Archive for giugno 2012

Abracadabra

Abracadabra è una parola priva di un significato specifico usato come formula magica o evocativa per il valore fortemente esoterico associato ad esso dalla tradizione popolare.

Viene considerata la parola universalmente più adottata fra quelle pronunciate senza traduzione nelle singole lingue. Ci sono due ipotesi circa l'origine del termine:

  • Una proveniente dall'aramaico Avrah KaDabra che significa Io creerò come parlo.
  • L'altra proveniente dall'ebraico Abreq ad habra con significato di invia la tua folgore fino alla morte.

Essa è ora comunemente utilizzata dai prestigiatori come parola magica durante i loro spettacoli d'illusionismo. Nell'antichità, comunque, la parola fu considerata molto più seriamente come un incantesimo da utilizzare come maledizione contro febbri ed infiammazioni. La prima testimonianza conosciuta si trova nel Liber medicinalis di Quintus Serenus Sammonicus (III secolo d.C. ?), medico presso l'imperatore romano Caracalla, il quale prescrisse che il paziente malato indossasse un amuleto contenente la parola scritta in forma di un triangolo capovolto:

              A B R A C A D A B R A
               A B R A C A D A B R
                A B R A C A D A B
                 A B R A C A D A
                  A B R A C A D
                   A B R A C A
                    A B R A C
                     A B R A
                      A B R
                       A B
                        A

Questo, egli spiegava, avrebbe diminuito il potere dello spirito della malattia sul paziente. Altri imperatori, fra cui Geta e Alessandro Severo, furono seguaci degli insegnamenti medici di Serenus Sammonicus ed utilizzarono l'incantesimo. Molto in voga ed utilizzata per tutto il Medioevo a scopo magico-rituale.

Carlo Levi, nel suo libro di maggior successo Cristo si è fermato a Eboli, autobiografico, in qualità di medico riferisce di aver notato spesso il triangolo dell'Abracadabra rivolto verso l'alto e portato come ciondolo in metallo o come foglietto scaramantico dai contadini della Lucania.

Altri studiosi pensano che l'idea della diminuzione del potere dei demoni fosse comune nel mondo antico e che Abracadabra fosse semplicemente il nome di uno di questi demoni.

Alcuni pensano alle parole ebraiche ab ("padre"), ben ("figlio"), e ruach hacadosch ("spirito santo").

che in questo caso è riferito alla malattia, oppure dall'aramaico abhadda kedhabhra, col significato di 'sparisci come questa parola'. Piuttosto che essere utilizzata come maledizione, si crede che la frase in lingua aramaica fosse utilizzata come un mezzo per la cura delle malattie.

Si è pensato anche che la parola possa derivare da Abraxas, una parola gnostica per indicare il nome del Dio increato (origine dei 365 cieli, apparentemente le lettere greche per Abraxas ammontano a 365 se decifrate secondo la numerologia).


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Abracadabra


Stasera non guardero’ la partita

No, stasera non credo guarderò la partita.

Perchè? perchè a me il calcio non piace. Anzi, non è che non mi piaccia: mi fa tanta tristezza.
Osservare un gruppo di ricchi analfabeti omofobi insaccare una sfera di cuoio nella rete avversaria non mi procura nessuna emozione.

Ragazzi, non vi biasimo. Ma non biasimatemi nemmeno voi.

Probabilmente è solo una questione di priorità o forse di malsane alchimie chimiche.
Siete tarati, vi hanno tarato, o forse quello tarato lo sono io. Non importa.

Il punto è comunque questo: non capisco dove sia il divertimento, capite?

Se il calcio per voi è una fede: io sono ateo, nemmeno agnostico.
E da ateo non gradisco i vostri altarini, i vostri pomposi e ridicoli discorsi incravattati in tv, ne le vostre strombazzate in auto alle 23:45 di notte mentre tento invano di addormentare mio figlio.

Vi tollero, ok. Ma non cercate di giustificarvi. Il calcio non deve essere un alibi per sfogare i vostri ego repressi. E' un gioco. Così come la scopa, campo minato o il monopoli.
Con la differenza però che i villini in Parco della Vittoria se le comprano direttamente le pedine e non i concorrenti.

Mike il pollo senza testa

Mike (Fruita, aprile 1945 – Phoenix, marzo 1947) fu un gallo (galletto) di varietà Wyandotte che visse 18 mesi senza la testa, dopo che questa gli venne tagliata. La storia, considerata da molti una bufala, avrebbe avuto una conferma quando il proprietario sig. Olsen lo portò all'Università dello Utah a Salt Lake City per verifiche.La stessa università, però, interrogata in merito, ha dichiarato di non avere alcun documento in proposito.

Ecco la storia:

Il 10 settembre 1945 il signor Lloyd Olsen di Fruita, Colorado (Stati Uniti), decise di tagliare la testa a un giovane e grosso gallo. Incredibilmente l'animale sopravvisse: infatti l'accetta non aveva colpito la giugulare e aveva lasciato intatto gran parte del tronco encefalico, che permise la sopravvivenza e addirittura la crescita del gallo senza testa.

Fu allora che il volatile divenne una celebrità. Il suo padrone lo chiamò Mike e si arricchì considerevolmente con una tournée durante la quale chiedeva 25 centesimi di dollaro in cambio della possibilità di poter ammirare quello che ormai tutti conoscevano come "Mike, lo straordinario gallo senza testa".

Il tour toccò gran parte degli Stati Uniti d'America. Durante gli spettacoli, Mike andava in scena con una testa di pollo rinsecchita che, contrariamente a quanto diceva Olsen, non era la sua in quanto quest'ultima era stata mangiata dal gatto di famiglia. Nel momento di maggior fama il gallo ha guadagnato 4.500 $ al mese ed è arrivato a valere 10.000 $.

Tale successo spinse moltissimi altri allevatori a tentare la creazione di "simil-Mike", ma nessuno degli sfortunati animali riuscì a sopravvivere più di due giorni.

Il gallo veniva nutrito con latte allungato con acqua tramite un contagocce, e con piccoli chicchi di grano. Dalla perdita della testa, esso visse per circa 18 mesi, durante i quali ingrassò di ben 3 kg.

Mike morì soffocato nella stanza di un motel di Phoenix, in Arizona, in seguito alla sbadataggine di quello stupido del suo proprietario che, al termine dello spettacolo del giorno precedente, dimenticò di portare con sé gli attrezzi per nutrirlo e pulirlo.

Il gallo è rimasto un cult, specialmente a Fruita, in Colorado dove ogni anno dal 1999 viene ricordato con "La giornata di Mike, il gallo senza testa".

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Mike_il_pollo_senza_testa

Costruiamo Daitarn 3

Ragazzi l'ho appena finito di leggere:

http://it.ibtimes.com/articles/32188/20120626/mobile-suit-gundam-anime-giappone-robot-costruire-reale-arma.htm

Io proporrei invece di costruire Daitarn 3. Un robot costrantemente in erezione e sempre pronto a sparare due colpi.

Voglio dire: è il robot più adatto alla situazione contingente. Va ad energia solare mica a verde o diesel. Cazzo, è economico e sulla tangenziale non devi manco fare la fila al distributore.

Inizialmente avevo pensato a Jeeg Robot, ma sto coso d'acciaio inox ci sarebbe certamente costato troppo in motociclette visto che ad ogni trasformazione ne devi buttare nel cesso una.
Al momento sono in cerca di una caverna dove piazzare sta ferraglia.

Ragazzi datemi una mano perchè i meganoidi non scherzano.

La leggenda della macchina fantasma

Pare che qualche anno fa, in una oscura e tenebrosa notte autunnale, un tale era fermo sul bordo della strada facendo l’autostop. Era il due novembre e si stava scatenando una terribile tormenta. Dopo molto tempo, ancora non si era fermato nessuno ed il tale si venne cosi’ a trovare in mezzo alla tormenta, talmente forte che non riusciva a vedere oltre i tre metri di distanza. Improvvisamente, vide avvicinarsi una sagoma, che alla fine realizzo’ essere quella di un’auto nera delle pompe funebri: si avvicinava lentamente e si fermo’ proprio di fronte. Il tale non si fece pregare: sali’ nell’auto e chiuse la portiera. Dopo essersi accomodato sul sedile anteriore, si giro’ e noto’ con terrore che non c’era nessuno al posto di guida.

L’auto riparti’ lentamente.

Il tale era sopraffatto dal terrore, che aumentò a dismisura quando notò che l’auto si stava inesorabilmente dirigendo verso una curva a gomito.

Allora inizio’ a pregare chiedendo perdono dei peccati e implorando la salvezza della sua anima, in vista del tragico destino. Improvvisamente, poco prima dell’approssimarsi alla curva, una mano tenebrosa entro’ dal finestrino del posto di guida, afferro’ saldamente il volante e sterzo’, poi scomparve.

Paralizzato dal terrore, il tale si aggrappo’ con tutte le sue forze al suo sedile, rimanendo immobile e impotente. Tale macabro evento si verifico’ ad ogni curva, mentre la tormenta andava aumentando di intensita’. Il terrore divenne panico quando comincio’ a udire distintamente dei sospiri ovattati che provenivano da dietro, si volto’ ma vide solamente una bara. Allora, sopraffatto dalla paura, con le ultime forze rimastegli apri’ di scatto la portiera e si getto’ fuori, iniziando a correre a piu’ non posso verso il paesino piu’ vicino che distava non piu’ di un paio di chilometri. Ivi giunto, si diresse al piu’ vicino bar, entro’ e ancora affannato e tremante chiese un cognac. Visto il suo stato, alcuni dei presenti si incuriosirono e gli chiesero cosa fosse successo, e lui racconto’ la orribile esperienza che aveva vissuto.

Un silenzio di tomba scese nel locale, il terrore si impossesso’ dei pochi presenti.

Dopo circa mezz’ora si presentarono nel locale due tizi bagnati fradici, e appena varcato l’uscio notarono il tale in piedi al centro del bancone.

Avvicinandosi, uno dei due si rivolse all’altro dicendo:

“Guarda, Giuva’, guarda dove sta chillu strunz che e’ salito sull’auto mentre la stavamo spingendo!!!” 

Fonte: http://www.magnaromagna.it/leggende/la-leggenda-della-macchina-fantasma/


La bistecca è virile, la soia no.

SALUTE – Il luogo comune vuole gli uomini meno propensi ad assaggiare cibi vegetariani, e ricerche scientifiche supportano l’opinione, cercando anche di spiegare i motivi della scelta tendenzialmente carnivora dei maschi rispetto alle femmine. Secondo i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori guidati da Paul Rozin, professore di psicologia all’Università della Pennsylvania già noto per i suoi studi sui fattori psicologici e sociali legati alle nostre scelte alimentari, ci sarebbe una forte associazione tra la carne e gli stereotipi sulla virilità.
Nello studio pubblicato sul Journal of Consumer Research gli autori osservano che la carne era “metaforicamente” più legata al concetto di mascolinità dei cibi vegetariani, almeno per i maschi americani e inglesi sui quali sono stati condotti gli esperimenti del team di ricerca.

Una serie di test, infatti, andava ad analizzare il rapporto tra la metafora e i cibi, come il latte, la carne, o la soia e ciò che gli autori hanno osservato è che i partecipanti correlavano maggiormente la bistecca alla mascolinità piuttosto che la zucchina e che quando si parla di carne, questa genera nel discorso delle persone un maggior numero di parole legate alla sfera maschile. Inoltre, gli autori hanno analizzato 23 lingue diverse che usano pronomi con genere maschile e femminile, osservando che nella maggior parte di questi si usano pronomi maschili per riferisi alla carne.

Ciò potrebbe significare che il marketing dei prodotti vegetariani, per poter accalappiare anche una buona fetta di uomini, dovrà fare uno sforzo notevole per sradicare quest’idea e rendere soia, seitan e tofu più appetibili anche all’uomo “macho”.

Crediti immagine: _BuBBy_

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/21/la-bistecca-e-virile-la-soia-no/


Latte scaduto e ribollito rimesso in vendita

Rieccola che gira:

"Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE può essere effettuato fino a 5 VOLTE. Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato effettuato il processo, e in effetti lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà quante volte?Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini. Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte. ES: 12 45 manca il "tre": scaduto e ribollito 3 volte. Ma non finisce qui, perché in uno scatolo da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri. Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca. DIFFONDETE"

Ragazzi, senza mezzi termini è una bufala. E vi spiego perché in 3 semplici punti:

  • Può il latte scaduto essere ribollito e riconfezionato?

    No. La legge prevede che il trattamento di pastorizzazione possa venire applicato solo sul latte crudo e quindi una sola volta. 

    La cosa interessante è che per avvalorare questa spiegazione viene detto esplicitamente che è possibile fare questo "per legge", ovviamente senza citare nessun tipo di fonte o riferimento giuridico. 

  • Il latte può essere trattato a 190 gradi?

    Il latte non potrebbe in nessun caso essere trattato con un calore così violento, perché diventerebbe marrone

  • Ma i numeri ci sono! Allora che cosa significano?

    Sono codici relativi alla rintracciabilità del materiale usato per l'imballaggio, e sono complemente slegati dal prodotto o dall'alimento che contengono.


Maggiori informazioni qui: Link

 

Zanzare sotto la pioggia

CRONACA – Arriva l’estate e inizia il tormento: la zanzara. Anche se l’istinto ci spingerebbe a scacciarle, armarsi di pazienza e osservarle potrebbe rivelarsi utile per comprendere come gli insetti sopravvivano in condizioni di volo complesse come la pioggia. Perché, a pensarci bene, il dubbio c’è: come fanno le zanzare a volare quando piove?

Il problema è che una singola goccia di pioggia arrivare a pesare anche cinquanta volte di più di una zanzara. Dunque, a meno di non ipotizzare un frenetico e velocissimo zig zag, ci deve essere un motivo che spieghi questa capacità di sopravvivenza. La scoperta l’hanno fatta (e pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences) dei ricercatori del Georgia Institute of Technology: le zanzare sono così leggere che le gocce d’acqua le sfiorano appena, senza impartire una forza sufficiente a schiantarle.

Per ottenere questo risultato, i ricercatori hanno usato delle telecamere ad alta velocità, osservando le zanzare in volo in situazioni di pioggia ricreate in laboratorio. Quello che hanno visto è che, al momento dell’impatto, l’insetto rimane per un breve istante agganciato alla goccia sfruttandone l’inerzia per avanzare. La goccia poi scivola via lungo la superficie del corpo, che è idrorepellente, senza alcun danno per la zanzara.

In generale, il risultato di una collisione fra due corpi dipende molto dalle masse coinvolte. L’ipotesi, confermata, di questo studio era dunque che le zanzare fossero in grado di sopravvivere agli impatti grazie alla loro ridotta massa. In particolare, la bassa massa delle zanzare fa sì che le gocce di pioggia mantengano in gran parte la loro velocità dopo l’impatto, imprimendo dunque una corrispondente bassa forza sulle zanzare. In più, l’esoscheletro di questi insetti è particolarmente robusto e la forza necessaria a schiacciarli sarebbe comunque decisamente superiore a quella che può avere una goccia di pioggia.

A parte soddisfare una curiosità, questi studi hanno anche dei risvolti molto pratici. La progettazione dei “micro-airborne vehicles”, minuscoli robot volanti usati per i più svariati motivi, potrebbe infatti essere fortemente influenzata dalla struttura del corpo delle zanzare. E, accanto a questo, rimane ovviamente l’importanza ecologica che ha la comprensione delle capacità di volo di uccelli e insetti in condizioni complesse per capire l’evoluzione degli animali in particolari zone del nostro pianeta.

Crediti immagine: Serena Gradari

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/08/zanzare-sotto-la-pioggia/

Nessuna infrazione al limite di velocità

CRONACA – E dopo tutta la bagarre, smentite e contro smentite, la calma pare essere stata ristabilita. I famosi neutrini superveloci (quelli che al tempo ricevettero complimenti dell’allora ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, sì quello che secondo lei avrebbero viaggiato nel tunnel Gransasso/CERN) avrebbero in realtà rispettato i limiti di velocità imposti dalla relatività di Einstein. La misurazione “deviante” è da imputare a un errore sistematico, che non è stato facile scovare ma alla fine tutto è stato chiarito. Il CERN ne dà oggi  notizia con questo comunicato, e l’INFN conquesto.

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/08/nessuna-infrazione-al-limite-di-velocita/

Le diete più pazze del momento

SALUTE – Dukan. Tisanoreica. Dieta del sondino. Sono alcuni dei regimi dimagranti più in voga del momento. Promettono di far perdere peso senza sforzo. Meno cinque, meno otto, meno dieci chili in poche settimane. Funzionare, funzionano. Ma a dispetto della grande popolarità, i nutrizionisti invitano a starne alla larga. Sono diete squilibrate, per non dire estreme, tutte proteine e niente carboidrati. “Il principio d’azione è simile: mandare l’organismo in chetosi”, spiega Maria Letizia Petroni, direttore del laboratorio di ricerche nutrizionali dell’Istituto Auxologico Italiano. “Quando si eliminano gli zuccheri, sia semplici che complessi, corpo e cervello restano senza carburante. Scatta quindi un meccanismo di sopravvivenza, come durante i periodi di carestia, che porta ad attingere alle riserve di grasso per ricavare energia. Il problema è che questo processo d’emergenza comporta la formazione di corpi chetonici. Sono molecole tossiche, le stesse che si producono nei bambini con acetone o nel sangue dei diabetici, tanto che gli stessi promotori raccomandano di seguire queste diete per un numero limitato di giorni”.

Eppure, la logica di una dieta shock si è rivelata vincente. Veloce e indolore, si segue giusto il tempo di smaltire un po’ di ciccia in vista della prova costume. Non si perde massa magra, grazie all’apporto proteico, e non si patisce nemmeno la fame, dato che i corpi chetonici inducono nausea e perdita dell’appetito. Dove sta il problema? “Le diete chetogeniche sono state sperimentate clinicamente su soggetti selezionati, per esempio nel caso dell’epilessia infantile i corpi chetonici si sono dimostrati così potenti da ridurre i focolai di iperattività neuronali”, prosegue Petroni. “In virtù degli studi condotti, ne conosciamo anche gli effetti collaterali: si va dai più lievi come alitosi, stanchezza, irritabilità, stitichezza, ai più severi, come sovraccarico renale, calcoli, fino al rischio di cardiomiopatie. Lo scorso anno, uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition suggeriva che sono sufficienti quattro settimane di dieta ad alto valore proteico e ridotto apporto di carboidrati per indurre modifiche negative a livello della microflora del colon che possono favorire la comparsa del tumore colon-rettale”. Insomma, se in caso di obesità grave o patologie importanti, il ricorso a diete che scombussolano profondamente il metabolismo può essere un’opportunità, quando si tratta di perdere pochi chili è lecito chiedersi se il gioco valga la candela.

È una domanda al momento senza riposta. Infatti, non è mai stato pubblicato uno straccio di studio clinico su riviste scientifiche con peer-review. Né per la dieta Tisanoreica ideata dall’imprenditore vicentino Gianluca Mech. Né per la dieta Dukan del guru francese radiato nei giorni scorsi dall’Ordine dei medici per violazione del codice deontologico. Né per la dieta, o meglio il digiuno, del sondino, il metodo estremo di nutrizione artificiale lanciato sei anni fa da un chirurgo dell’Università La Sapienza di Roma, Gianfranco Cappello, e impiegato in Italia su oltre 37 mila persone. “Chi decide di seguire queste diete deve essere consapevole che sta facendo da cavia”, denuncia Petroni. “È sconcertante che in ambito farmacologico si richieda, giustamente, di arruolare decine di migliaia di pazienti per testare un nuovo farmaco anti-obesità, e non ci sia alcun obbligo di sperimentazione clinica per i regimi dietetici. Ritengo che le autorità sanitarie dovrebbero sospendere queste diete, in attesa di riscontri rigorosi sull’efficacia e la sicurezza a breve e lungo termine”. Ma il mondo, a volte, sembra girare al contrario.

Così, anziché promuovere una corretta informazione sull’importanza di seguire l’unica dieta sensata, quella mediterranea (che prevede il 50-60 per cento di carboidrati, il 25-30 per cento di grassi e il 12-15 per cento proteine), ridurre le calorie e fare sport, in Parlamento si fa pubblicità alla dieta Tisanoreica, ospitando convegni sponsorizzati da Mech che hanno fatto insorgere i nutrizionisti contro il Ministero della salute, nelle farmacie si promuovono i prodotti brevettati dal Centro studi Tisanoreica (imitazioni di pane, pasta, biscotti, dolci, sughi “finti”, che contengono solo fibre, proteine e vitamine, per un costo di circa 600 euro per 40 giorni di dieta), giornali, televisioni, librerie fanno da cassa di risonanza ad aggressivissime operazioni di marketing. Finora sono caduti nel vuoto anche gli allarmi delle principali società di nutrizione che hanno denunciato i rischi della dieta del sondino o NEC (acronimo che sta per Nutrizione enterale chetogena) e chiesto al Ministero della Salute dibloccare il metodo del professor Cappello, che gestisce  privatamente una ventina di centri in Italia (oltre a ricoprire un incarico al Policlinico Umberto I di Roma) e altri centri nel resto del mondo. Il tubicino per l’alimentazione artificiale, simile a quello che viene inserito nelle narici dei pazienti in stato terminale o vegetativo, sta dilagando Oltralpe come “la dieta lampo delle promesse spose”. Attraverso l’esofago, il tubicino porta nello stomaco una soluzione a base di proteine, rilasciata lentamente nell’arco delle 24 ore. È vietato mangiare, anche solo un boccone. Con poche centinaia di calorie in corpo, e la chetosi che aggredisce i grassi, si perde peso a vista d’occhio. “È una tecnica è sicura, usata comunemente in chirurgia, e lo dimostrano migliaia di miei pazienti che non hanno avuto nessuna complicanza. Il sondino, delle dimensioni di uno spaghetto, non procura nemmeno fastidio”, ribatte Cappello (che non è un nutrizionista). “I dietologi disapprovano questo sistema, ma non hanno capito che offre la grande possibilità di eliminare l’obesità dal mondo”. Come vendere miracoli. Un metodo adatto a quasi tutti, a giudicare da quanto si legge sul sito di Cappello. Ma gli esperti non la pensano così e pretendono una regolare sperimentazione, approvata dal comitato etico. “Persino la cura Di Bella è stata sperimentata”, osserva Petroni.

Al di là dei rischi di effetti collaterali, un’ulteriore criticità di queste diete è che non implicano alcuna educazione alimentare. Anzi suggeriscono l’idea, sbagliatissima, che i carboidrati siano da demonizzare. Il paziente non viene accompagnato attraverso un percorso di dimagrimento equilibrato. Finito il ciclo, che succede? Come si riprende a mangiare?”, si domanda Petroni. “Di solito, dopo un breve periodo si ritorna punto e a capo. Perché, purtroppo, le scorciatoie non funzionano”. 

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/01/le-diete-piu-pazze-del-momento/