Archive for settembre 2011

La particella dissidente

CRONACA – Dal CERN al Gran Sasso tra stupore e cautela si presentano i risultati delle misure sulla velocità del tempo di volo del neutrino nell’ambito dell’esperimento CNGS-OPERA.

Dopo il comunicato stampa e il seminario di presentazione al CERN, lunedì 26 settembre è stata la volta del seminario ufficiale di presentazione dei nuovi e inattesi risultati presso il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso.

I risultati, anticipati da un’inaspettata fuga di notizie giovedì 22, sono stati mostrati in un seminario da Pasquale Migliozzi, trasmesso in streaming anche nella giornata inaugurale del XCVII congresso nazionale della Società Italiana di Fisica, che si svolge questa settimana a L’Aquila.

L’esperimento, frutto di una collaborazione di 160 fisici, 30 istituti di ricerca, 4 centri di metrologia internazionali e 11 nazioni coinvolte, mostra per la prima volta un dato sperimentale in cui una particella, il neutrino, supera (seppur di poco) la velocità della luce. Queste particelle continuano a far parlare di sé come figlie anarchiche, ma particolarmente amate nella famiglia della fisica delle particelle elementari. Dapprima previste, ma non osservate. In seguito osservate, ma con pochissimi eventi. Massive, ma con masse sfuggenti. Ora si permettono anche di andare più veloce della luce.

“Il risultato ha potenzialmente un grandissimo impatto nel mondo della ricerca e pertanto richiede la massima cautela e prudenza”, ha sottolineato Antonio Ereditato, coordinatore dell’esperimento, all’inizio del seminario di Migliozzi, “e pertanto non è possibile parlare di scoperta, almeno fin quando non verranno effettuate misure indipendenti per confermare la sorprendente osservazione”.

Stupore e cautela sono le parole più ricorrenti tra gli scienziati coinvolti nella ricerca, come confermano Alessandra Pastore dell’Università di Bari e Fabio Pupilli dell’INFN che partecipano all’esperimento OPERA e sono stati tra i primi a essere a conoscenza dei nuovi dati.

“Inizialmente siamo rimasti stupiti dall’inattesa osservazione sperimentale e questo ci ha spinto a essere cauti nella divulgazione dei risultati. Sono stati necessari 2 anni di misure e analisi accurate per scartare tutte le fonti di possibili errori sperimentali. Solo quando il dato è stato considerato abbastanza robusto si è ritenuto di poter passare al vaglio della comunità scientifica presentando la ricerca in un articolo“, raccontano i due ricercatori. In effetti i dati mostrati si riferiscono a misure relative a più di 15.000 eventi e le misure di sincronizzazione tra il momento della produzione del fascio di neutrini al CERN e quello della rilevazione nel rivelatore di OPERA mostrano un errore sistematico (10 nanosecondi) ben al di sotto del tempo di anticipo osservato (i neutrini arrivano con 60 nanosecondi prima di quanto aspettato). Ma nonostante questo, gli stessi autori della pubblicazione sono consci della necessità di andare più a fondo e trovare delle verifiche o delle smentite al di fuori della cerchia dei ricercatori direttamente coinvolti nel progetto.

“L’intento della pubblicazione e divulgazione dei risultati è principalmente di raggiungere un audience più vasto rispetto ai partecipanti all’esperimento per ricevere feedback dal mondo scientifico, e non certo quello di scatenare clamore mediatico attorno a nuove presunte teorie”.

“La divulgazione dei dati avrebbe dovuto seguire un iter ben preciso con una successione di comunicati stampa e seminari ufficiali al CERN e al LNGS già in calendario da alcuni giorni”.

La fuga di notizie che ha preceduto l’ufficializzazione della notizia il 23 settembre ha creato non poco scompiglio non solo nel mondo scientifico, ma anche nel mondo della comunicazione, soprattutto in Italia.

“L’approccio dei media stranieri è stato molto cauto con una maggiore attenzione ai contenuti del lavoro, mentre la stampa italiana è sembrata molto più attenta a titoli sensazionalistici che non rispecchiano le intenzioni degli autori del lavoro”.

L’articolo, come sottolineato da tutte le persone coinvolte sia al CERN che al Gran Sasso, si chiude volutamente senza un’interpretazione teorica del dato e con una richiesta alla comunità scientifica di maggiori e indipendenti verifiche vista la portata dei nuovi risultati.

L’anomalia riscontrata nella velocità del neutrino maggiore di 20 parti per milione rispetto alla velocità della luce, considerato il limite massimo di velocità, dovrà pertanto essere discussa e verificata dalla comunità scientifica. Non ci resta che aspettare prima di poter aprire un nuovo capitolo nella storia della fisica.


Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/09/27/la-particella-dissidente/#more-23871



Gameboid: Emulatore Gba per il nostro Android

Quante volte avete avuto voglia di ritrovare quei vecchi giochi dell’infanzia come i Pokemon, Dragonball, Mario bros!?!. Bene! Con Gameboid possiamo usare il nostro smartphone Android come emulatore. Vediamo cosa ci occorre per completare il nostro art attack!

Innanzitutto dovete disporre di un terminale con android 1.5 o superiore (praticamente ogni cellulare sul mercato), inoltre, vi occorrerà un file bios che si può reperire facilmente con una ricerca tramite google o scaricarlo cliccando qui e ovviamente una rom con cui giocare.

L’applicazione che andrete a scaricare non è più presente sul market non so ancora per quale motivo. È possibile ancora scaricare legalmente l’applicazione dal market SlideME. Quindi installatela a vostro rischio. L’unica assicurazione che posso darvi è che a me non ha mai creato problemi di sorta. Altra cosa importante: funziona solo con rom GBA. 

Gameboid

Quindi:

  • Carichiamo sulla memoria esterna sia la rom che il bios
  • Installiamo l’emulatore da qui oppure usiamo il codice QR.

Gameboid QR

  • Avviamo Gameboid e selezioniamo il bios scaricato in precedenza.
  • Scegliamo la rom e buon divertimento!


Fonte: http://www.chimerarevo.com/2011/08/26/gameboid-emulatore-gba-per-il-nostro-android/

Android: finalmente disponibili i comandi vocali in italiano!

Una grossa, grossissima novità per tutti gli utenti Android. La funzione ricerca vocale, molto utile per dettare messaggi di testo e/o effettuare rapide ricerche, si trasforma finalmente anche in “azioni vocali” in grado di supportare comandi vocali in italiano! Cosa significa questo? Significa che potrete mandare messaggi, chiamare contatti, ottenere indicazioni stradali, previsioni meteo, mappe eccetera semplicemente parlando con il vostro cellulare. Provate a dire una delle diciture:

  • Invia messaggi - Prova a dire “invia SMS a [destinatario] [messaggio]*”ad esempio “invia SMS a Giulia Bianchi Scusami, sarò in ritardo”
  • Indicazioni stradali - Prova a dire “guidami [indirizzo/città/nome dell'attività]”ad esempio “guidami al Colosseo” o “guidami in Piazza Navona, Roma”
  • Chiama attività commerciale - Prova a dire “chiama attività commerciale] [località]*”ad esempio “chiama Pizzeria Di Gennaro a Milano”
  • Chiama i contatti - Prova a dire “chiama [nome contatto] [tipo di telefono]*”ad esempio “chiama Luca cellulare”
  • Visualizza una mappa - Prova a dire “mappa di [indirizzo/città]”ad esempio “mappa di Roma”
  • Vai a siti web - Prova a dire “vai su [sito web]”ad esempio “vai su Wikipedia”
  • Cerca su Google - Prova a dire “[query]”ad esempio “immagini del Colosseo”

Naturalmente dovete disporre dell’ultima versione di Ricerca Vocale installata ed aggiornata e avere un sistema Android 2.2 o successivi! La nuova funzionalità funziona perfettamente sia sugli smartphone che sui tablet.

Per attivare la funzione, inoltre, dovete andare su Impostazioni -> Ingresso e uscita voce e selezionare la lingua italiana in “Impostazioni riconoscimento vocale“. Per utilizzare le azioni, cliccate sull’icona a forma di microfono dal widget che avete sul Desktop o avviando l’applicazione “ricerca vocale”. Ora pronunciate uno dei comandi sopra elencati e godetevi le azioni vocali di google!

Attenzione: sembra che sui dispositivi Samsung ci siano attualmente ancora dei problemi e non tutte le funzionalità funzionano correttamente. Lasciate pure i vostri feedback nei commenti dell’articolo, è molto importante per chiunque conoscere un parere e la vostra esperienza.


Fonte:http://www.chimerarevo.com/2011/09/14/android-finalmente-disponibili-i-comandi-vocali-in-italiano/

Google+ per Android si aggiorna e supporta le videochiamate in Hangout

Con l’apertura di Google Plus al pubblico passato da field trial allo stato di beta, anche l’applicazione Mobile riceve importanti aggiornamenti tra cui la possibilità di accedere aivideoritrovi tramite l’applicazione per Android (a breve la funzionalità sarà presente anche su iOS)!
Ma entriamo nel dettaglio seguendo passo passo il grande cammino intrapreso da Google con il suo strabiliante progetto.

Dalla data di lancio del progetto ad oggi molto in Google Plus è cambiato. Aggiornamenti su aggiornamenti e feedback di migliaia di utenti hanno sicuramente migliorato tantissimo la piattaforma rendendola user friendly in primo luogo, intuitiva e stabile.
Gli Hangout hanno dimostrato la loro semplicità e utlità sin dagli inizi e sono proprio loro la grande novità dell’ultimo aggiornamento rilasciato in data odierna sull’Android Market!

La funzione Videoritrovi ora è supportata da dispositivi Android 2.3 e superiori con foto/video camere (a breve sarà disponibile anche per iOS). Gli Huddle sono stati rinominati in Messenger e il loro layout è notevolemente migliorato disponendo i messaggi scambiati in uno schema più gradevole alla vista.Ma torniamo ad enumerare le funzioni introdotte dall’ultimo aggiornamento:

  • Migliorato il supporto agli SMS. Gli utenti indiani ed americani possono ora postare su Google+, ricevere notifiche, rispondere agli “Huddle” rivolti anche a paesi stranieri, tutto tramite SMS. Basta associare il proprio numero di telefono alle impostazioni di Google+. Naturalmente si prevede che presto il supporto SMS sia introdotto anche in Italia.
  • Migliorato il tag. Per aggiungere qualcuno delle proprie cerchie ad una conversazione o menzionarlo in un post o in un commento basta digitare +[suonome].
  • È possibile cambiare foto profilo dall’applicazione Mobile.
  • Puoi decidere quali notifiche vuoi ricevere sul tuo smartphone.
  • È possibile spostare l’applicazione (che pesa in totale circa 20 MB) sulla memoria SD esterna.
  • Huddle rinominati Messenger e introdotto lo sharing delle immagini.
  • Videoritrovi da Mobile per Android 2.3!

Se non hai ancora installato l’applicazione di Google+ che aspetti?
Scaricalo da AppStore per iOSdall’Android Market o leggendo il QR barcode qui sotto per dispositivi Android.

Ricordiamo che nonostante i Videoritrovi siano compatibili solo con le versioni superiori o uguali alla 2.3, l’applicazione può essere anche installata su dispositivi montanti versioni precedenti con la possibilità comunque di utilizzare il Messenger per l’invio di testo e foto.

Fonte:http://www.chimerarevo.com/2011/09/20/google-per-android-si-aggiorna-e-supporta-le-videochiamate-in-hangout/

Il vecchino con il cappello

Quest'oggi avrei piacere di parlarvi di un bizzarro personaggio popolante le nostre strade. Popolante le nostre strade nei momenti meno opportuni e critici, aggiungerei.
Il soggetto in questione, consueto oggetto delle mie più vive ed affettuose imprecazioni mattutine, è "Il vecchino con il cappello".

Sappiate che "Il vecchino con il cappello", meglio definito a seguire come "vecchiaccio maledetto", ha un indole strana e perversa. Indole che lo porta a fiondarsi in folli e scapestrate gare di velocità, sempre tenute nel rigido limite dei 10 km/h.

Ama gareggiare negli orari di punta.

Qualcuno giura di averlo visto sfidare delle lumache impaurite, agguerrito e munito di guanto di velluto. Qualcuno giura pure di averlo visto scommettere la propria pensione con un riccio lungo una statale.

E' il nemico naturale del guidatore mediamente incazzato ( categoria di cui mi onoro di far parte ).

Il "vecchiaccio maledetto" te lo ritrovi davanti alle 8 di mattina, unica causa inspiegabile di una coda formatasi su una strada provinciale, tracciata come un solco tra il nulla ed il nulla, piazzata da chissà chi, in aperta e deserta campagna.

A nulla servono le urla dei clacson poco più indietro di lui. Il "vecchiaccio maledetto" sembra infatti ignorarle, o semplicemente è adagiato dalla sua palese sordità in un mondo pressocchè ovattato nonchè perfetto.

Caratteristica saliente de "Il vecchiaccio Maledetto" è il suo cappello. 

Anche ad agosto DEVE portarlo. Probabilmente esisteranno motivazioni religiose o votive alla base di questo particolare comportamento. Fatto sta che seppur si gli altri automobilisti vedano l'asfalto sciogliersi sotto le proprie gomme, il vecchiaccio deve tenerselo sul capo.

Un giorno dovrò decidermi a prendere il treno. Credo.

Cos’è il WSDL?

Il Web Services Description Language (WSDL) è un linguaggio formale in formato XML utilizzato per la creazione di "documenti" per la descrizione di Web Service.

Mediante WSDL può essere, infatti, descritta l'interfaccia pubblica di un Web Service ovvero creata una descrizione, basata su XML, di come interagire con un determinato servizio: un "documento" WSDL contiene infatti, relativamente al Web Service descritto, informazioni su:

  • cosa può essere utilizzato (le "operazioni" messe a disposizione dal servizio);
  • come utilizzarlo (il protocollo di comunicazione da utilizzare per accedere al servizio, il formato dei messaggi accettati in input e restituiti in output dal servizio ed i dati correlati) ovvero i "vincoli" (bindings in inglese) del servizio;
  • dove utilizzare il servizio (cosiddetto endpoint del servizio che solitamente corrisponde all'indirizzo – in formato URI - che rende disponibile il Web Service)

Le operazioni supportate dal Web Service ed i messaggi che è possibile scambiare con lo stesso sono descritti in maniera astratta e quindi collegati ad uno specifico protocollo di rete e ad uno specifico formato.

Il WSDL è solitamente utilizzato in combinazione con SOAP e XML Schema per rendere disponibili Web Services su reti aziendali o su internet: un programma client può, infatti, "leggere" il documento WSDL relativo ad un Web Service per determinare quali siano le funzioni messe a disposizione sul server e quindi utilizzare il protocollo SOAP per utilizzare una o più delle funzioni elencate dal WSDL.

La versione 1.1 di WSDL non è stata adottata come standard dal World Wide Web Consortium (W3C).

Il 26 giugno 2007 la versione 2.0 è stata promossa a standard ufficiale (in forma di "raccomandazione") dal W3C.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Web_Services_Description_Language


Wi-Fi, 3G e i rischi per la salute.

Leggo e riporto un interessante articolo relativo alla diatriba infinità inerente le radiazioni emesse dai dispositi 3g e WI-FI

L'articolo mi pare interessante. Val la pena di dargli un'occhiata:
 

In casa e fuori siamo circondati da apparecchiature elettroniche: televisione, telefoni, computer sono la base, ma a questi si possono aggiungere tutti i dispositivi mobili come smartphone e tablet. E anche gli ebook Reader.

Questi ultimi dispositivi sono comunque abbastanza diversi da tutti gli altri menzionati. Infatti sono gli unici che non utilizzano, schermi LCD ma uno speciale display (E-Ink) privo di emissioni elettromagnetiche. La conseguenza principale è che non stancano la vista.

I vari apparecchi menzionati, infatti, essendo a retroilluminazione, dopo un certo periodo di tempo affaticano la lettura. Inoltre tutti gli schermi LCD emettono una serie di radiazioni, non solo luminose, certo non dannose ma sempre con degli effetti sui nostri occhi.

Wi-Fi e 3G. Che effetti sulla salute?

Il Wi-Fi danneggia la salute? Almeno non negli ebook-Reader, dato anche che la maggior parte del tempo resta spento

Ormai tutti i dispositivi si caratterizzano per un’alta connettività, ovvero la possibilità di connettersi alla Rete in qualsiasi posto ci si trovi, o quasi. Se si possiede solo una connessione Wi-Fi ci si potrà collegare solo con la rete Wi-Fi di casa oppure tramite un accesso libero.

Il 3G, invece, funzionando tramite la rete mobile, ovvero quella dei cellulari, ci permette di poter navigare dovunque ci sia campo, praticamente in qualsiasi luogo.

Ma utilizzare queste connessioni può arrecare dei danni alla salute? Anche su dispositivi come gli ebook Reader? Proviamo a dare una risposta.

Partiamo dalla connessione Wi-Fi in generale. Secondo molti convegni che hanno riunito scienziati che si occupano di questa tecnologia, i limiti italiani ed europei alle emissioni elettromagnetiche garantiscono una protezione contro qualsiasi tipo di danno alla salute.

Riguardo a queste onde, si può immaginare che siano tanto più potenti rispetto ai propri pc o dispositivi. Eppure, nel caso della provincia di Roma, per esempio, gli hot spot Wi-Fi emettono radiazioni elettromagnetiche 10 volte inferiori rispetto ai limiti massimi generabili per legge, e fino a 20 volte inferiori di quelli stabiliti dalla comunità europea.

In Italia il limite per legge di inquinamento da campi elettromagnetici è 6 V/m, ed è uno dei più ristrettivi. Un cellulare, durante una chiamata, genera un campo elettromagnetico di 60V/m, ma ad un metro di distanza già scende a circa 20 V/m.

Tuttavia, nell’etere l’inquinamento medio è di circa 2 V/m con punte di 3-4 in vicinanza dei ripetitori dei cellulari. Un access-point Wi-Fi a un metro di distanza dall’antenna genera un campo poco superiore a 1 V/m per scendere ancora di più a 3-4 metri. Quindi questo dato è sufficiente per capire che questa tecnologia è già molto meno inquinante della telefonia mobile.

Per quanto riguarda la rete 3G (terza generazione) il discorso non è molto diverso. Un documento dell’Unione Europea chiarifica gli sforzi affrontati per capire se esistono dei danni alla salute.

Se vengono rispettati i limiti, la maggior parte dei risultati dimostrano che “non è possibile attribuire effetti cancerogeni e altri effetti termici alle radiofrequenze utilizzate dagli apparati di telefonia mobile” – qui compresi tutti i dispositivi che utilizzano le SIM, come appunto i tablet e gli ebook Reader con connessione 3G.

Le emissioni degli ebook Reader.Vi sono dei rischi?

La quantità di onde elettromagnetiche rilasciate da un ebook Reader sono davvero trascurabili. E attive solo in pochissimi momenti

Alcune persone potrebbero avere timore ad avere in mano apparecchi che continuano ad emettere onde elettromagnetiche, per così tante ore – si pensi a quanto tempo si utilizza un eReader per leggere un libro.  Le preoccupazioni però sono sufficientemente infondate. Ecco perché.

Il campo elettromagnetico ha intensità che varia con il quadrato della distanza. Dunque se alla distanza di un metro l’intensità è 10, a distanza di 2 metri l’intensità diminuisce di quattro volte e non della metà. Praticamente, è il motivo per cui è meglio tenere il cellulare lontano dall’orecchio e non dormire con la testa vicina ad un access point.

Un cellulare lavora con una potenza che va da 1W a 20W a seconda dalla distanza dalla cella. Una emittente radio FM da 1 a 10 KWatt, mentre un access point lavora ad una potenza di circa 0.1W – 0.2 W, ovvero con un ordine di grandezza molto inferiore al cellulare.

Gli ebook Reader hanno una potenza leggermente minore di un access point, ma cosa più importante, emettono onde solo quando le connessioni sono attivate, e si può navigare su internet. Questo perché consente ai dispositivi di risparmiare batteria – la connessione consuma molta energia.

Tenere quindi in mano un ebook Reader mano potrebbe anche favorire un effetto antenna relativo al campo magnetico emesso dall’access point, ma né più né meno di quello che si ottiene tenendo in mano un altro oggetto di pari dimensioni.

Secondo i dati, quindi, l’inquinamento elettromagnetico di un eReader con connessione attiva è almeno 10 volte inferiore ad un cellulare, praticamente trascurabile. Inoltre, quando Wi-Fi o 3G non sono attivi, non ha nessuna emissione. Per esempio, sul Kindle è sufficiente premere due tasti per disattivare il wireless.

A differenza dei cellulari, infatti, anche se inutilizzato un ebook Reader non comunica con la propria cella, ma al massimo scambia dei pacchetti di dati, mentre quando viene spento, è totalmente inattivo.

In conclusione dunque, che il wireless sia acceso oppure spento, le emissioni di onde elettromagnetiche sono talmente basse da non poter avere nessun effetto sulla salute di una persona.

 

Fonte: http://www.ebook-reader.it/news/wireless-wi-fi-3g-e-i-rischi-per-la-salute-molto-bassi-per-gli-ebook-reader/

 

A conferma di quanto espresso posto anche un articolo del Disinformatico ( http://attivissimo.blogspot.com/2007/05/paura-del-wifi.html ), perfettamente in linea con quanto già espresso:
 

Con il diffondersi della tecnologia Wifi, la comodissima soluzione che permette di evitare di disseminare cavi e cavetti per casa e negli uffici, sostituendoli con un'antennina discreta che porta Internet in tutto l'ambiente, inizia a diffondersi l'inevitabile paura della tecnologia. Ricalcando fedelmente gli allarmi per la presunta pericolosità dei telefonini, ora arriva la paura del Wifi, che emetterebbe radiazioni pericolose.

A parte l'infelice uso del termine radiazioni, che evoca incubi nucleari, il problema nasce dalla poca comprensione di un concetto basilare, ossia il dosaggio: qualsiasi sostanza o effetto fisico è dannoso o meno a seconda delle dosi applicate. Il peperoncino, per esempio, fa bene a piccole dosi, ma una scorpacciata può avere conseguenze micidiali.

La preoccupazione per il Wifi si muove su due fronti: uno è quello degli access point, ossia le antennine fisse, che emettono pressoché costantemente onde radio; l'altro è quello dei dispositivi Wifi integrati nei computer, che non hanno emissioni così continue ma, soprattutto nel caso dei laptop, sono a distanza ridottissima dal corpo dell'utente (e in particolare da alcuni organi molto cari alla popolazione maschile).

Visto il dilagare del Wifi nei luoghi pubblici (bar, sale d'attesa e ristoranti) e nelle scuole, i non addetti ai lavori hanno cominciato ad additare questa nuova forma di inquinamento elettromagnetico. Ma cosa c'è di reale in tutte queste paure?

Molto poco: è scesa in campo la BBC, che ha dedicato al tema una puntata del programma Panorama che chiarisce i termini del problema. I rilevamenti delle emissioni WiFi condotti durante la trasmissione in una scuola sono risultati 600 volte inferiori ai limiti di sicurezza e tre volte superiori al segnale emesso da una stazione radio base della rete cellulare. A seconda di come vengono presentati questi due dati, è facile creare ansia e panico o tranquillizzare eccessivamente l'opinione pubblica.

Sono dati da calare in un contesto: l'ente britannico per la tutela della salute ha dichiarato che stare per un anno in una zona servita dal Wifi espone allo stesso dosaggio di una telefonata cellulare di venti minuti. Va anche notato che le onde radio fanno parte del nostro ambiente da ormai un secolo e non ci sono effetti scientificamente documentati di conseguenze derivanti da emissioni ai bassi dosaggi ritenuti appunto sicuri. L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha condotto uno studio sulla presunta pericolosità del Wifi, la cui conclusione è che sulla base dei "bassissimi livelli di esposizione e dei risultati di ricerca raccolti fin qui, non ci sono prove scientifiche convincenti di effetti nocivi sulla salute da parte dei deboli segnali RF delle stazioni base e delle reti senza fili".

Anzi, paradossalmente lo stesso documento dell'OMS rivela un aspetto che pochi avranno considerato prima di impanicarsi per il WiFi: a causa della loro frequenza più bassa, a parità di esposizione fannno più male i segnali delle antenne radiotelevisive. "Il corpo assorbe fino a cinque volte più segnale dalla radio FM e dalla televisione che dalle stazioni base" Inoltre, nota lo studio, che le stazioni radio e TV trasmettono da cinquant'anni e non ci sono state conseguenze sulla salute.

A parte, s'intende, i danni sociali e cerebrali derivanti dall'ascolto e dalla visione di certi programmi.

Il paradosso del barbiere

Un certo Villaggio ha tra i suoi abitanti un solo barbiere. Egli è un uomo ben sbarbato che rade tutti – e unicamente – gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Questi sono i fatti. La domanda è: << Chi rade il barbiere?? >> 

A prima vista sembra plausibile supporre che il barbiere si faccia la barba da solo. Tuttavia, se si comporta in questo modo , viola la premessa secondo cui egli rade tutti gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Ma, se non si rade, allora il babriere viola la premessa secondo cui egli rade trutti gli uomini che non si radono da soli. Chi, allora, rade il barbiere del villaggio?

Questo paradosso fu presentato per la prima volta nel 1918 dal filosofo inglese Bertrand Russel. Se il paradosso viene ridotto ai suoi termini più semplici, ci si rende conto di avere a che fare con due insiemi di uomini del villaggio: coloro che si radono da soli e coloro che non si radono da soli e, dunque, si fanno radere dal barbiere. Il problema effettivo è: a quale gruppo appartiene il barbiere? Di fatto, il barbiere non appartiene ad alcuno degli insiemi, in quanto, come si è visto, la sua presenza produce la conclusione contraddittoria secondo cui egli rade se stesso se e solo se non si rade. In realtà, come ha osservato il filosofo americano Willard Van Quinem il paradosso può essere considerato una prova valida a sostegno del fatto che il barbiere non può esistere: risulta un caso classico di reductio ad absurdum 

Tuttavia, la questione non è così elementare, in quanto il paradosso presenta una struttura esattamente parallela a un altro paradosso di Russel, quello dell'insieme di tutti gli insiemi che contengono se stessi come propri elementi. Russel presentò questo paradosso nel 1901, ed esso ebbe un grande impatto sul pensiero matematico del XX secolo. Riferendosi al rilievo del paradosso, il matematico tedesco Gottlob Frege, fondatore della moderna logica matematica, parlò di << tremori aritmetici >>. 

Il nocciolo del paradosso di Russel è rappresentato dalla convinzione che per ogni descrizione o proprietà specificata esista un insieme corrispondente; cioè, un insieme viene costruito precisando una condizione necessaria e sufficiente per appartenere a tale insieme. Così, se fissiamo la condizione per essere un satellite della Terra nell'anno 100 a.C., tutto ciò che mostra di possedere queste caratteristiche – per esempio, la Luna – risulterebbe elemento dell'insieme dei << satelliti della Terra nel 100 a.C. >>. Se poi definissimo l'insieme dei << satelliti artificiali della Terra nel 100 a.C. >>, ci troveremo di fronte a un insieme vuoto, un insieme cioè che non ha elementi, ma che è pur sempre un insieme: l'insieme vuoto, come appunto si dice. 

L'antinomia di Russel prende considerazione l'autoappartenenza di un insieme. Gli insiemi di oggetti non sono chiaramente membri di se stessi; ad esempio, l'insieme dei satelliti terrestri del 1980 non è elemento di se stesso, in quanto non ruota intorno alla Terra. Neppure l'insieme di tutti i libri di logica ricreativa è membro di se stesso; infatti, come hanno notato i logici americani James Carney e Richard Scheer, non ha pagine, non ha testo, non ha rilegatura nè prezzo. 

Il fatto che gli insiemi di oggetti non contengano se stessi come elementi non significa che non esistano insiemi membri di se stessi. Si consideri, ad esempio, l'insieme di tutti gli insiemi che hanno più di dieci elementi. Esso conterrebbe molti insiemi, tra cui i seguenti: l'insieme di tutti i satelliti artificiali della Terra nel 1980, l'insieme di tutti i libri di logica ricreativa, così come l'insieme di tutti i gatti, l'insieme di tutti i cani, quello di tutti gli uccelli, quello di tutti i serpenti, quello di tutti i cammelli, quello di tutti gli uccelli marini e quello di tutti gli aironi; per non citare l'insieme di tutti i fiori, l'insieme di tutti gli ortaggi, l'insieme di tutti gli alberi, l'insieme di tutte le alghe, e così via. Dunque, è assolutamente chiaro che l'insieme di tutti gli insiemi contenenti più di dieci elementi ha esso stesso più di dieci elementi ed è perciò elemento di se stesso. Dopo tutto, se l'insieme di tutti gli insiemi che hanno più di dieci elementi non fosse elemento di se stesso, non sarebbe l'insieme di tutti gli isniemi con più di dieci elementi. 

Torniamo ora a considerare quegli insiemi che non sono membri di se stessi: gli insiemi dei satelliti artificiali, dei libri di logica ricreativa, eccetera. La domanda diventa : << L'insieme di tutti gli insiemi che non sono elementi di se stessi è un elemento di se stesso? >> Per comoditàdi espressione chiamiamo X l'insieme di tutti gli insiemi che non sono elementi di se stessi. Se poniamo che X sia membro di se stesso, allora, per definizione, non è membro di se stesso, in quanto X contiene soltanto quegli elementi che non sono elementi di se stessi. Analogamente, se poniamo che X non sia elemento di se stesso, allora per definzione, è membro di se stesso, in quanto X contiene tutti quegli insiemi che non sono elementi di se stessi. quindi X non può nè essere nè non essere elemento di sè; tuttavia chiaramente, secondo la legge del terzo escluso, deve essere una cosa o l'altra. In linguaggio ordinario questo significa che l'insieme di tutti gli insiemi che non sono elementi di se stessi non è membro di sè, se e solo se è elemento di se stesso. Ci troviamo alla prese con una contraddizione. 

Nella sua soluzioned del paradosso dell'insieme di tutti gli insiemi che sono elementi di se stessi, Russel confutò il principio di astrazione. Egli concluse che l'insieme di tutti gli insiemi che non sono elementi di se stessi non è un insieme. Come nota Quine nel suo saggio The Ways of Paradox :

Il principio di astrazione non può essere facilmente abbandonato. Il modo pressoché invariabile di specificare un insieme consiste nel definire una condizione necessaria e sufficiente per appartenere a esso. Una volta definita tale condizione, ci pare che un insieme sia << dato >> e non si riesce a immaginare che tale insieme non esista per nulla. Può essere vuoto, certo; ma come potrebbe non essere affato un insieme? Quale tipo di sostanza può, essere richiesta per tale insieme, che non sia fornita dalla condizione di appartenenza? Tuttavia queste osservazioni non servono a nulla di fronte all'antinomia, che semplicemente dimostra la insostenibilitàdel principio. E' un chiaro dato logico, una volta che si consideri l'antinomia, che non vi è alcun insieme, vuoto o d altro genere che abbia come elementi gli insiemi che non sono elementi di se stessi. Dovrebbe avere se stesso come elemento se, e solo se, non avesse se stesso come elemento.

Russel ritenne che si debba respingere la convinzione che esiste un insieme corrispondente a ogni predicato; cioè che, per ogni asserzione di una proprietào di una caratteristica, esiste necessariamente un insieme i cui elementi possiedono quella proprietào caratteristica. Russel giudicò privi di significato i predicati che danno origine a conseguenze contradditorie, nel senso che non producono un insieme. Secondo l'osservazione di Quine sopra citata, il semplice tentativo di definire un insieme dàl'errata impressione che esso esista, mentre quando si definisce un insieme, ciò che effettivamente si fa è presupporre la possibilità della sua esistenza. E' chiaro tuttavia che la definizione di un insieme, deve soddisfare le condizioni per la sua esistenza, tra le quali è anche il principio per cui tali condizioni definitorie non dovrebbero essere contradditorie. Così come non è possibile descrivere una figura geometrica come << cerchio quadrato >>: poichè le nozioni di quadrato e di cerchio sono tra loro contradditorie, non si può descrivere un insieme in termini di caratteristiche contradditorie. 

Russel riuscì a eliminare il paradasso sostenendo che il principio di astrazione non è valido nelle situazioni in cui la condizione di appartenenza comprende l'appartenenza stessa. Questo, in effetti, elimina il paradosso e consente di usare il principio di astrazione in quegli ambiti della matematica in cui il concetto di insieme viene utilizzato in modo secondario e marginale. In ogni caso, fu enorme l'effetto di questa restrizione sulla teoria generale degli insiemi. Si introdusse l'uso di indici per distinguere i differenti livelli di linguaggio e tranquillizzare i logici a proposito della restrizione riguardante l'autoappartenenza. La soluzione offerta da Russel per il suo paradosso degli insiemi è simile, da questo punti di vista,alla soluzione proposta da Alfred Tarski per il paradosso del mentitore. Entrambe le soluzioni, inoltre, ci costringono a rifiutare nozioni di cui siamo profondamente e intuitivamente convinti, una riguardante gli insiemi e l'alatra riguardante la verità. 

Esistono altri modi di superare la contraddizione presente nel paradosso di Russel, uno dei quali comporta la costruzione teorica degli insiemi basata su una logica a più valori e non sulla logica classica a due valorim vero o falso. In un sistema di questo genere, la negazione assume un significato diverso da quello tradizionale, ed è
quindi possibile per un insieme sia essere elemento di se stesso sia non essere elemento di se stesso. 

Il paradosso di Russel sull'insieme di tutti gli insiemi che non sone elementi di se stessi presenta una notevole somiglianza al paradosso della eterologicitàdi Kurt Grelling e a quello del minimo intero di G.G. Berry. Tuttavia, a differenza di questi ultimi, il paradosso di Russel ha avuto un'effettiva influenza sullo sviluppo del pensiero matematico ed è ancora oggetto di discussione. E' notevole per la sua semplicità, in quanto implica soltanto nozioni di insieme e di appartenenza, mentre gli altri paradossi necessitano di un linguaggio complesso e ambiguo e presentano una natura essenzialmente semantica.