Archive for aprile 2012

Un’app per il sogno perfetto

COSTUME E SOCIETÀ – Cambiare il mondo? Si può fare. O, almeno, se ne possono cambiare i sogni. È quello che promette lo psicologo e performer britannico Richard Wiseman, che ha appena lanciato dal suo blog uno studio di massa per scoprire se si possono davvero pilotare i sogni. Il fatto è che Wiseman nei mesi scorsi ha partecipato allo sviluppo di Dream:ON, un’app per iPhone che, secondo le intenzioni, dovrebbe monitorare il sonno notturno e, soprattutto, indirizzare l’attività onirica .

Funziona così: prima di andare a dormire si “programma” l’app, scegliendo l’ora a cui si desidera essere svegliati e il “paesaggio sonoro” che più si avvicina al sogno desiderato (uccellini che cinguettano in campagna, sciabordio delle onde sulle spiaggia e così via). Poi si appoggia l’iPhone sul letto e lo si lascia lavorare. Durante la notte, l’app registra i movimenti del dormiente e, a partire da 20 minuti prima della sveglia, approfitta del primo momento di quiete per far partire il suono scelto.

«La teoria è che il suono può influenzare il subconscio e venire incorporato nel sogno», spiega lo psicologo. Al risveglio, l’app “chiede” di scrivere un breve resoconto del sogno, che può anche essere condiviso sui social network, al posto della classica fotografia, e che servirà a Wiseman per valutare se l’esperimento funziona davvero.

Chiunque – o meglio, chiunque possieda un iPhone – può partecipare, basta scaricare gratuitamente l’app. Attenzione però: solo un paio di paesaggi sonori sono gratis, gli altri vanno acquistati. Wiseman comunque mette subito in guardia: anche se Dream:ON dovesse funzionare, non è detto che basti una notte. Probabilmente ci vorrà qualche giorno perché il cellulare riesca a “introfularsi” nei nostri sogni. A proposito, potendo scegliere, voi che cosa desiderereste sognare? Wiseman mesi fa aveva lanciato un piccolo sondaggio tra i suoi lettori e queste sono le wordcloud che ha ottenuto, per donne e uomini.

Notate la differenza?

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/04/11/unapp-per-il-sogno-perfetto/#more-29104

L’aspartame fa male ( REPORT di ieri docet )? Parliamo di Miracolina, il dolcificante proibito

Le pasticche di Miracolina in vendita in Giappone

In Giappone tutti i diabetici e gli obesi che vogliono togliersi la voglia di dolce sanno dove andare: al bar-pasticceria «Miracle Fruit» di Tokio, ad Ikebukuro, il quartiere dei divertimenti e dello shopping. Tutte le leccornie offerte lì – compresi torte, gelati, mousse al cioccolato e paste – hanno calorie cinque volte meno di un pasticcino.

Il cuoco garantisce: nemmeno un grammo di zuccheri.

E infatti, se assaggiati da sé, i «dolci» del Miracle Fruit alla frutta sono acidissimi, e quelli al caffè e al cioccolato molto amari.

Ma ecco il trucco: prima dell’abboffata, dovete masticare una piccola bacca rossa, un po’ simile al frutto della rosa canina, offerta dalla casa.

Masticate un minuto.

Da quel momento, la vostra lingua avverte tutti i sapori aspri e amari come dolci.

Una spremuta di limone o di pompelmo sembrerà una limonata.

Un caffè senza zucchero, vi sembrerà zuccherato.

La bacca rossa – che di per sé non ha praticamente alcun sapore – proviene da una pianta nativa dell’Africa Occidentale, il Synsepalum Dolcificum, usata da secoli dagli africani per insaporire i cibi.

La bacca contiene una proteina – chiamata non a caso «Miracolina» – che si posa sulle papille gustative della lingua e le «inganna», facendo sembrare dolce l’amaro e l’aspro.

L’effetto dura da mezz’ora e un’ora.

Ovviamente, poichè non contiene zucchero, non fa ingrassare e non provoca alcun disturbo ai diabetici.

In Giappone, la bacca miracolosa è in commercio, e molto ricercata dalle signore a dieta e dai diabetici.

Due categorie in grande aumento, il che significa un grande mercato potenziale.

Ma in Europa, la miracolina è sconosciuta.

Negli Stati Uniti, è addirittura vietata.


Ne ha vietato il commercio negli anni ‘70 la FDA, Food and Drugs Administration, l’autorevole ente che autorizza l’uso dei farmaci in America.
Come mai?
Non è mai stato chiaro.
I complottisti, che in USA sono legione, sospettano che ci siano state pressioni dalla potente industria zuccheriera.
O peggio: fanno notare che mentre vietava la miracolina, il FDA stava per autorizzare la vendita dell’aspartame, il dolcificante chimico prodotto dal colosso farmaceutico Searle:un business da miliardi di dollari.
Per autorizzare l’aspartame ci sono voluti 16 anni: evidentemente per qualche motivo.
Oggi lo si trova in tutti i supermercati, nelle bevande gassate «senza calorie» e in pseudo-zuccheri commerciati con i nomi Neutrasweet, Sucrase e così via.
In Europa leggete bene le etichette: l’aspartame è indicato come additivo E 951.
Perché l’aspartame, se ingerito abitualmente, è un comprovato neurotossico.
Un medico americano, dottor H. J. Roberts, ha scritto un libro di successo, di 1038 pagine, sui pericoli della sostanza: «Aspartame Disease, an ignored Epidemic».
E’ in corso in USA un processo collettivo, su richiesta di migliaia di consumatori, che chiede alla Searle 350 milioni di dollari per i danni causati dalla sua sostanza.
Secondo le accuse, la Searle ha nascosto i danni fisici già evidenti durante le prove cliniche: avrebbe persino asportato i tumori cerebrali che si sviluppavano nei ratti da laboratorio alimentati con aspartame.
Il fatto è che è stato amministratore delegato della Searle un personaggio molto influente nei governi americani: un certo Donald Rumsfeld.
E’ lui che ha condotto gran parte della campagna commerciale dell’aspartame, e anche per questo – quando la Searle è stata acquisita dalla Monsanto nel 1985 – ha ricevuto una buonuscita di 12 milioni di dollari. Rumsfeld, sia detto tra parentesi, è stato anche il capo della Gilead Science, l’azienda che ha inventato il Tamiflu, l’anti – influenzale commercializzato dalla Roche.
Quando l’anno scorso è esplosa la psicosi dell’influenza dei polli, il Tamiflu è stato coralmente indicato – con enorme grancassa mediatica – come la sola cura disponibile.
Il governo americano da solo ne ha ordinato 20 milioni di dosi, ciascuna costa 100 dollari, per la cifra di 2 miliardi di dollari: e allora Rumsfeld era ministro del governo, ancorchè alla Difesa.

La Miracolina invece non ha effetti collaterali, ma nemmeno santi in paradiso.
La Monsanto non se ne interessa: sarebbe un concorrente rovinoso per l’aspartame.
L’umile pianta africana, dicono i trattati, è di difficile commercializzazione perché la proteina si degrada rapidamente.
Ma in Giappone vendono i frutti surgelati, e vendono anche pasticche di Miracolina.
Anzi, da qualche tempo hanno modificato geneticamente una lattuga in modo che produca miracolina senza bisogno di importarla dall’Africa.
L’Africa produce un’altra pianta dolcificante senza zucchero, il Thaumtoococcus Daniellii.
La proteina che si trova nei suoi rossi frutti, taumatina (dal greco «tauma», miracolo) ha un potere dolcificante 2.500 volte quello dello zucchero.
In Giappone la conoscono da vent’anni.
In Europa è autorizzata come additivo E-957; anche questa non ha calorie, non fa ingrassare e non dà problemi ai diabetici.
Ma non è prodotta da alcuna multinazionale, solo da reti del commercio solidale in Ghana.

Maurizio Blondet

http://www.laleva.org/it/2007/05/miracolina_il_dolcificante_proibito.html

Usa, muore d’infarto dopo il panino-killer: secondo caso

Darwin parlava di selezione naturale. Non conoscete Darwin? Ok, parliamo di giraffe allora.

Nel corso di milioni di anni le mutazioni genetiche che portarono alcuni individui ad avere un collo (sempre) più lungo si rivelarono vantaggiose: questi individui potevano raggiungere più facilmente le foglie di alberi alti, il che, in condizioni di scarsità di cibo, determinò un migliore adattamento all'ambiente rispetto agli individui col collo più corto: migliore capacità di procurarsi il cibo, quindi maggiore probabilità di sopravvivere, di raggiungere l'età della riproduzione e di riprodursi, dunque, maggiore probabilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico (e quindi la lunghezza del collo) alle generazioni successive.

Adesso vi starete chiedendo cosa c'entra con il titolo del post.

Beh, esseri umani così incoscienti da mettere a repentaglio la propria vita per una porcheria del genere meritano di estinguersi affinché le generazioni successive possano trarre beneficio da tale "selezione naturale".

Scherzo eh. Però c'è da rifletterci 



LAS VEGAS – Las Vegas si sa è la capitale delle trasgressioni “made in Usa”. Ma questa volta non saranno Casinò, Strip-club, lussuosissime boutique a far parlare della capitale del divertimento a stelle e strisce, quanto piuttosto un panino killer. E già perché la pietanza ipercalorica servita in un noto ristorante della città del Nevada ha già mietutodue vittime, la prima delle quali tre mesi fa. Ad entrambi ha ceduto il cuore addentando il "bypass burger", una bomba calorica formato panino che può arrivare fino a 10 mila calorie.


DUE VITTIME E MEZZA - Ma ricostruiamo la vicenda, anche grazie all'attento monitoraggio dell'Huffington Post, che da mesi segue l'evolversi della situazione culinaria. Il primo caso è avvenuto nel 2011, uno “sparo a salve” del burger, che aveva in principio infartuato un cliente, un ragazzo di 29 anni, riuscito però a sopravvivere al morso fatale. La sorte non è stata così benevola con un'altro cliente, un uomo che circa 3 mesi fa, sempre nello stesso ristorante, ha subito uninfarto fatale mentre consumava il bypass burger,versione triple ossia a tre piani. Stesso epilogo poco tempo fa, questa volta una donna di 40 anni, anche lei uccisa dalla pietanza in versione double. Tuttavia, in questo caso, vi era anche un organismo indebolito da alcol e fumo continuo e da un Margarita a far da “fluidificante” al pasto. C' è da dire che le due versioni citate non sono le più “insane”. La versione a 4 piani del bypass burger, infatti, può contare ben 10 mila calorie. Una dinamite per il fegato. Ma si sa, gli americani non guardano troppo alla linea e al mangiar sano, come del resto testimonia il fatturato del locale, che nonostante le morti gode, almeno lui, di ottima salute. 


Fonte: 
http://www.net1news.org/usa-muore-dinfarto-dopo-il-panino-killer-secondo-caso.html

Cos’è la sindrome di Stendhal?

La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze, è il nome di una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini,confusione e anche allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d'arte di straordinaria bellezza, specialmente se sono compresse in spazi limitati.

Tale disagio è spesso riscontrato nella città di Firenze. La malattia, piuttosto rara, colpisce principalmente persone molto sensibili e fa parte dei cosiddetti malanni del viaggiatore.

Il nome della sindrome si deve allo scrittore francese Stendhalnom de plume di Henri-Marie Beyle (Grenoble, 23 gennaio 1783 – Parigi, 23 marzo 1842). Egli, essendone stato personalmente colpito durante il suo Grand tour del 1817, ne diede una prima descrizione che riportò nel libro "Napoli e Firenze: un viaggio da Milano a Reggio":

"Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. "

Il riconoscimento scientifico della sindrome di Stendhal, sebbene numerosi casi fossero stati descritti dalla prima metà del 
XIX secolo, è stata proposta nel 1979, quando fu analizzata in un libro dalla psichiatra Graziella Magherini, che osservò e descrisse più di 100 casi fra i visitatori del capoluogo toscano.

La sindrome fu diagnosticata per la prima volta nel 1982 e, secondo quanto riportato, più della metà delle sue vittime sono di matrice culturaleeuropea, non italiani, che ne sono immuni per affinità culturale, e giapponese. Fra i più interessati, vi sono individui di formazione culturale classica o religiosa che spesso vivono da soli.

Il fattore scatenante la crisi si ha spesso durante la visita ad un museo della città, dove il visitatore è colpito dal senso profondo di una o più opere, la relazione di queste con i loro creatori che trascende le immagini ed i soggetti; il che si manifesta inizialmente con comportamenti molto vari che possono giungere anche ad un'isteria che può spingere alla distruzione dell'opera. Inoltre il disagio causato dall'opera è generalizzato in un primo momento a uno stato di inettitudine diffuso sia mentale che fisico, che verrà poi sostituito dopo un periodo di "adattamento" a una nuova allucinazione; questo stato, spesso confuso con uno stato psicotico e non facilmente scindibile, si protrae per l'arco della vita alla visione di opere dello stesso autore o di quelle che la psiche del soggetto tende ad associare per contenuti, fino ad arrivare a una sorta di delirio causato da una sensazione di omnicomprensione, e libertà intellettuale generalizzata dovuta a una distanza minore tra l'"intelletto" degli autori e il proprio, colmando il divario, apparentemente, tra lo stato di finitudine provato con l'opera iniziale e questa nuova espansione cognitiva.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stendhal

Samsung Galaxy S II: oggi l’aggiornamento a Ice Cream Sandwich

A differenza di altri paesi, i possessori italiani del Samsung Galaxy S2 sono stati destinati ad aspettare più tempo per poter vedere l’aggiornamento del sistema operativo made in Google. L’attesa, però, è finalmente finita! Durante la giornata di oggi la società sudcoreana rilascerà ufficialmente l’aggiornamento Ice Cream Sandwich.

La notizia è stata divulgata da Samsung Italia attraverso Twitter. Ancora non è chiaro precisamente quali saranno i dispositivi a cui l’aggiornamento è rivolto. Ma, quasi sicuramente, sarà possibile effettuare l’upgrade esclusivamente su Samsung Galaxy S2 no-brand italiani. Non si hanno informazioni circa la validità dello stesso anche per le versioni brandizzate dai vari operatori. Tra qualche ora ne sapremo di più.

Fonte:http://www.chimerarevo.com/2012/04/23/samsung-galaxy-s-ii-laggiornamento-ice-cream-sandwich-sara-disponibile-entro-oggi-in-italia/

Spring e l’inversione di controllo

Spring è un framework creato per costruire applicazioni J2EE robuste, basato su una  architettura a strati  composta da sette differenti moduli. 

  • lo strato Core è la sua parte più importante e contiene le funzioni essenziali del framework. In questo layer vengono esposte la implementazione di Spring del principio della inversione del controllo.
  • lo strato DAO è  un layer di persistenza.    
  • lo strato AOP integra all’interno del framework le funzionalità tipiche della programmazione orientata agli aspetti.
  • lo strato ORM consente di integrare all’interno delle applicazioni alcuni tra i più popolari tool per l’accesso ai database relazionali, come ad esempio Hibernate, iBatis ed altri ancora.
  • lo strato WEB fornisce una implementazione del paradigma Model – View – Controller per le applicazioni web.

Ci si potrebbe chiedere  cosa si intende in concreto quando si parla di inversion of control e qual'è la differenza tra IoC e Dependency Injection ?  

Spesso infatti questi due termini sono usati indifferentemente, come se fossero sinonimi, in realtà indicano  concetti sottilmente distinti. 


Per Inversion of Control (IOC - inversione di controllo) si intende un pattern di programmazione, secondo il quale si tende a tener disaccoppiati i singoli componenti di un sistema, in cui le eventuali dipendenze non vengono scritte all'interno del componente stesso, ma gli vengono iniettate dall'esterno: non si segue il normale flusso di controllo dei linguaggi imperativi, in cui, nel momento del bisogno, si richiamano funzioni di classi o librerie esterne, gli oggetti quindi non istanziano e richiamano gli oggetti dal quale il loro lavoro dipende, ma queste funzionalità vengono fornite da un ambiente esterno tramite dei contratti definiti da entrambe le entità.

La Dependency injection è una delle tecniche con le quali si può attuare l'IOC. Essa prende il controllo su tutti gli aspetti di creazione degli oggetti e delle loro dipendenze. Spring usa molto diffusamente la Dependency Injection con il risultato, tra le altre cose, di eliminare dal codice applicativo ogni logica di inizializzazione. Normalmente, senza l'utilizzo di questa tecnica, se un oggetto necessita di accedere ad un particolare servizio, l'oggetto stesso si prende la responsabilità di gestirlo, o avendo un diretto riferimento al servizio, o individuandolo con un "Service Locator" che gli restituisce un riferimento ad una specifica implementazione del servizio. Con l'utilizzo della dependency injection, l'oggetto ha in sé solamente una proprietà che può ospitare un riferimento a quel servizio, e quando l'oggetto viene istanziato, un riferimento ad una implementazione di questo servizio gli viene iniettata dal framework esterno, senza che il programmatore che crea l'oggetto sappia nulla sul suo posizionamento del servizio o altri dettagli sullo stesso.

Bare con le foto dei calciatori del Napoli

Questa volta "i soliti furbetti" a Napoli si sono davvero superati.

Non so se i tifosi partenopei apprezzeranno ( io non lo sono e non apprezzo ) ma ritengo che un'iniziativa del genere si quanto meno di cattivissimo gusto.

Ci stiamo spingendo davvero oltre… e se qualcuno intendesse approfittarne probabilmente si meriterebbe davvero di venir rinchiuso in una di quelle scatole farlocche

Troppo acido, lo so. Ma oggi va così.

Lascio a voi i commenti.

NAPOLI – Una azienda di onoranze funebri propone la bara personalizzata del Napoli con tanto di fotografia del campione preferito. Ma Il calcio Napoli non ne sa nulla e spiega che il prodotto non solo non è autorizzato ma è «lesivo dell'immagine».

Tutto inizia con un articolo in cui Fabio Bellomunno, giovane patron della storica ditta di onoranze funebri napoletana, racconta le novità del settore e spiega di essere l'ideatore di una nuova linea di bare personalizzate modello extra-lusso. Roba da ricchi, insomma, persone molto facoltose che anche l’ultimo viaggio se lo vogliono fare a gusto loro e senza badare a spese. «Devo essere sincero? Con la bara del Napoli ho qualche difficoltà pure io, è una questione di scaramanzia. E se poi perde? Alla fine si direbbe che è stata colpa delle nostre bare e non sarebbe giusto. Ma vallo a spiegare ai napoletani». 



Certo, tutti i torti Bellomunno non ha: lui propone la bara azzurra, il Napoli perde, la patente di jettatore non gliela toglie più nessuno. Senza contare che ancora non sappiamo che cosa ne pensano Hamsik, Cavani e Lavezzi fotografati e stampati a dimensione quasi naturale sul coperchio di mogano della nuovissima bara modello tifoso. Quanto costa? Parecchio. 



Minimo 1500 euro, massimo 2500, ma è chiaro che dipende da come la si vuole. Modello classico o moderno? Noce, frassino o mogano? Interni semplici o imbottiti? Pittura matta o lucida? «I prezzi cambiano – prosegue il titolare – e non vale solo per la bara del Napoli. Se il rivestimento interno lo vogliono in seta pura, in pelle o in velluto pregiato il costo lievita. Anche con le pitture bisogna fare attenzione, adesso va molto di moda il satinato che chiaramente costa più del colore base e le richieste non si contano insieme con una serie di stravaganze che, per carità cristiana, vi risparmio». 



Già, perché dopo la bara del Napoli, il velluto, la seta, il satinato, le foto del defunto sulla cassa, i cuori e i fiori da applicare sui lati del feretro, c’è ancora dell’altro. Si chiama «cristallizzazione delle ceneri» l’ultima tendenza in materia di cremazioni, una pratica inquietante che lascia vagamente perplesso anche Fabio Bellomunno. Che ormai – assicura – non si meraviglia più di niente. «Cristallizziamo, certo che sì. E anche con una discreta frequenza. In poche parole: si prendono le ceneri del vostro caro, si cristallizzano ben bene e se ne fanno pietre da incastonare su orecchini, bracciali, collane, anelli e ciondoli». Defunti da indossare, insomma. Avendo buona cura di non farseli scippare.



Dopo la pubblicazione dell'articolo, la società sportiva ha diffuso una nota: «La società sportiva calcio Napoli comunica che l’iniziativa descritta non è mai stata autorizzata e, pertanto, non è ufficiale. Il prodotto, non autorizzato, è lesivo dell’immagine della SSCNapoli S.p.A., dei marchi di sua proprietà nonché dell’immagine e della persona dei suoi calciatori tesserati, che tra l’altro, non hanno in nessun modo autorizzato tale iniziativa. La SSCNapoli S.p.A., si riserva pertanto di perseguire l’iniziativa in ogni sede giudiziaria, sia con riguardo l’uso non autorizzato dei propri segni distintivi, sia con riguardo al danno all’immagine e al decoro della SSCN, sia con riguardo alla tutela dell’immagine dei propri calciatori, i cui diritti, come è noto sono stati ceduti in esclusiva alla Società Sportiva Calcio Napoli».

Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=190491&sez=SPORT