanno capito che offre la grande possibilità di eliminare l’obesità dal mondo”. Come vendere miracoli. Un metodo adatto a quasi tutti, a giudicare da quanto si legge sul sito di Cappello. Ma gli esperti non la pensano così e pretendono una regolare sperimentazione, approvata dal comitato etico. “Persino la cura Di Bella è stata sperimentata”, osserva Petroni.

Al di là dei rischi di effetti collaterali, un’ulteriore criticità di queste diete è che non implicano alcuna educazione alimentare. Anzi suggeriscono l’idea, sbagliatissima, che i carboidrati siano da demonizzare. Il paziente non viene accompagnato attraverso un percorso di dimagrimento equilibrato. Finito il ciclo, che succede? Come si riprende a mangiare?”, si domanda Petroni. “Di solito, dopo un breve periodo si ritorna punto e a capo. Perché, purtroppo, le scorciatoie non funzionano”. 

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/01/le-diete-piu-pazze-del-momento/


Google Ha Iniziato L’integrazione Della Ricerca Semantica Del Web

Google ha iniziato la nuova manovra della sua evoluzione, al termine della quale avremo un motore di ricerca profondamente modificato dal punto di vista che più ci interessa: l’interpretazione. Stiamo parlando di quello che negli ultimi è definito come ricerca semantica. Come abbiamo già descritto di questo nuovo fronte nell’ambito della ricerca nel web in questo articolo, la ricerca semantica consiste nel considerare non le singole parole dell’argomento di ricerca immesso, bensì tutta la frase scritta ed il suo significato.

Google ha deciso quindi di iniziare l’upgrade un po’ alla volta, partendo dalla versione inglese del search engine. Le tracce che suggeriscono l’adozione del nuovo tipo di ricerca, o almeno una sua anteprima, consistono in una novità nella pagina del risultati. Infatti sul lato destro del search engine in inglese appare un box in cui è possibile trovare informazioni circa l’argomento da noi cercato, se disponibili. Ad esempio, se come argomento di ricerca si immette un personaggio storico, verranno mostrate biografia, data di nascita, eventi importanti e contenuti multimediali. Lo stesso vale per luoghi noti, personaggi famosi, film, serie televisive e tanto altro.

Per quanto riguarda l’Italia e gli altri paesi, non si sa quando il colosso di Mountain View si appresterà a introdurre le novità della ricerca semantica. A dire il vero, la novità non è stata nemmeno annunciata attraverso il blog ufficiale di Big G, ma è stata introdotta improvvisamente e notata da alcuni utenti del Regno Unito.

Fonte:http://www.chimerarevo.com/2012/05/11/google-ha-iniziato-lintegrazione-della-ricerca-semantica-del-web/