Archive for maggio 2011

Clam Antivirus: un ottimo antivirus per Ubuntu

Alla domanda: “Ma su Linux c’è bisogno di un antivirus?” a me viene semplicemente da rispondere: dipende dal caso! Solitamente gli utenti home che utilizzano antivirus su Linux sono davvero pochissimi, mentre sulle macchine server la cosa cambia notevolmente. Nonostante sia difficile contrarre un virus su Linux (a meno che non siate davvero degli assoluti sprovveduti), avere un antivirus installato su questo sistema operativo può risultare davvero utile, in qualche caso.

Vi faccio un esempio: se avete…

  • una workstation pubblica, di uso comune;
  • una macchina server;
  • una macchina che utilizzate per fare assistenza tecnica;
  • una buona dose di buonsenso e tanta prudenza

…allora l’antivirus, anche su Linux, è una cosa che fa assolutamente per voi!

Ebbene, oggi voglio presentarvene uno assolutamente efficiente, leggero e totalmente free scritto ad-hoc per le piattaforme *nix, ed utilizzato comestandard de facto (= standard ufficioso) all’interno dei mailservers: sto parlando di Clam Antivirus.

Sono sicura che vi aspettiate qualcosa di complicato da configurare e tenere aggiornato, ma Clam non è nulla di tutto ciò: potrete ad esempio aggiornare il database delle definizioni con un solo comando, oppure eseguire la scansionedi una determinata cartella facendo click destro su questa e selezionando l’apposita opzione (Clam è integrato completamente con Nautilus).

Altrettanto semplice è l’installazione, che avviene via repository: sebbene Clam sia già presente nei repository Universe di Ubuntu il mio consiglio è di utilizzare i repository del progetto stesso, che risulteranno sicuramente più aggiornati. Ragion per cui aprite un terminale (utilizzando la combinazione di tasti ALT+CTRL+T) e andate ad aggiungere i repository, aggiornare la lista ed installare l’antivirus con i seguenti comandi:

sudo add-apt-repository ppa:ubuntu-clamav/ppa

sudo apt-get update

sudo apt-get install clamav nautilus-clamscan

A questo punto per poter utilizzare l’estensione di Clam per Nautilus non dovrete far altro che riavviare quest’ultimo. Ossia, da terminale, dare il seguente comando

nautilus -q

La prima cosa che si fa una volta installato un antivirus è aggiornare le sue definizioni: dicevo il vero quando vi ho spiegato che basta un solo comando per farlo. Sempre da terminale, quindi, digitiamo

sudo freshclam

e aspettiamo il completamento dell’operazione per aggiornare il nostro antivirus. Questa è un’operazione che va fatta piuttosto spesso, per cui vi consiglio di aggiungere una linea di codice al vostro crontab per pianificarlo. Potrete trovare una buona guida per l’utilizzo di cron in questa pagina, oppure potrete utilizzare questo procedimento (che io personalmente utilizzo) per aggiornare le definizioni alle 18 di ogni giorno: aprite un terminale e digitate

crontab -e

Se è la prima volta che eseguite quest’operazione vi sarà chiesto di scegliere il vostro editor di testo preferito. Per semplicità io utilizzo /bin/nano, che dovrebbe corrispondere all’opzione 2. Per cui, alla domanda, rispondete 2 e premete invio.

Scendete, con la freccia in basso, fino alla fine del file che vi sarà aperto e, a capo rigo, incollate il seguente testo:

0 18 * * * sudo /usr/bin/freshclam --quiet

Andate a capo premendo invio, poi salvate il file premendo prima i tastiCTRL+X (comando “Salva”), poi premete (per dare conferma al salvataggio), poi premete INVIO (per confermare il nome del file). Da questo momento in poi le vostre definizioni saranno aggiornate alle 18 di ogni giorno.


Ed ora, ultima domanda ma solo in ordine di tempo, come si usa Clam? Sebbene le modalità di utilizzo possano essere molteplici (potremmo pianificare, sempre tramite cron, delle scansioni di sistema con delle particolari opzioni per l’autoclean) noi analizzeremo quella più semplice, che interessa gli utenti casalinghi: non è un caso se vi ho fatto scaricare l’estensione per Nautilus, visto che per effettuare la scansione con Clam su una cartella bastaclickare destro sulla cartella e selezionare Scan For Viruses.


Piccolo bug (almeno a me succede così): a scansione terminata, se fate click su chiudi, vi sarà notificato che “la scansione non è ancora terminata” e vi sarà chiesta conferma per la chiusura della finestra: anche premendo su SI la finestra non si chiuderà! Dovrete utilizzare il tastino di chiusura (la X in alto) per chiuderla :)

Clamscan, comunque, rappresenta a mio avviso un’ottima soluzione per lamanutenzione del sistema. Vi rimando alla home page del progetto per ulteriori informazioni, per i sorgenti e per l’installazione anche su Windows!

Prima di chiudere, voglio fare una domanda ai miei lettori: che livello di utilità ha, secondo voi, un antivirus su Linux? Fatecelo sapere! ;)

Fonte: http://www.chimerarevo.com/2011/05/28/clam-antivirus-un-ottimo-antivirus-per-ubuntu/

Come riparare qualunque tipo di computer

Netstat & Linux: alcuni esempi pratici per controllare le connessioni

Oggi voglio parlarvi di uno dei comandi più conosciuti, il comando netstat. Il suo scopo è quello di restituirci informazioni complete sulle connessioni del nostro sistema come le statistiche dell’interfacce, tabella di routing, maschera di connessione, elenco delle connessioni in ascolto o attive ecc ecc.

Come sempre, informazioni complete anche sulle opzioni di netstat potete averle digitando man netstat sempre da terminale. Lo scopo di questo mini how-to è quello di mostrarvi alcuni comandi più utilizzati di netstat.

Netstat -a

Digitate da terminale questo comando per avere una lista di tutte le porte upd e tcp attive sul sistema. Ecco un possibile output:

tanino@tanino-laptop:~$ netstat -a

Connessioni internet attive (server e stabiliti)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

tcp        0      0 localhost:ipp           *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:50240         *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:mysql         *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:53684         localhost:50240         ESTABLISHED

tcp        0      0 localhost:40248         localhost:50240         TIME_WAIT

tcp        1      0 localhost:53680         localhost:50240         CLOSE_WAIT

tcp        0      0 localhost:50240         localhost:53698         ESTABLISHED

La lista è molto lunga e ve ne ho incollata solo una parte! Se non utilizzate l’opzione -a i socket usati dai processi server non saranno mostrati.

Netstat -at

Abbiamo aggiunto il flag t, l’unica differenza è che adesso avremo la lista delle sole porte TCP:

tanino@tanino-laptop:~$ netstat -at

Connessioni internet attive (server e stabiliti)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

tcp        0      0 localhost:ipp           *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:50240         *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:mysql         *:*                     LISTEN

Netstat -au

Simile al precedente ma con la differenza che ora verranno dati in output solo le connessioni attive riguardanti i processi UDP:

tanino@tanino-laptop:~$ netstat -au

Connessioni internet attive (server e stabiliti)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

udp        0      0 *:bootpc                *:*

udp        0      0 *:57554                 *:*

udp        0      0 *:mdns                  *:*

Netstat -an

Aggiungengo invece questo flag avrete una piccola modifica nell’output. Vi verranno sempre mostrate tutte le connessioni ma questa volta non in formato hostname ma numerico.

Connessioni internet attive (server e stabiliti)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

tcp        0      0 127.0.0.1:631           0.0.0.0:*               LISTEN

tcp        0      0 127.0.0.1:50240         0.0.0.0:*               LISTEN

tcp        0      0 127.0.0.1:3306          0.0.0.0:*               LISTEN

tcp        0      0 192.168.1.3:51012       74.125.159.147:80       TIME_WAIT

tcp        0      0 127.0.0.1:53684         127.0.0.1:50240         ESTABLISHED

Netstat -l

Vi restituirà solo la lista delle connessioni in ascolto ( listening ):

tanino@tanino-laptop:~$ netstat -l

Connessioni internet attive (solo server)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

tcp        0      0 localhost:ipp           *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:50240         *:*                     LISTEN

tcp        0      0 localhost:mysql         *:*                     LISTEN

Naturalmente anche qui potete aggiungere il flag t o u avendo quindi per -lt e -lu solo le connessioni in listening riguardanti rispettivamnte le porte tcp o udp.

Netstat -s

Avrete una completa descrizione delle statistiche, la lista è abbastanza lunga!

tanino@tanino-laptop:~$ netstat -s

Ip:

24557 pacchetti totali ricevuti

2 con indirizzi non validi

0 inoltrati

0 pacchetti entranti scartati

24465 pacchetti entranti consegnati

20775 richieste inviate

Icmp:

0 messaggi ICMP ricevuti

0 messaggi ICMP in input falliti.

Istogramma input ICMP:

8 messaggi ICMP inviati

0 messaggi ICMP falliti

Netstat -c

Qui invece avrete un effetto continuo, ogni secondo vi verranno aggiornate le informazioni sulle connessioni ed eventuali cambiamenti di stato quindi li potete monitorare facilmente da terminale:

tanino@tanino-laptop:~/Scrivania$ netstat -c

Connessioni internet attive (senza server)

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato

tcp        0      0 localhost:53684         localhost:50240         ESTABLISHED

tcp        1      0 localhost:53680         localhost:50240         CLOSE_WAIT

tcp        0      0 localhost:50240         localhost:53698         ESTABLISHED

tcp        1      0 localhost:48494         localhost:50240         CLOSE_WAIT

tcp        1      0 localhost:53700         localhost:50240         CLOSE_WAIT

Netstat -r

Ha lo stesso output del comando route -e, ci restituisce informazioni sulla tabella di routing del kernel:

tanino@tanino-laptop:~/Scrivania$ netstat -r

Tabella di routing IP del kernel

Destination     Gateway         Genmask         Flags   MSS Window  irtt Iface

192.168.1.0     *               255.255.255.0   U         0 0          0 wlan0

link-local      *               255.255.0.0     U         0 0          0 wlan0

default         mygateway1.ar7  0.0.0.0         UG        0 0          0 wlan0

Netstat -ap

Ad ogni processo verrà mostrato anche il suo PID ed il nome del processo a cui ogni socket appartiene:

tanino@tanino-laptop:~/Scrivania$ netstat -ap

Proto Recv-Q Send-Q Indirizzo locale        Indirizzo esterno       Stato       PID/Program name

tcp        0      0 localhost:ipp           *:*                     LISTEN      -

tcp        0      0 localhost:50240         *:*                     LISTEN      1969/beam.smp

tcp        0      0 localhost:mysql         *:*                     LISTEN      -

tcp        0      0 localhost:53684         localhost:50240         ESTABLISHED 1790/python

tcp        1      0 localhost:53680         localhost:50240         CLOSE_WAIT  1790/python

tcp        0      0 localhost:50240         localhost:53698         ESTABLISHED

Netstat -i

Concludiamo con il flag interfaces che ci darà la lista delle interfacce di rete:

tanino@tanino-laptop:~/Scrivania$ netstat -i

Tabella dell’interfaccia del kernel

Iface   MTU Met   RX-OK RX-ERR RX-DRP RX-OVR    TX-OK TX-ERR TX-DRP TX-OVR Flg

eth0       1500 0         0      0      0 0             0      0      0      0 BMU

lo        16436 0      6255      0      0 0          6255      0      0      0 LRU

wlan0      1500 0     21165      0      0 0         16758      0      0      0 BMRU

Naturalmente questi sono solo alcuni dei flag e dei possibili usi di netstat :) Alla prossima!
 

Fonte:http://www.chimerarevo.com/2010/04/28/netstat-linux-alcuni-esempi-pratici-per-controllare-le-connessioni/

Stephen Hawking: Alieni, Universo e Vita oltre la morte

Il celebre scienziato Stephen Hawking, probabilmente la miglior mente scientifica esistente oggi giorno nel nostro pianeta, ha affermato non molto tempo addietro che gli alieni sicuramente esistono dato l'enorme numero di galassie presenti nell'universo, ma che non bisogna esserne tanto allegri poichè l'incontro con la nostra civiltà sarebbe simile all'incontro tra Cristoforo Colombo ed i nativi americani, indubbiamente dato l'elevato progresso tecnologico la nostra civiltà ne uscirebbe decimata e distrutta.

Ma veniamo ad oggi e alla recente intervista concessa al Guardian.

Con una malattia incurabile e degenerativa che lo hanno privato delle capacità motorie fin dall’età di 21 anni; lo scienziato inglese è ormai alla soglia dei settanta anni e dopo una vita intera dedicata alle scienze, alla ricerca e allo studio dello origini del nostro universo, racconta al Guardian la sua idea sull’universo, spiegando quella che secondo lui rappresenta la nostra esistenza. Chiunque si trovi in stato di malattia terminale, qualunque uomo, di fronte al pensiero della morte, da che mondo e mondo, cerca un appiglio nella sua spiritualità. Viene naturale sperare, se non in un Dio di quelli conosciuti, in un’altra esistenza dopo la morte. Bene, questo chiunque non è Stephen Hawking. “Ho vissuto con la prospettiva di una prossima morte per 49 anni- continua il fisico – non ho paura di morire, ma non ho neanche fretta di farlo. Il nostro cervello è come un computer che smette di lavorare quando uno dei suoi componenti si danneggia. Non c’è paradiso, né una nuova vita per un computer che si rompe”. Chiaro. Conciso. Imperturbabile.

IL PARADISO E’ UNA FAVOLA – “Il paradiso -continua il fisico inglese – è solo una favola per le persone che hanno paura del buio”. L’ateismo di Hawking non teme confronti, le sue sono affermazioni, non ipotesi. Come già aveva affermato in diverse occasioni, anche durante intervista al Guardian lo scienziato 69enne spiega come l’idea di un creatore che con le sue mani guida l’universo non è attendibile proprio grazie agli ultimi sviluppi della scienza: “Grazie a strumenti che già esistono, come lo European Space Agency’s Planck, sarebbe possibile individuare tracce ed “impronte” lasciate dalla luce fino a ritornare ai primi momenti in cui è stato creato l’universo.

Lo sviluppo della teoria del tutto, con cui l’uomo potrà definire tutte le forze che agiscono nel nostro universo -continua il fisico- sarà il trionfo della ragione umana; per allora dovremmo conoscere la mente Dio”. La posizione ferma ed inattaccabile di Hawking continua a delinearsi sempre di più nel corso dell’intervista.

PERCHE’ SIAMO QUI – Il luminare inglese parla senza mostrare la minima incertezza e alla domanda: Perché siamo qui? Arriva priva di timore una pronta risposta. “La scienza prevede che differenti tipologie di universo si creeranno, come si sono create finora, spontaneamente dal nulla. Per noi è una fortuna essere qui e dobbiamo andare avanti dando la massima importanza ad ogni azione ed esperienza che possiamo vivere”. Eccolo l’insegnamento, che arriva anche doveroso dopo una ferma distruzione di ogni possibile aldilà. La conclusione a cui arriva questo grande scenziato appare forse banale e inflazionata. Quella di vivere ogni momento, non deve però essere vista come un semplice e consunto “Carpe Diem”.

Il peso delle parole di Hawking arriva dall’esperienza stessa di chi le esprime. La fermezza, la freddezza con cui il fisico inglese esprime la sua teoria arriva infatti come il frutto di una vita purtroppo unica e irripetibile, che ha costretto un uomo a trascorrere ogni suo giorno con se stesso

Quasi 50 anni durante i quali, una delle menti più brillanti del nostro pianeta, ha dedicato ogni minuto della sua esistenza alla scienza, allo studio ed alla ricerca di una risposta alle infinite incertezze nascoste nell’universo.

Fonte: http://universoignoto.blogspot.com/2011/05/stephen-hawking-alieni-universo-e-vita.html

Quando un videogioco ti può salvare

I videogiochi non sono più soltanto un passatempo, da oggi possono avere anche un’applicazione terapeutica per aiutare a recuperare le abilità motorie nelle persone colpite da ictus cerebrale. Non stiamo certo parlando di Pac Man o di Tetris, ma di una nuova generazione di videogiochi

NOTIZIE – Il recupero dopo un ictus è spesso lungo e difficile soprattutto per quello che riguarda la mobilità degli arti superiori e la capacità a compiere le azioni della vita di tutti i giorni. Ben l’80-95% dei pazienti mostra disabilità motosensoriali anche a sei mesi di distanza dall’ictus, proprio a causa della complessità dei meccanismi coinvolti.

Una nuova ricerca pubblicata sulle pagine del Journal of NeuroEngineering and Rehabilitation,  dimostra che l’applicazione delle nuove tecniche cinematografiche per lo sviluppo dei nuovi videogiochi può accelerare e migliorare il recupero di un paziente colpito da paralisi dopo un ictus.

Dodici cinquantenni (8 uomini e 4 donne) hanno partecipato allo studio, sottoponendosi a un allenamento quotidiano di 2-3 ore per 8 giorni, indossando il CyberGrasp (un esoscheletro forza-riflettente), inserito sopra al CyberGlove (uno speciale guanto robotico) per assistere e misurare i movimenti della mano. I giochi, inizialmente sviluppati per l’utilizzo con il mouse, sono stati adattati per essere controllati dal CyberGlove e sono stati scelti per ottenere risultati sia sul controllo delle dita della mano, sia dell’efficienza del movimento del braccio. I parametri di risposta sono stati misurati prima e dopo aver giocato con i videogiochi e anche a sei mesi di distanza, per verificare l’effettivo recupero delle funzionalità del braccio.

I risultati ottenuti hanno dimostrato come i soggetti erano in grado di controllare più efficacemente sia il braccio, sia la mano nell’avvicinamento all’oggetto da afferrare. Si è ottenuto un significativo miglioramento della fluidità dei movimenti misurato attraverso il numero dei sub-movimenti (cioè le unità che compongono il movimento complesso) necessari per completare l’azione richiesta. L’analisi ha mostrato anche che i soggetti avevano anche un migliore controllo delle loro dita e una maggior velocità in tutti i test.

Mentre molti regimi di recupero si concentrano sull’allenamento della mano e del braccio separatamente, i videogiochi e gli ausili robotici utilizzati dai ricercatori statunitensi, lavorano per  migliorare contemporaneamente la funzione di entrambi. Se siete curiosi (e volete mettervi alla prova), nella ricerca appena pubblicata sono stati utlizzati PlasmaPong e Hammer Task per migliorare il coordinamento e velocità, mentre Hummingbird Hunt e Virtual Piano per ripristinare la precisione di presa e movimento delle dita della mano.


Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/05/19/quando-un-videogioco-ti-puo-salvare/

Risolvere la morte

Stamattina riporto un estratto di un post prelevato dal un blog che io ritengo essere uno dei più arguti e divertenti che la rete ci offre.

Il link è il seguente: http://incomaemeglio.blogspot.com/2011/05/risolvere-la-morte.html

Consiglio una lettura approfondita visto che contiene perle di saggezza e di umorismo di pregevole fattura.

Alcuni stralci:

Lo chiamano il dono della vita, anche se non sembra che i neonati lo gradiscano molto a giudicare da quanto strillano. Sarebbe interessante che ci fosse un traduttore di neonati, magari si scoprirebbe che “uè” significa “vaffanculo”.

Le persone che hanno risolto il problema della morte si riconoscono subito: attraversano la strada senza guardare, non leggono gli ingredienti del cacciatorino e quando escono illesi da un disastro aereo si limitano a chiedere informazioni sul volo successivo. È un comportamento saggio. Se uno è costretto a giocare a tennis col primo del ranking, non ha senso che si affanni cercando di vincere, è meglio che si sieda all’ombra col suo Gatorade e aspetti serenamente di perdere 6-0 6-0 6-0.

E' incredibile quanti filosofi, dopo aver speso pagine e pagine per dire che la morte è la fine di tutto, che l’esistenza umana è avvolta dal nulla, che la vita è una passione inutile, invece di concludere il proprio pensiero in modo logico e conseguente, cioè appendendosi al lampione più vicino, ti dicono che dopotutto la vita è pur sempre una gran cosa.

Siccome l’immortalità è proprio quello che mi manca per essere di buon umore, per un certo periodo ho pensato di aderire a qualcuna di queste religioni. Lo dico senza vergognarmi, dopotutto mi sembra una cosa logica: se uno ha voglia di mangiare una bistecca va in un ristorante, non in una ludoteca o in un autolavaggio. Purtroppo il problema delle religioni è che vendono bistecche invisibili, e io la roba invisibile non riesco proprio a digerirla.

Se ci fosse un indizio, un piccolo riscontro, qualsiasi cosa, sarebbe diverso; non dico tanto, basterebbe una foto di Gesù che resuscita una scatoletta di tonno o la bolletta dell’illuminazione di Buddha, invece niente, non c’è niente di niente. Così alla fine devi solo fidarti del sentito dire.

È incredibile la facilità con cui la gente crede alle dicerie metafisiche, quando invece sulle questioni terra-terra è molto più sospettosa.

È un’auto eccezionale, mi creda, da 0 a 100 in cinque secondi, e consuma meno di uno scooter.

Fantastico, e chi me lo garantisce?

Nel 1957 un fisico di nome Hugh Everett III concepì una nuova e rivoluzionaria interpretazione della meccanica quantistica, la cosiddetta interpretazione a molti mondi. La espose per la prima volta nella sua tesi di dottorato, dopodiché glisi spalancarono le porte del mercato ortofrutticolo di Princeton.

Questi sdoppiamenti e moltiplicazioni di universi accadono continuamente, ogni volta che un sistema fisico (osservatore, gatto, bicicletta, buccia di patata, cerume) interagisce con un sistema quantistico. In altre parole l’universo si ramifica di continuo in infiniti universi, e ognuno di noi non può far altro che infilarsi negli universi in cui sopravvive, per quanto improbabili e astrusi possano essere. Ogni essere umano è immortale, solo che lo è nel suo improbabilissimo universo privato, un universo dove tutti gli altri muoiono e dove, fra le altre cose, gli è impossibile suicidarsi. Chi non ci crede può provare.

Grazie a Hugh Everett III e alla sua teoria a molti mondi, ora attraverso la strada senza guardare, non leggo più gli ingredienti del cacciatorino e ogni volta che esco illeso da un disastro aereo mi limito a chiedere informazioni sul volo successivo.


Le onde del sogno

NOTIZIE – Osservando l’attività elettrica del cervello immediatamente prima del risveglio è possibile prevedere la probabilità di ricordare i sogni appena fatti. L’osservazione fatta dal team di Cristina Marzano del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno all’Università La Sapienza di Roma è importante soprattutto perché suggerisce che i meccanismi neurofisiologici di immagazzinamento e recupero dei ricordi episodici potrebbero essere gli stessi in qualsiasi stato di coscienza (veglia o sonno).

Molti scienziati sospettano che l’attività del sognare svolga un ruolo importante nella consolidazione dei ricordi. Da tempo è noto che il cervello processa nel sonno le informazioni acquisite durante la veglia, anche se la precisa funzione dei sogni è ancora incerta. Il nuovo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience supporta l’ipotesi di un collegamento fra la fisiologia del sognare  a quella del ricordare.

Marzano e colleghi hanno monitorato l’attività elettroencefalografica (EEG) di 65 volontari durante il sonno. I soggetti potevano venire svegliati in due fasi distinte del sonno la fase REM o la nonREM 2. In tutto le fasi del sonno sono 5: una REM e 4 nonREM, ciascuna con una tracciato EEG peculiare. È luogo comune che i sogni avvengano quasi esclusivamente durante la fase REM, che è anche quella che mostra un’attività elettrica cerebrale più simile alla veglia,  ma in realtà si sogna (anche se quantitativamente e qualitativamente in maniera diversa) anche nelle altre quattro fasi di sonno profondo.

Appena svegliati i soggetti dovevano compilare una sorta di diario/questionario su quanto appena sognato.

Le osservazioni hanno dimostrato che un’intensa attività theta (le onde theta sono un tipo di oscillazione elettrica caratteristico) nel lobo frontale nei 5 minuti prima del risveglio in fase REM è associata a un’alta probabilità di ricordare i sogni. Nel sonno nonREM 2 invece è una bassa attività alfa (un altro tipo di onda) nel lobo temporale a predire un’alta probabilità di ricordare i sogni.

Secondo gli autori queste osservazioni “integrano quella che dai neuroscienziati viene chiamata l’ipotesi della continuità”, che essenzialmente dice che gli aspetti quantitativi e qualitativi dei sogni riflettono in gran parte le esperienze durante la veglia e che la probabilità che certe esperienze specifiche possono essere successivamente incorporate nei sogni è modulata da molti fattori (coinvolgimento emotivo, tratti di personalità, ora in cui avviene l’esperienza, ecc.).

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/05/11/le-onde-del-sogno/

Cinema e Alieni – Accoppiata vincente

L'accoppiata Cinema-Alieni sembra essere diventata ormai una tappa fissa per le nostre sale, negli ultimi anni questa tematica si è fatta sempre piu presente agli occhi del grande pubblico con produzioni piu o meno buone trattando la tematica da diversi punti di vista.

Come non citare il famoso "Quarto tipo" (2009) dove viene trattato il tema delle abductions aliene e dove si è cercato il guadagno facile scrivendo che era una vicenda ispirata ad una storia vera?, cosa completamente falsa, ma che comunque ha fatto riflettere il pubblico su questa interessante tematica, anche se in questo film i rapiti sembrano piu che altro degli indemoniati..ne consiglio comunque la visione ,nel film troverete piccoli accenni a quello che è il vero studio delle abduction aliene mescolato con complete fesserie, il che però è gia qualcosa.

Da precisare e ripetere che in questa cittadina dell'Alaska non sono mai avvenuti questi fatti e questa dottoressa Abigail Tyler non esiste, cosi come i filmati che sono tutti ovviamente dei falsi.

Interessate spunto di riflessione è stato dato invece da "District 9" sempre del 2009 dove gli alieni vengono ghettizzati in campi di concentramento e vengono trattati come una specie inferiore…è interessante perchè per una volta non si usa la solita formula delle battaglie alla "Guerra dei due mondi" o "Indipendence day" ma qui è tutto piu tranquillo anche se i risvolti sono fanta-drammatici, gli Alieni vorrebbero tornare nel loro pianeta ma sono costretti apparentemente a rimanere schiavizzati dali umani…

Continua la lettura su: http://universoignoto.blogspot.com/2011/04/cinema-e-alieni-accoppiata-vincenteo.html

Sospeso il progetto S.E.T.I.

Il progetto SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence, fondato ne 1974 e finalizzato alla ricerca di vita intelligente nei meandri dell'universo chiude momenteamente i battenti.

Secondo le motivazioni ufficiali questa decisione si è resa necessaria a causa della mancanza di fondi.
Per riprendere l'attività servirebbe almeno un finanziamento di 5 milioni di dollari, ma voci di corridoio affermano che il radiotelescopio rimarrà in mano ad un team ristretto di scienziati per essere mantenuto in funzione in prospettiva di tempi migliori.

Il progetto SETI negli anni ha suscitato l'interesse di molti e le critiche di altrettante persone che ne hanno sottolineato la poca utilità, a tal proposito è giusto comunque citare un episodio degno di nota.
Facendo un pò di storia come non ricordare il "wow signal"


Hosting Subversion tutto italiano

Subversion (noto anche come svn, che è il nome del suo client a riga di comando) è un sistema di controllo versione progettato da CollabNet Inc. con lo scopo di essere il naturale successore di CVS, oramai considerato superato.

Subversion è un sistema di controllo di versione libero e open-source. Cioè Subversion gestisce file e directory nel tempo. Un'alberatura di file è inserita all'interno di un repository centrale. Il repository è paragonabile ad un file server, in più esso ricorda qualsiasi cambiamento apportato ai file e alle directory. Ciò permette di ripristinare vecchie versioni dei dati o di esaminare lo storico dei cambiamenti. Per questo motivo, molte persone considerano un sistema di controllo di versione come una sorta di «macchina del tempo».

Il software è utilissimo nelle fasi di sviluppo di un software e consente oltre al suo versionamento, anche di avere il pieno controllo sui conflitti che possono nascere nella scrittura del codice sorgente.

Attualmente il mercato italiano offre ben pochi piani destinati a tale tecnologia.

Segnaliamo quindi HostingDreams.it ( www.hostingdreams.it ) per coloro che vogliano comunque utilizzare tale strumento. I piani offerti ( SVN base e pro ) sono infatti in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze ed inoltre l'utilizzo di SVN è davvero semplificato mediante pannelli di controllo appositamente studiati.

Il link di riferimento è il seguente: http://www.hostingdreams.it/index.jsp?sezione=dettaglio_svn

Consigliato.