Archive for the ‘Sovrannaturale’ Category.

Brethariano

Un'altra morte frutto di un'idiozia new age.

Una cinquantenne svizzera è morta dopo essersi convinta di poter sopravvivere nutrendosi solo di luce. La donna era rimasta particolarmente  colpita dal film-documentario “Am Anfang war das Licht” (“In principio c’era la luce”), presentato nei cinema svizzeri nel 2010, che raccontava la storia di due uomini che avrebbero vissuto solo di luce e meditazione anziché di cibo, secondo la dottrina del breatharianismo.

Link:http://notizie.delmondo.info/2012/10/01/donna-decide-di-nutrirsi-solo-di-luce-muore-di-fame/#ixzz28RDfNAwa

Giusto un approfondimento da wikipedia.it ( http://it.wikipedia.org/wiki/Brethariano ):

Un breathariano (in inglese breatharian, talvolta reso in italiano come bretharianobretariano o respiriano) è una persona che dichiara – senza che ciò sia mai stato dimostrato oggettivamente – di essere in grado di sopravvivere senza mangiare (talvolta anche senza bere), e di nutrirsi semplicemente "respirando" (to breathe in inglese) prana (la presunta "energia vitale" dell'Induismo) o, in alcuni casi, l'energia delSole. Sebbene questo concetto sia correlato principalmente all'ascetismo orientale, diversi sedicenti breathariani hanno sostenuto anche in Occidente questa presunta "pratica", in realtà estremamente pericolosa da un punto di vista medico.

Fra i più noti sedicenti breathariani si può citare l'australiana Jasmuheen, autrice di libri come Nutrirsi di luceAmbasciatori di luce e Alimentazione pranica nei quali racconta il suo presunto percorso per "liberarsi" dalla necessità di assumere cibo. Jasmuheen sostiene di aver sperimentato l'alimentazione pranica fin dal 1993.

Nel 1999 partecipò alla trasmissione australiana 60 minutes che la riprese senza sosta per verificare che non si nutrisse, ma mostrò già al secondo giorno i sintomi della disidratazione. La signora accusò di essere a suo dire "disturbata dall'inquinamento", e venne quindi trasferita in montagna, dove manifestò una forte disidratazione, problemi a parlare e perdita di peso; il programma fu interrotto su consiglio dei medici che temevano danni ai reni.

È stata citata in diverse pubblicazioni la presunta – e indimostrata – capacità di vivere senza nutrirsi di cibo da parte di alcuni grandi maestri esoterici, quali BabajiSaint GermainElijah, o più recentemente di Giri Bala e Teresa Neumann, che sostennero – senza fornire però prove scientifiche verificabili – di aver vissuto gran parte della loro vita senza mangiare né bere.

La posizione unanime della comunità scientifica è di totale scetticismo, data l'impossibilità biologica di sopravvivenza in assenza prolungata di nutrimento.

A pratiche pericolose di questo genere sono state inoltre associate delle casistiche, anche recenti, di persone morte per inedia nel tentativo di seguirle.


Resto senza parole.

Abracadabra

Abracadabra è una parola priva di un significato specifico usato come formula magica o evocativa per il valore fortemente esoterico associato ad esso dalla tradizione popolare.

Viene considerata la parola universalmente più adottata fra quelle pronunciate senza traduzione nelle singole lingue. Ci sono due ipotesi circa l'origine del termine:

  • Una proveniente dall'aramaico Avrah KaDabra che significa Io creerò come parlo.
  • L'altra proveniente dall'ebraico Abreq ad habra con significato di invia la tua folgore fino alla morte.

Essa è ora comunemente utilizzata dai prestigiatori come parola magica durante i loro spettacoli d'illusionismo. Nell'antichità, comunque, la parola fu considerata molto più seriamente come un incantesimo da utilizzare come maledizione contro febbri ed infiammazioni. La prima testimonianza conosciuta si trova nel Liber medicinalis di Quintus Serenus Sammonicus (III secolo d.C. ?), medico presso l'imperatore romano Caracalla, il quale prescrisse che il paziente malato indossasse un amuleto contenente la parola scritta in forma di un triangolo capovolto:

              A B R A C A D A B R A
               A B R A C A D A B R
                A B R A C A D A B
                 A B R A C A D A
                  A B R A C A D
                   A B R A C A
                    A B R A C
                     A B R A
                      A B R
                       A B
                        A

Questo, egli spiegava, avrebbe diminuito il potere dello spirito della malattia sul paziente. Altri imperatori, fra cui Geta e Alessandro Severo, furono seguaci degli insegnamenti medici di Serenus Sammonicus ed utilizzarono l'incantesimo. Molto in voga ed utilizzata per tutto il Medioevo a scopo magico-rituale.

Carlo Levi, nel suo libro di maggior successo Cristo si è fermato a Eboli, autobiografico, in qualità di medico riferisce di aver notato spesso il triangolo dell'Abracadabra rivolto verso l'alto e portato come ciondolo in metallo o come foglietto scaramantico dai contadini della Lucania.

Altri studiosi pensano che l'idea della diminuzione del potere dei demoni fosse comune nel mondo antico e che Abracadabra fosse semplicemente il nome di uno di questi demoni.

Alcuni pensano alle parole ebraiche ab ("padre"), ben ("figlio"), e ruach hacadosch ("spirito santo").

che in questo caso è riferito alla malattia, oppure dall'aramaico abhadda kedhabhra, col significato di 'sparisci come questa parola'. Piuttosto che essere utilizzata come maledizione, si crede che la frase in lingua aramaica fosse utilizzata come un mezzo per la cura delle malattie.

Si è pensato anche che la parola possa derivare da Abraxas, una parola gnostica per indicare il nome del Dio increato (origine dei 365 cieli, apparentemente le lettere greche per Abraxas ammontano a 365 se decifrate secondo la numerologia).


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Abracadabra


Mike il pollo senza testa

Mike (Fruita, aprile 1945 – Phoenix, marzo 1947) fu un gallo (galletto) di varietà Wyandotte che visse 18 mesi senza la testa, dopo che questa gli venne tagliata. La storia, considerata da molti una bufala, avrebbe avuto una conferma quando il proprietario sig. Olsen lo portò all'Università dello Utah a Salt Lake City per verifiche.La stessa università, però, interrogata in merito, ha dichiarato di non avere alcun documento in proposito.

Ecco la storia:

Il 10 settembre 1945 il signor Lloyd Olsen di Fruita, Colorado (Stati Uniti), decise di tagliare la testa a un giovane e grosso gallo. Incredibilmente l'animale sopravvisse: infatti l'accetta non aveva colpito la giugulare e aveva lasciato intatto gran parte del tronco encefalico, che permise la sopravvivenza e addirittura la crescita del gallo senza testa.

Fu allora che il volatile divenne una celebrità. Il suo padrone lo chiamò Mike e si arricchì considerevolmente con una tournée durante la quale chiedeva 25 centesimi di dollaro in cambio della possibilità di poter ammirare quello che ormai tutti conoscevano come "Mike, lo straordinario gallo senza testa".

Il tour toccò gran parte degli Stati Uniti d'America. Durante gli spettacoli, Mike andava in scena con una testa di pollo rinsecchita che, contrariamente a quanto diceva Olsen, non era la sua in quanto quest'ultima era stata mangiata dal gatto di famiglia. Nel momento di maggior fama il gallo ha guadagnato 4.500 $ al mese ed è arrivato a valere 10.000 $.

Tale successo spinse moltissimi altri allevatori a tentare la creazione di "simil-Mike", ma nessuno degli sfortunati animali riuscì a sopravvivere più di due giorni.

Il gallo veniva nutrito con latte allungato con acqua tramite un contagocce, e con piccoli chicchi di grano. Dalla perdita della testa, esso visse per circa 18 mesi, durante i quali ingrassò di ben 3 kg.

Mike morì soffocato nella stanza di un motel di Phoenix, in Arizona, in seguito alla sbadataggine di quello stupido del suo proprietario che, al termine dello spettacolo del giorno precedente, dimenticò di portare con sé gli attrezzi per nutrirlo e pulirlo.

Il gallo è rimasto un cult, specialmente a Fruita, in Colorado dove ogni anno dal 1999 viene ricordato con "La giornata di Mike, il gallo senza testa".

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Mike_il_pollo_senza_testa

La leggenda della macchina fantasma

Pare che qualche anno fa, in una oscura e tenebrosa notte autunnale, un tale era fermo sul bordo della strada facendo l’autostop. Era il due novembre e si stava scatenando una terribile tormenta. Dopo molto tempo, ancora non si era fermato nessuno ed il tale si venne cosi’ a trovare in mezzo alla tormenta, talmente forte che non riusciva a vedere oltre i tre metri di distanza. Improvvisamente, vide avvicinarsi una sagoma, che alla fine realizzo’ essere quella di un’auto nera delle pompe funebri: si avvicinava lentamente e si fermo’ proprio di fronte. Il tale non si fece pregare: sali’ nell’auto e chiuse la portiera. Dopo essersi accomodato sul sedile anteriore, si giro’ e noto’ con terrore che non c’era nessuno al posto di guida.

L’auto riparti’ lentamente.

Il tale era sopraffatto dal terrore, che aumentò a dismisura quando notò che l’auto si stava inesorabilmente dirigendo verso una curva a gomito.

Allora inizio’ a pregare chiedendo perdono dei peccati e implorando la salvezza della sua anima, in vista del tragico destino. Improvvisamente, poco prima dell’approssimarsi alla curva, una mano tenebrosa entro’ dal finestrino del posto di guida, afferro’ saldamente il volante e sterzo’, poi scomparve.

Paralizzato dal terrore, il tale si aggrappo’ con tutte le sue forze al suo sedile, rimanendo immobile e impotente. Tale macabro evento si verifico’ ad ogni curva, mentre la tormenta andava aumentando di intensita’. Il terrore divenne panico quando comincio’ a udire distintamente dei sospiri ovattati che provenivano da dietro, si volto’ ma vide solamente una bara. Allora, sopraffatto dalla paura, con le ultime forze rimastegli apri’ di scatto la portiera e si getto’ fuori, iniziando a correre a piu’ non posso verso il paesino piu’ vicino che distava non piu’ di un paio di chilometri. Ivi giunto, si diresse al piu’ vicino bar, entro’ e ancora affannato e tremante chiese un cognac. Visto il suo stato, alcuni dei presenti si incuriosirono e gli chiesero cosa fosse successo, e lui racconto’ la orribile esperienza che aveva vissuto.

Un silenzio di tomba scese nel locale, il terrore si impossesso’ dei pochi presenti.

Dopo circa mezz’ora si presentarono nel locale due tizi bagnati fradici, e appena varcato l’uscio notarono il tale in piedi al centro del bancone.

Avvicinandosi, uno dei due si rivolse all’altro dicendo:

“Guarda, Giuva’, guarda dove sta chillu strunz che e’ salito sull’auto mentre la stavamo spingendo!!!” 

Fonte: http://www.magnaromagna.it/leggende/la-leggenda-della-macchina-fantasma/


Cos’e’ un Golem?

Oggi volevo presentarvi un creatura ( fantastica ) partorita dalla cultura ebraica, davvero affascinante.

Il Golem è una figura immaginaria della mitologia ebraica e del folklore medievale. Il termine deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem che significa "materia grezza", o "embrione", termine presente nella Bibbia (Antico Testamento, Salmo 139,16) per indicare la "massa ancora priva di forma", che gli Ebrei accomunano ad Adamo prima che gli fosse infusa l'anima. In ebraico moderno golem significa anche robot.

Secondo la leggenda, chi viene a conoscenza di certe arti magiche può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Può essere evocato pronunciando una combinazione di lettere alfabetiche.

Si dice che il Golem sia stato formato attraverso il testo Sefer Yetzirah: esso risale alla sapienza di Avraham e si distingue per l'esegesi sui segreti dell'alfabeto ebraico, delle Sefirot nel legame con l'anatomia del corpo umano, con i pianeti e con mesi, giorni e segni zodiacali: queste tre figure – l'uomo, il mondo e l'anno – rappresentano tre testimoni completi. Il maestro che voleva formare un Golem, così si racconta, si serviva delle lettere ebraiche.

Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un'anima e nessuna magia fatta dall'uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.

Nella cronaca di Ahimaaz ben Paltiel il cronista medievale del XII secolo narra che nel IX secolo un rabbino, Ahron di Bagdad, scopre un golem a Benevento, un ragazzo a cui era stata donata la vita eterna per mezzo di una pergamena. Sempre alla fine del IX secolo, secondo la cronaca di Ahimaaz, nella città di Oria risiedevano dei sapienti ebrei capaci di creare golem che smettono di praticare questa attività dopo una divina ammonizione.

Si narra che nel XVI secolo un mago europeo, il rabbino Jehuda Löw ben Bezalel di Praga, cominciò a creare golem per sfruttarli come suoi servi, plasmandoli nell'argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola "verità".

C'era però un inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in "morte"; ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava.

Il Golem, non come deità ma come una sorta di angelo, la cui natura nella Qabbalah è segreta, però creato dal maestro in grado di unirne il potere spirituale alla Volontà di Dio, si racconta operasse anche per la difesa di alcune comunità ebraiche dell'Europa orientale. Ripreso il controllo della situazione, il mago decise di smettere di servirsi dei golem che nascose nella soffitta della Sinagoga Staronova, nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove, secondo la leggenda, si troverebbero ancora oggi.
 

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Golem

Alcuni felini “demoniaci”

La fantasia dei nostri antenati non ha avuto davvero freni. I mostri che vado ora a presentarvi devo dire che mi hanno fatto sorridere non poco.

Il Gatto Mammone

Il Gatto Mammone è una creatura magica della tradizione popolare, con le caratteristiche di un enorme gatto dall'aspetto terrificante. Il suo nome deriva dall'incontro del termine gatto (animale nel Medioevo associato al diavolo) con quello di Mammona, parola dall'incerta etimologia che in lingua aramaica è attributo del demonio. Tale Gatto sarebbe stato infatti dedito a spaventare le mandrie al pascolo e avrebbe avuto movenze ed espressioni demoniache.

Tuttavia, in altre narrazioni ha funzione protettiva ed è uno spirito positivo, immune agli effetti nefasti degli incantesimi di altri spiriti. In alcuni casi, ha una “emme” bianca sul muso nero, talvolta è tutto nero e si nasconde negli angoli bui.

Secondo alcuni studi, la tradizione del Gatto Mammone affonderebbe le sue radici nell'Antico Egitto, in cui i gatti erano animali sacri e simboli di fertilità: con l'avvento del Cristianesimo questi antichi rituali pagani sarebbero stati prima demonizzati e poi racchiusi nel Carnevale che precede la Quaresima, ed i loro simboli trasformati in maschere.

In Ogliastra il Maimòne è un fantoccio fatto con stracci e pelli di gatto e con una testa dai tratti del gatto, personificazione del Carnevale, ma esiste anche una personificazione del Martedì grasso: Martiperra (da Martis / martedì e Perra dallo spagnolo emperrarse "adirarsi, irritarsi"), concepita come un gatto malevolo che assume proporzioni gigantesche per punire chi osa lavorare in quel giorno.

Secondo altre interpretazioni, la parola maimòne deriverebbe dall'arabo e avrebbe sia il significato di "benedetto, fausto, di buon auspicio" (il buon auspicio che sembrano chiedere i ragazzi che, durante il Carnevale, portano in giro una lettiga di rami e frasche verdi nel rituale per scacciare la siccità), che quello di "mandrillo, babbuino" e anche "scimmia".


La Gata Carogna

Nel folklore della Lombardia, più precisamente delle province di Bergamo e Cremona, la Gata Carogna è un mostruoso animale analogo al Gatto Mammone, che infesterebbe i vicoli bui delle città.

Ha l'aspetto di una grossa gatta rossa, con pelo irsuto e sguardo irato, che attaccherebbe i bambini per rubar loro l'anima. Segnalata soprattutto a Gandino, una sua versione in maggiori proporzioni è il Gigàt.


Il Gigàt

Il Gigàt o Gigatt è, nelle tradizioni folkloristiche alpine lombarde, un mostro di proporzioni enormi, secondo alcuni un caprone simile al dio Pan, secondo altri variante della figura del Gatto Mammone diffusa nel folklore italiano e sardo.

Tipico delle tradizioni della provincia di Sondrio, è simile alla Gata Carogna bergamasca, solo che è assai più grande.

Esso assalirebbe le persone che si aggirano da sole per le strade, mutilandole in modo orrendo, e attaccherebbe gli animali al pascolo per cibarsene.

Come per la Gata Carogna, una spiegazione plausibile per gli avvistamenti del Gigàt potrebbe essere qualche grande esemplare di gatto selvatico o un esemplare di lince sopravvissuto alla caccia.

Fonte: http://www.wikipedia.it

Chi è il munaciello?

Vorrei oggi raccontarvi di un singolare personaggio caratteristico della tradiziona napoletana.
La sua storia è assai curiosa, così come le voci che girano sulla sua esistenza.


Il munaciello o monaciello ("piccolo monaco" in napoletano) è uno spiritello leggendario del folclore napoletano; è di solito rappresentato come un ragazzino deforme o una persona di bassa statura, abbigliato con un saio e fibbie argentate sulle scarpe.

Il munaciello si manifesterebbe sia come spiritello benefico sia come spiritello dispettoso; un proverbio napoletano recita:
(NAP) « ‘o munaciello: a chi arricchisce e a chi appezzentisce »
(IT) « il munaciello o arricchisce o manda in miseria »

La tradizione

Secondo la tradizione, non sembra che si conosca con precisione il luogo in cui abita il munaciello, ma ragionevolmente si suppone che dimori tra le rovine di alcune di queste abbazie e monasteri che si trovano tra le colline che circondano la zona di Napoli.

La leggenda popolare vuole che uno dei vari rifugi del munaciello si trovi a Marina del Cantone, nella torre di Montalto, località di Sant'Agata sui Due Golfi (Massa Lubrense).
È un esperto delle vie sotterranee di Napoli e le attraversa per frequentare vecchi palazzi, causando diverse seccature. Si dice che Villa Gallo sia una delle case infestate da questa creatura.

Il munaciello tenderebbe ad esprimersi, nei confronti degli abitanti della casa dove si appalesa, con tipiche manifestazioni:
di simpatia (lasciando monete e soldi nascosti dentro l'abitazione, oppure facendo scherzi innocui che possono essere trasformati in numeri da giocare al lotto);
di antipatia (nascondendo oggetti, rompendo piatti e altre stoviglie, soffiando nelle orecchie dei dormienti);
di apprezzamento (sfiorando con palpeggiamenti le belle donne).
In nessuno dei tre casi suddetti bisogna però rivelarne la presenza: secondo il folklore napoletano, possono capitare disgrazie e sfortuna a chi rivela una visita del munaciello.

Ci si può propiziare questo benefico spiritello domestico con il cibo, nella speranza di vedere trasformato il cibo in oro; ma non ci si deve vantare di tali doni soprannaturali, altrimenti svaniscono così come sono apparsi.

Quando il munaciello si manifestasse di persona, pare che appaia alle persone sempre nel cuore della notte, ma solo a coloro che sono nel più estremo bisogno, dopo che abbiano fatto tutto ciò che è possibile fare per alleviare l'angoscia che si è abbattuta su di loro e dopo che tutto ciò che è umanamente possibile abbia fallito. Lui senza parlare farebbe cenno di seguirlo; chi ha il coraggio di farlo verrebbe portato in qualche posto dove è nascosto un tesoro. Il munaciello non porrebbe nessuna condizione per il suo utilizzo, non richiederebbe alcuna promessa di rimborso, non esigerebbe né dazio né servizio in cambio. Non si sa se questi tesori siano i frutti di guadagni illeciti o i frutti del lavoro industrioso, messi da parte per le occasioni d'amore e di carità.

Si dice che in molti abbiano fatto improvvisamente fortuna grazie al suo intervento e quindi, quando qualcuno ha avuto un arricchimento improvviso, si dice "Forse avrà il munaciello in casa".

Si dice anche che il tesoro portato in dono dal munaciello sia appropriato per le esigenze di chi l'ha ricevuto.

Le origini

La leggenda del munaciello ha origini plurisecolari; due sono le ipotesi più accreditate dagli studiosi delle tradizioni popolari.
Secondo una prima ipotesi, il munaciello sarebbe realmente il figlio di Caterinella, una signorina di buona famiglia rinchiusa in convento dopo che il suo fidanzato (sgradito alla famiglia di lei) fu assassinato nel 1445. Il bambino fu cresciuto nel convento, dove le suore mascherarono le sue deformità con un abitino da monaco (da cui il diminutivo munaciello), fino a quando egli morì in circostanze misteriose. Dopo la sua morte, il popolo napoletano continuò a vederlo nei posti più disparati, ed iniziò ad attribuirgli poteri magici connessi al fatto che dalle sue apparizioni potevano ricavarsi dei numeri fortunati da giocare al lotto.

Altra leggenda invece vuole che il munaciello sia stato l'antico gestore dei pozzi d'acqua, il quale riusciva (per la sua statura piccola) ad entrare nelle case passando attraverso i canali che servivano a calare il secchio.
Vi è anche una terza ipotesi, che descrive il munaciello come piccolo demone, dispettoso perché cattivo, anche quando lascia monete (in tal caso, il denaro sarebbe un'offerta ai vivi per attirarli dalla sua parte).