Archive for agosto 2011

Come ottenere i permessi di root su Android 3.0.1

Oggi vi propongo una soluzione davvero interessante per ottenere i permessi di root su un dispositivo android 3.0.1 ( ad esempio un iconia tab a500 )
La soluzione è interessante soprattutto perchè è davvero semplice applicarla.

Sappiate peò che in alcuni casi ottenere i permessi di root non è un’operazione così indolore e in qualche raro caso qualcuno ci ha rimesso anche l’intero telefono ( raro ). Con gli ultimi tool ottenere i permessi di root è semplice ma se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto siete stati avvertiti.

I passi da seguire sono i seguenti:

- Scaricare l'apk dal seguente link: gingerbreak-v1.20.apk
- (IMPORTANTE!!!) Inserire una schedina MicroSD nello slot (formattata fat32)
- Mettere il tablet in modalità verticale (portrait) e bloccare la rotazione dello schermo mediante lo switch
- Installare l'apk scaricato al punto 1 mediante un file manager, quale ad es. Astro File Manager
- Eseguire l'applicazione installata
- Dal menu presentato dall'applicazione selezionare "Root device"
- Attendere (da 1 minuto a pochi minuti)… se tutto va bene il tablet si riavvia da solo ed il rooting è completo

Per verificare, aprite un terminale e digitate "su" seguito da Invio… dovrebbe apparire l'applicazione "Superuser" che vi chiede conferma sul concedere i permessi di superutente… confermate e siete ROOT.

Spero di aver fatto cosa utile… Ciao!

Verso l’Intelligenza Artificiale, giocando

Al MIT i computer imparano il linguaggio giocando a un popolare videogioco manageriale

Anche se un po’ datato il Test di Turing è ancora un caposaldo (quasi un monito) nel campo dell’Intelligenza Artificiale: avremo una macchina davveropensante quando questa sarà in grado di parlare con noi, cioè quando costruiremo un complesso hardware-software capace di padroneggiare il linguaggio simbolico. Pochi mesi fa ha fatto notizia a questo proposito l’impresa di Watson, il supercomputer della IBM che a Jeopardy! (un gioco televisivo popolare in USA) ha battuto due campioni in carne e ossa: non si può ancora affermare che la macchina comprendesse le domande nel modo in cui le intendiamo noi, non più di quanto un chatterbot possa capire quello che gli chiediamo, per quanto, in entrambi i casi, la risposta ci possa soddisfare o meno. Watson ha però dimostrato che, sia per gli uomini che per le macchine, per estrarre informazione non c’è niente di meglio del linguaggio.

Ne è una prova il sistema messo a punto da Regina Barzilay e S.R.K. Branavan (MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) assieme a David Silver (UCL Department of Cumputer Science). I ricercatori (che hanno presentato il lavoro al meeting della Association for Computational Lingustic) hanno usato come banco di prova (come spesso accade in questo campo) un videogioco, il popolarissimo CivilizationÈ già noto che con determinati algoritmi, procedendo per tentativi ed errori, una macchina è in grado di apprendere da sola i passaggi necessari a risolvere un problema, ma in questo caso i ricercatori hanno permesso al programma, giocando, di sbirciare il manuale. Civilization, come ogni videogioco, informa il giocatore con messaggi sullo schermo in risposta a determinate azioni. Il sistema di apprendimento automatico utilizzato è stato potenziato dandogli sufficienti basi linguistiche per confrontare queste parole con quelle del manuale di gioco.

Risultato: senza istruzioni il manuale di gioco vinceva il 46 % delle volte, con il manuale ben il 79%.

La cosa fenomenale (forse anche da un punto di vista che trascende l’ambito informatico) è che il computer, così come in partenza non aveva alcuna informazione sullo scopo del gioco (della serie, l’importante è vincere) non aveva alcuna base nemmeno in merito alla lingua del manuale. A parità di condizioni, anche con un’ipotetica versione in swahili del videogioco (e ovviamente del manuale) si otterrebbero gli stessi risultati. Come un bambino che impara la lingua usata intorno a lui, così il computer, confrontando le informazioni a schermo riferite agli oggetti e alle azioni del gioco con le istruzioni di gioco del manuale, impara (in mancanza di una terminologia più appropriata) sia a giocare sia a giocare meglio man mano che aumentano le sue capacità “linguistiche”.

Ancora una volta sembra farsi largo l’ipotesi che il test di Turing diventerà obsoleto in un futuro non troppo lontano, probabilmente ben prima di quanto suggerito dalla vignetta.


Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/08/29/verso-lintelligenza-artificiale-giocando/


Agevolazioni e Chiesa Cattolica. Facciamo chiarezza?

E' notizia di questi giorni l'estrema polemica nata nei riguardi della chiesa cattolica, a causa delle ( lampanti dico io ) agevolazioni concesse a quest'ultima da parte dello stato italiano.
Lungi da me dal voler attaccare gratuitamente questo ente tanto venerato, solo mi farebbe piacere fare chiarezza su alcuni punti ed a tale scopo mi è d'aiuto commentare un articolo ( praticamente di difesa sulla questione ) pubblicato dall'Avvenire ( http://www.avvenire.it/Cronaca/agevolazionieccolaverita_201108201730212170000.htm ).

Leggo:

Ormai è purtroppo consuetudine che almeno un paio di volte l’anno parta una pressante campagna mediatica contro i presunti privilegi di cui godrebbe la Chiesa cattolica. (…) Cerchiamo quindi di fare chiarezza sul tema delle agevolazioni fiscali, nello specifico l’esenzione dall’Ici e la riduzione dell’Ires.

Ora mi domando e dico: perchè trattare nell'articolo solo due delle agevolazioni fiscali concesse? Voglio dire, ce ne sono alcune di cui non si fa parola.

A scopo informativo riporto quindi quanto segnalato da wikipedia ( Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica_in_Italia )

La Chiesa cattolica italiana è finanziata in parte dalle donazioni dei fedeli e in parte dallo Stato italiano.

La maggior parte dei finanziamenti proviene dal meccanismo dell'otto per mille, corrispondente nel 2004 a circa 940 milioni di euro.
Le offerte dei fedeli attraverso la dichiarazione dei redditi, istituite nel 1989, sono state pari nel 2003 a circa 18 milioni di euro. A questa somma bisogna aggiungere i proventi delle questue.

Come tutte le confessioni religiose che hanno firmato intese con lo Stato, infine, la Chiesa cattolica beneficia di alcune agevolazioni fiscali: gli edifici destinati a scopo di culto sono esentati dall'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e dall'imposta sui terreni. Inoltre, il "Decreto fiscale" legato alla legge finanziaria per il 2006 ha stabilito l'esenzione dall'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) a tutti gli immobili di proprietà delle confessioni che hanno firmato intese con lo Stato, a prescindere dalla natura commerciale (in precedenza l'esenzione riguardava esclusivamente gli edifici adibiti a scopo di culto). L'importo di tale esenzione è stato stimato dall'ANCI in 600-700 milioni di euro e dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in oltre 1 miliardo di euro.

Inoltre vi sono delle altre fonti di finanziamento o dei privilegi fiscali di varia natura:

- deducibilità di circa 1000 euro (al massimo) mediante la dichiarazione
- fondo speciale per il pagamento pensioni al clero
- esenzione fiscale totale, comprese imposte su successioni e donazioni, per le parrocchie e gli enti ecclesiastici
- finanziamenti alle scuole private, tra cui sono comprese quelle cattoliche
oneri di urbanizzazione destinata agli edifici di culto
- contributi agli oratori

Ma andiamo avanti. Dall'Avvenire:

L’ESENZIONE ICI
La norma contestata è quella che esenta gli immobili nei quali gli enti non commerciali svolgono alcune specifiche e definite attività di rilevante valore sociale, cioè quelli «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985. n. 222 [le attività di religione o di culto]» (art. 7, c. 1, lett. i, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504). La norma, quindi, richiede il contestuale verificarsi di due condizioni: gli immobili sono esenti solo se utilizzati da enti non commerciali e se destinati totalmente all’esercizio esclusivo di una o più tra le attività individuate; inoltre, come stabilito dopo le modifiche apportate al testo originario, l’esenzione «si intende applicabile alle attività [...] che non abbiano esclusivamente natura commerciale». (cfr. c. 2-bis dell’art. 7 del D.L.. n. 203/2005, come riformulato dall’art. 39 del D.L. 223/2006).

Rileggendo attentamente: "l’esenzione «si intende applicabile alle attività (…) che non abbiano esclusivamente natura commerciale».

L'avverbio «esclusivamente» è fondamentale, e infatti non è stato messo lì a caso. Faccio un esempio pratico che ritengo plausibile ( chiunque provi a smentirmi sulla NON fattibilità della cosa ): un grande istituto religioso vicino casa, comprensivo anche di chiesa (non parrocchiale) e di oratorio, affitta stanze ad una trentina di universitari fuori sede a 400 euro al mese, ma siccome la struttura non ha «esclusivamente» natura commerciale – dal momento che c'è anche la chiesa e l'oratorio – non paga un centesimo di ici (ma incassa circa 12mila euro al mese di affitto dagli studenti )".

Sappiamo quanto una parola nelle leggi possa modificare di molto la sua applicabilità.

Nulla da dire sullo sconto IRES, sconto che spero sia equamente conceso agli enti No Profit ( che la chiesa rientri poi in tra gli enti No Profit potrebbe essere oggetto di discussione, ma tralascio la questione per non creare ulteriori polemiche ).

Anche se:

Secondo le nostre leggi, per l'iscrizione all'anagrafe delle Onlus bisogna documentare di rivolgere le proprie attivita' esclusivamente verso soggetti svantaggiati, e non mi sembra che gli studenti di alcuni lussuosi pensionati religiosi rientrino in questa categoria. In piu' se non erro ( qualora sbagliassi comunicatemelo e sarò lieto di rettificare ) se una normale Onlus ha delle attivita' commerciali che superano il 44% degli introiti, perde il suo status di Onlus con tutte le agevolazioni fiscali ad essa correlate.

Anche questo andrebbe verificato, credo.

A voi i commenti.

Nexus Prime: il prossimo Googlefonino di Samsung con Android 4.0

Dopo la notizia che Google ha acquistato Motorola Mobility, molti erano pronti a scommettere che il prossimo Nexus fosse stato un terminale made in Motorola. Non sarà così ed a smentire il tutto, in via indiretta ma del tutto ufficiale, è un file xml raggiungibile tramite il sito della Samsung a questo indirizzo ed un annuncio comparso sul blog di samfirmwareIl prossimo Google Phone sarà Samsung, si chiamerà Nexus Prime ed avrà alcune interessanti caratteristiche:

  • Processore dual-core Exynos da 1.5 GHZ;
  • 1 GB di RAM;
  • Schermo da 4.5 pollici Super Amoled HD;
  • Android 4.0 Ice Cream Sandwich.
Il nome del modello sarà invece GT-I9250 e possiamo affermare con certezza, finalmente, che Ice Cream Sandwich è il codename della versione 4.0 di Android. Non si hanno per il momento ulteriori informazioni a riguardo di questo terminale ma, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere rilasciato già ad Ottobre o Novembre per contrastare iOS 5 di Apple. Ho già l’acquolina in bocca :)

Fonte:http://www.chimerarevo.com/2011/08/27/nexus-prime-il-prossimo-googlefonino-di-samsung-con-android-4-0/

Steve Jobs lascia le redini a Tim Cook

Steve Jobs ha annunciato poche ore fa le sue dimissioni da amministratore delegato (CEO) di Apple, dicendo di non riuscire più a tener fede agli impegni e ai compiti imposti da quel ruolo. Nella sua lettera indirizzata al Consiglio di amministrazione, Jobs ha anche suggerito di affidare la guida della società a Tim Cook, che dall’inizio di quest’anno aveva già iniziato a lavorare come suo sostituto temporaneo.

Ma chi è Tim Cook?

Cook è cresciuto a RobertsdaleAlabama. Suo padre lavorava come operaio in un cantiere navale, mentre sua madre faceva la casalinga. Si è laureato in ingegneria industriale all'Università di Auburn nel 1982, e ha conseguito un Master in Business Administration alla Fuqua School of Business dell'Università Duke nel 1988.

Cook ha passato sei mesi come Corporate Materials in Compaq prima di essere assunto in Apple da Steve Jobs. Inizialmente era il CEO della Reseller Division alla Intelligent Electronics e ha passato dodici anni alla IBM come direttore della North American Fulfillment, dove si è occupato di gestire la produzione e la distribuzione per l'America del nord e per l'America latina.

Al suo arrivo in Apple gli venne affidato l'incarico di sistemare la divisione che si occupa della distribuzione e della manifattura. Grazie al suo intervento l'azienda ha ridotto drasticamente gli inventari e ottimizzato la supply chain, aumentando notevolmente i profitti. Per ottenere questi risultati Tim Cook ha affidato a terzi la produzione e lo stoccaggio dei prodotti Apple, chiudendo magazzini e fabbriche appartenenti all'azienda.

È divenuto amministratore delegato in Apple, ruolo per cui è stato designato, a causa della sua assenza dovuta a motivi di salute, da Steve Jobs stesso il 17 gennaio 2011. Si tratta questa della terza volta in cui Cook sostituisce lo storico volto di Apple: la prima volta per due mesi nel 2004, quando Steve Jobs fu ricoverato per un'operazione dovuta ad un raro cancro al pancreas. La seconda dal 14 gennaio 2009 fino a giugno 2009 quando Steve Jobs annunciò il suo ritiro temporaneo da Apple per 5 mesi a causa dei suoi problemi di salute.

Cook fa parte anche del Consiglio di amministrazione della Nike.

Il 24 agosto 2011 viene nominato CEO di Apple a seguito delle dimissioni rassegnate da Steve Jobs, seguendo il piano di successione interno all'azienda.

Cos’e’ un Golem?

Oggi volevo presentarvi un creatura ( fantastica ) partorita dalla cultura ebraica, davvero affascinante.

Il Golem è una figura immaginaria della mitologia ebraica e del folklore medievale. Il termine deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem che significa "materia grezza", o "embrione", termine presente nella Bibbia (Antico Testamento, Salmo 139,16) per indicare la "massa ancora priva di forma", che gli Ebrei accomunano ad Adamo prima che gli fosse infusa l'anima. In ebraico moderno golem significa anche robot.

Secondo la leggenda, chi viene a conoscenza di certe arti magiche può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Può essere evocato pronunciando una combinazione di lettere alfabetiche.

Si dice che il Golem sia stato formato attraverso il testo Sefer Yetzirah: esso risale alla sapienza di Avraham e si distingue per l'esegesi sui segreti dell'alfabeto ebraico, delle Sefirot nel legame con l'anatomia del corpo umano, con i pianeti e con mesi, giorni e segni zodiacali: queste tre figure – l'uomo, il mondo e l'anno – rappresentano tre testimoni completi. Il maestro che voleva formare un Golem, così si racconta, si serviva delle lettere ebraiche.

Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un'anima e nessuna magia fatta dall'uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.

Nella cronaca di Ahimaaz ben Paltiel il cronista medievale del XII secolo narra che nel IX secolo un rabbino, Ahron di Bagdad, scopre un golem a Benevento, un ragazzo a cui era stata donata la vita eterna per mezzo di una pergamena. Sempre alla fine del IX secolo, secondo la cronaca di Ahimaaz, nella città di Oria risiedevano dei sapienti ebrei capaci di creare golem che smettono di praticare questa attività dopo una divina ammonizione.

Si narra che nel XVI secolo un mago europeo, il rabbino Jehuda Löw ben Bezalel di Praga, cominciò a creare golem per sfruttarli come suoi servi, plasmandoli nell'argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola "verità".

C'era però un inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in "morte"; ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava.

Il Golem, non come deità ma come una sorta di angelo, la cui natura nella Qabbalah è segreta, però creato dal maestro in grado di unirne il potere spirituale alla Volontà di Dio, si racconta operasse anche per la difesa di alcune comunità ebraiche dell'Europa orientale. Ripreso il controllo della situazione, il mago decise di smettere di servirsi dei golem che nascose nella soffitta della Sinagoga Staronova, nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove, secondo la leggenda, si troverebbero ancora oggi.
 

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Golem

Cos’è l’orologio dell’apocalisse?


 

L'Orologio dell'apocalisse (Doomsday Clock in inglese) è un orologio simbolico creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago nel 1947.

La mezzanotte di tale orologio simboleggia la fine del mondo, causata da una guerra atomica. Al momento della sua creazione, durante la guerra fredda, l'orologio fu impostato sette minuti prima della mezzanotte.

L'orologio è stato spostato avanti o indietro, a seconda dello stato delle politiche mondiali e del pericolo nucleare.
lo spostamento in avanti indica una maggiore probabilità del conflitto nucleare;
lo spostamento indietro indica un miglioramento della situazione internazionale.

Le lancette sono state spostate 19 volte.[1] Massima vicinanza alla mezzanotte: due minuti, tra il 1953 (test di armi termonucleari da parte di USA e URSS) e il 1960. Massima lontananza dalla mezzanotte: diciassette minuti, tra il 1991 (trattati START) e il 1995. C'è da dire però che l'orologio non fu spostato durante la crisi dei missili di Cuba perché mancò il tempo materiale di farlo; la crisi durò infatti appena 13 giorni e non fu resa pubblica subito, ma solo al nono giorno.


Disponibile la nuova versione di Gimp ( 2.7.3 )

Dopo quattro mesi circa di lavori ed aggiornamenti, finalmente è disponibile un nuovo aggioramento di Gimp. Siamo così alla versione 2.7.3 che, vi ricordo, è considerata una versione che ci dovrà far abituare piano piano a ciò che vedremo in Gimp 2.8.

Per chi ancora non lo conoscesse GIMP (GNU Image Manipulation Program) è un programma libero e open source di fotoritocco che permette di creare e modificare immagini bitmap. Un utilizzo tipico include la creazione di grafici e loghi, ridimensionamento e ritaglio di foto, alterazione o ritocco dei colori, unione o sovrapposizione di molte immagini in una sola, eliminazione di particolari non desiderati e conversione tra formati.

GIMP può essere anche usato per creare semplici animazioni nel formato GIF. Viene spesso usato come sostitutivo del programma commerciale Adobe Photoshop, più usato nel settore professionale per la modifica e la stampa di immagini digitali (anche se GIMP non è un clone di Photoshop). Il logo è la mascotte Wilber, un coyote.

Tra i punti di forza di questa release, sicuramente va sottolineata la possibilità di utilizzare Gimp in modalità finestra singola. Le novità della versione 2.7.3 sono molteplici ma, tra tutte, spicca il “gruppo di livelli” che sarà una nuova chicca di Gimp. Ecco tutte le novità:
 

  • Support for Layer Groups
  • Session management
  • Improvements to ‘on canvas’ text editing
  • Addition of a ‘Lock Content’ button to Layers, Channels and Path dialogs.
  • ‘Rule of fifths’ crop guide overlay

 

Per installare Gimp su Ubuntu, potete affidarvi ad un comodo PPA che è compatibile con tutte le versioni di Ubuntu dalla 9.10 Karmic alla 11.10 Oneiric. Tutto ciò che dovete fare è aprire il terminale e digitare:

sudo add-apt-repository ppa:matthaeus123/mrw-gimp-svn
sudo apt-get update
sudo apt-get install gimp


Tiny Core Linux. Una distribuzione infinitesimale.

Tiny Core Linux è una mini-distribuzione Linux strutturata in soli 10MB. Tiny Core a differenza di altre distribuzioni Linux di piccole dimensioni, presenta delle caratteristiche innovative. Il core della distribuzione gira per intero in RAM e ha un tempo di boot estremamente ridotto. I componenti principali del sistema sono un Kernel Linux 2.6, BusyboxTiny XFltk (Fast Light ToolKit).

Una barra delle applicazioni in stile Mac OS X spicca come elemento di discontinuità rispetto a quelle tradizionali di Gnome eKDE. La distribuzione base non presenta nessuna applicazione utente ad eccezione di un browser che consente di accedere alla repository online delle estensioni. Le estensioni sono file compressi (vedi Compressione dei dati) di tipo squashfs. Navigando l’archivio è possibile selezionare le applicazioni da utilizzare e installarle secondo uno dei 3 metodi proposti.
 

Installazione estensioni

  1. Cloud computing: Le estensioni scaricate usando il browser delle applicazioni esisteranno solo nella sessione corrente e saranno installate in RAM.
  2. TCE/Installa: le applicazioni verranno scaricate, decompresse e ogni file risultante viene collegato al file system.
  3. TCE/Installa + copyfs (copia nel file system): le applicazioni verranno scaricate, decompresse nel file system.


Esiste anche un modo ibrido di operare: Local/Install: installa le estensioni in una partizione Linux o un loop back file contenente la cartella /usr/local. Le estensioni che supportano questa modalita' sono marcate come comaptibili PPI nei loro .info file. L'obiettivo di Tiny Core è quello di essere un sistema Linux usabile in tutti i contesti, da quelli di “amministrazione e recovery” a quelli di normale produttività “desktop environment”. Le piattaforme hardware gestite da questa distribuzione sono la maggior parte di quelle ad oggi esistenti nel mondo dei computer desktop, dei notebook e dei netbook.

Considerando la velocità estrema e l'esiguo spazio occupato su disco da questa distribuzione, ritengo che come minimo sia assolutamente da provare.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Tiny_Core_Linux


Realizzare uno splash screen per un’ applicazione android

Oggi vi propongo delle utili indicazioni su come realizzare uno splash screen per la vostra prossima applicazione Android.
 

Come prima cosa inseriamo nel consueto file string.xml le stringhe che verranno utilizzate nella nostra app:
 

<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>

<resources>

    <string name="app_name">SplashScreen</string>

    <string name="main_screen">MainScreen</string>

    <string name="splash_screen">SplashScreen</string>

</resources>

 

Definiamo poi il layout del nostro splash screen (  splash.xml ):

 

<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>

<LinearLayout xmlns:android="http://schemas.android.com/apk/res/android"

    android:orientation="vertical"

    android:layout_width="fill_parent"

    android:layout_height="fill_parent"

    >

<TextView  

    android:layout_width="fill_parent" 

    android:layout_height="wrap_content" 

    android:text="@string/splash_screen"

    />

</LinearLayout>


Ovviamente il layout è un pò spartano, ma è comunque migliorabile a seconda delle esigenze.

Creiamo una nuova activity ( la prima ) che esegua lo splash screen e che richiami poi una nuova Activity ( nota: l'activity di arrivo dovrà essere realizzata in modo simile a quella dello splash, ma senza la gestione del tread ovviamente ) :
 

protected boolean _active = true;

protected int _splashTime = 5000; // time to display the splash screen in ms


/** Called when the activity is first created. */

@Override

public void onCreate(Bundle savedInstanceState) {

    super.onCreate(savedInstanceState);

    setContentView(R.layout.splash);


    // thread for displaying the SplashScreen

    Thread splashTread = new Thread() {

        @Override

        public void run() {

            try {

                int waited = 0;

                while(_active && (waited < _splashTime)) {

                    sleep(100);

                    if(_active) {

                        waited += 100;

                    }

                }

            } catch(InterruptedException e) {

                // do nothing

            } finally {

                finish();

                startActivity(new Intent("com.magnus.android.splashscreen.MyApp"));

                stop();

            }

        }

    };

    splashTread.start();

    

E' tutto!