Archive for marzo 2011

150 anni di elettromagnetismo

Nel marzo del 1861, James Clerk Maxwell, uno di più grandi fisici di tutti i tempi, pubblicava sulla rivista Philosophical Magazine le equazioni diventate poi famose con il suo nome che descrivono l’elettricità, il magnetismo e la luce come espressioni dello stesso fenomeno.


 
STORIA – Le equazioni di Maxwell sono una delle vette del pensiero teorico umano. Riescono in modo semplice a rendere conto di fenomeni che il giorno prima erano considerati cose completamente diverse: luce, elettricità e magnetismo. E come tutte le novità veramente importanti della scienza hanno avuto un’influenza straordinaria sullo sviluppo successivo della fisica e sul nostro modo di comprendere il mondo.

James Clerk Maxwell, nato nel 1831 in Scozia, scopre che un campo magnetico può essere generato da un campo elettrico variabile, cosa che completa ciò che già era noto e cioè che, viceversa, un campo elettrico può venire generato da un campo magnetico variabile.

Elettricità e magnetismo si propagano sotto forma di onde e che la luce non è altro che un’espressione di queste onde. Queste, chiamate poi onde elettromagnetiche, viaggiano tutte con la stessa velocità.

Le equazioni con cui descrive questa unificazione sono considerate dai fisici belle ed eleganti… L’articolo originale, con tutte le formule, è disponile qui. Lo metto, non tanto perché tutti possano rendersi conto del significato profondo — la matematica è un linguaggio che pochi sanno apprezzare —, ma come esempio di ciò che può essere considerato “bello”.

Per la scienza è sempre bello quando fenomeni apparentemente disparati vengono unificati in una teoria più generale: significa che si è fatto un passo avanti nella conoscenza del mondo e che la nuova teoria, auspicabilmente, aprirà delle nuove e inaspettate prospettive.

Dai tempi di Maxwell, è stata compiuta un’ulteriore unficazione: la forza elettromagnetica è stata unificata con la forza forte e la forza debole che agiscono all’interno dell’atomo. Ma non basta ancora: oggi i fisici stanno cercando un’altra e più generale unificazione. Cercano un’unica teoria, un unico contesto matematico, in grado di descrivere tutte le forze e tutte le particelle, in grado cioè di descrivere l’intero Universo.

Il 1861, è anche l’anno in cui Mawell realizza la prima vera fotografia a colori.

Nature dedica un dossier speciale alla figura di Maxwell e alle sue imprese scientifiche che si può leggere qui.

L’inventore di Java, James Gosling, lavorerà per Google

Direi che l'acquisizione della Sun da parte di Oracle non ha certo portato a pochi sconvolgimenti.
Era il mese di Aprile del 2010 e ricordo perfettamente che 
la notiziona arrivò un pò inaspettata: James Gosling, praticamente l’ inventore di Java, aveva lasciato quella che era la Sun immediatamente prima della sua fusione con Oracle per non specificati motivi ( sui quali preferì tacere, come specificato sul suo blog ).
Ricordiamo anche un altro singolare episodio riguardante Oracle, quello che vede l’azienda attaccare Google per via di infrazioni sul copyright nell’utilizzo di Java. 

Al momento fonti ufficiali riportano che Gosling lavorerà per Google, e lo dimostra un post proprio sul blog del papà di Java.
«Nonostante l’ultimo anno abbia avuto una svolta piuttosto inattesa [...] mi ritrovo ad avere il mio primo incarico in Google. [...] Una delle cose più difficili della vita è fare delle scelte. E’ stato difficile dire di “no”  a tante altre eccellenti offerte. [...] Non so a cosa lavorerò, ma mi aspetto di essere un po’ di tutto [...]»
Queste le parole più significative del post di Gosling: dopo un anno passato a lavorare in proprio il papà di Java si ritrova a lavorare per conto di chi, secondo i più, ha tentato di infrangerne la licenza. La vita è proprio strana.

Chissà che Google, non potendo avere Java, non abbia deciso di proposito di far leva sul suo inventore?
Che stia per nascere un nuovo e fondamentale fork del linguaggio?

Come sviluppare applicazioni Android con Eclipse

Uno dei miglior ambienti di sviluppo per Android è senza ombra di dubbio Eclipse3.5 Galileo ( anche NetBeans comunque si difende davvero bene ).
Non a caso infatti google ha realizzato un apposito plugin che permette di agevolare di moltissimo la creazione di applicazioni utilizzando proprio l'IDE di cui stiamo parlando.

La guida che segue è orientata agli utenti ubuntu, ma in ogni caso anche gli utenti di sistemi operativi diversi potranno seguire a grandi linee i passi trattati:

Prerequisiti:

Eclipse 3.5
JavaDevelopmentKit (JDK e JRE)
AndroidSDK
Mac, Windows o Linux

Per prima cosa ci serve Eclipse3.5
Essendo quest'ultimo presente nei repository di Ubuntu è sufficiente aprire un terminale e digitare:

sudo apt-get install eclipse ( in alternativa è possibile visitare il sito ufficiale, scaricaterselo ed installarselo ).

Diamo per scontato che abbiate già installato java e il suo DevelopmentKit, in caso contrario fatelo.

Adesso scaricate l’SDK di android e scompattate l’archivio, la cartella estratta sarà proprio l’sdk di sviluppo, non serve installazione, è quindi necessario mettetela in una cartella che siete sicuri che non andrete a cancellare.

Ora non dovete far altro che aggiungere l’sdk android al vostro PATH, su linux:

sudo gedit .bashrc

e aggiungiamo alla fine del file:

#AndroidDev PATH
PATH=$PATH:$HOME/android-sdk-linux_x86/tools
export PATH

fatto questo salviamo il file e ricarichiamolo

source .bashrc
adesso siamo quasi pronti ad iniziare.

Apriamo quindi Eclipse e andiamo nel menu "Help" e scegliete la voce "Install new software".
Nella schermata che apparira alla voce "Work with" incollate il seguente link:


https://dl-ssl.google.com/android/eclipse/
e installate i software che vi verranno elencati (sono solo 2).

Riavviate Eclipse.

A questo punto l'IDE è ben configurato per sviluppare su Android!
Non vi resta che avviare un nuovo progetto Android e scrivere la vostra app.

Hackers attaccano il sito MySQL.com

Leggo e riporto una notizia che mi ha lasciato alquanto allibito:

Il sito MySQL.com è stato attaccato dagli hacker nel fine settimana. L'attacco ha sfruttato una SQL injection per aprire le (poche) difese e far uscire i buoi. Gli hacker romeni TinKode e Ne0h del sito Slacker.Ro hanno rivendicato l'attacco. La tecnica della SQL injection consiste nel introdurre codice all'interno di una regolare query parametrizzata facendole eseguire invece delle query totalmente diverse. Gli hacker hanno estratto gli username e le password criptate dal sito e le hanno quindi postate su pastebin.com. A questo punto è stato un gioco da ragazzi risalire alle vere password usando un confronto tra le password criptate e un dizionario di hash di parole comuni. Con questo tipo di approccio si è scoperto che il product manager di WordPress utilizza una passowrd formata da 4 numeri per i servizi forniti da MySQL. Il sito MySQL offre alle aziende, software di gestione database open source e servizi annessi. Ci sono tecniche per prevenire che gli attacchi con SQL injection e per evitare che questo tipo di trucchetti possano permettere a malintezionati il furto di dati sensibili. Pratiche di sicurezza che nel caso di MySLQ.com hanno lasciato molto a desiderare. Inoltre, secondo quanto lasciato intendere da XSSed.com, il sito MySQL. com è da gennaio che risulta vulnerabile agli attacchi XSS.

Fonte: http://www.pc-facile.com/news/mysql_hacker/69297.htm

Possibile che il team di Mysql ( un leader nel suo settore ) sia stato così leggero nel realizzare le modalità di autenticazione del proprio sito istituzionale?

A quanto pare la risposta è si.

La gravità quantistica è una calamita

Alle soglie di una rivoluzione nell’immaginare il nostro Universo

FUTURO – Teniamo gli occhi aperti: la nuova rivoluzione delle superstringhe è dietro l’angolo. Nell’ultimo anno i fisici teorici sono riusciti a inventare dei nuovi strumenti “olografici” per attaccare la più ostica delle bestie nere: la gravità quantistica. Per scoprire un fatto sorprendente: il regime quantistico della gravità è descritto da un magnete, scaldato fino alla temperatura critica alla quale si smagnetizza!

Di tutto questo, e altro ancora, si è discusso per la prima volta al recente workshop su Higher spin theories and holography, tenuto al Simons Center per la Geometria e la Fisica dell’Università di Stony Brook. Gli esperti mondiali, riuniti in assise per una settimana, hanno formulato un nuovo quadro coerente dai risultati sorprendenti. Vediamo di cosa si tratta.

La teoria della gravitazione viene descritta in maniera moderna da Einstein, sotto il nome di teoria della relatività generale. La gravità descrive il modo in cui lo spazio e il tempo, e il nostro intero universo, si evolvono sotto la presenza della materia, che curva lo spaziotempo. Immaginate lo spaziotempo come un lenzuolo sospeso, coperto di sabbia (piccole particelle che viaggiano nel vuoto), ma bloccato ad un supporto sui quattro lati lati che lo tengono in tensione. Se appoggiate ora un’arancia (una stella) sul lenzuolo, questa formerà una buca e tutta la sabbia cadrà dentro la buca. La gravità generata dalla stella attrae tutte le particelle che ci passano vicino. Se poi concentriamo troppa massa nello stesso punto, il lenzuolo si strappa e tutta la sabbia cade fuori dal lenzuolo: ecco creato un buco nero, che inghiotte tutta la materia che gli gravita attorno!

La teoria classica di Einstein spiega molto bene l’effetto dell’arancia, ma non riesce a spiegare cosa succede di preciso quando si “strappa il lenzuolo.” La forza di gravità diventa infatti così intensa che gli effetti quantistici diventano importanti e la teoria di Einstein non basta più.

Qui entra in gioco la stringa, che oltre al “gravitone” contiene tutta una serie di modi di vibrazione più elevati che descrivono particelle estremamente massicce. Nella vita di tutti i giorni, non riusciamo a vedere queste particelle massicce, nemmeno nelle collisioni tra protoni ad altissima energia dell’LHC di Ginevra (a meno di non avere un vero e proprio colpo di fortuna). Ma nella situazione estrema che si crea nelle vicinanze di un buco nero, queste particelle diventano cruciali per capire cosa succede. Benvenuti nel regime quantistico della gravità.

Fino ad ora, sono mancati gli strumenti teorici per capire gli effetti “stringheschi” di queste particelle massicce. Un trucco usato spesso dai fisici teorici per studiare fenomeni complicati è di “metterli in una scatola,” facendo una sorta di esperimento concettuale. Nel caso dello spaziotempo, ci servirebbe una scatola gigante che contenga tutto l’universo! Con un po’ d’ingegno, i teorici delle stringhe hanno capito che esiste una versione “cosmologica” della proverbiale scatola, ovvero un universo con costante cosmologica negativa (per gli amici, spaziotempo di Anti-de Sitter).

L’universo in cui viviamo (noto anche come spaziotempo di de Sitter, durante il suo periodo d’espansione accelerata) ha una costante cosmologica positiva, che agisce come una sorta di pressione che ne accelera l’espansione. Cambiando il segno della costante cosmologica (da cui il prefisso “Anti-”) si crea un nuovo tipo di universo ipotetico, contenuto dentro una scatola. E come ogni scatola che si rispetti, anche la scatola di Anti-de Sitter ha delle istruzioni per l’uso scritte sul coperchio!

Il fatto curioso è che, una volta confinata la gravità all’interno di una scatola seppur infinitamente grande, i fisici teorici, guidati dalla teoria delle stringhe, hanno capito che la gravità è un fenomeno olografico. Vi ricordate i sigilli SIAE sui dvd, quegli strani disegni metallici che proiettano un’immagine tridimensionale quando li guardate da direzioni diverse? La gravità funziona proprio allo stesso modo: non è altro che una mera illusione olografica. A questo punto la domanda è: in che lingua sono scritte le istruzioni sul “coperchio olografico,” e cosa ci dicono sulla gravità all’interno della scatola?

Fino ad ora, i modelli ipotetici di universi olografici a disposizione dei fisici, per studiare gli effetti della gravità, erano popolati da stringhe di tutti i tipi. A causa della complessità matematica insita nella teoria delle stringhe, i progressi sono stati sempre molto difficili. Le nuove idee presentate a Stony Brook puntano invece in una nuova direzione: si è finalmente scoperto un universo olografico del tutto consistente, ma privo di stringhe! In pratica, il primo esempio di “olografia senza stringhe” e una conferma di come il concetto di olografia, intuito da Stephen Hawking studiando proprio i buchi neri, sia così fondamentale da trascendere la stessa teoria delle stringhe.

In sostanza, è stato scoperto un regime estremo della gravità quantistica in cui l’universo di Anti-de Sitter è popolato, oltre che dal gravitone, anche da un infinito numero di altre particelle di spin sempre più grande (in inglese “higher spins”), che rimpiazzano le stringhe massicce. Queste particelle interagiscono tra di loro in modo infinitamente più semplice delle stringhe e grazie a questo progresso possiamo finalmente guardare in faccia la gravità quantistica in tutta la sua bellezza!


Secondo il principio olografico, la gravità dentro la scatola è dunque un ologramma, che viene proiettato dal coperchio della scatola. Per capire la gravità nel regime quantistico, che è molto complicato, possiamo invece studiare il coperchio della scatola, dove invece non c’è nessuna attrazione gravitazionale. Usando un vero e proprio “dizionario olografico,” possiamo poi tradurre le istruzioni sul coperchio in nuove proprietà della gravità quantistica. Come il lettore accorto avrà capito, il diavolo sta tutto nei dettagli di questo dizionario. I risultati presentati a Stony Brook sono proprio le prime voci di questo incredibile dizionario olografico, grazie al quale abbiamo avuto una grossa sorpresa.


Il coperchio della scatola di Anti de-Sitter, dove il regime quantistico della gravità è tradotto in un linguaggio più accessibile ai fisici, non è altro che un magnete alla transizione di fase (in termini tecnici, un modello di Ising). Del tutto simile alle calamite attaccate al vostro frigo, se le scaldate fino alla temperatura critica alla quale si smagnetizzano… Per rispondere alla domanda iniziale, dunque, la gravità quantistica è una calamita!

Fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2011/03/28/la-gravita-quantistica-e-una-calamita/

Cos’è J2ME?

Java Micro Edition (noto anche come Java ME o J2ME), è un runtime e una collezione di API per lo sviluppo di software dedicato a dispositivi a risorse limitate come PDAtelefoni cellulari e simili.

J2ME è la tecnologia più diffusa per lo sviluppo di giochi e utilities per i cellulari. Come le altre edizioni di Java, J2ME è una piattaforma portabile. Il suo funzionamento può essere emulato con un personal computer, cosa che semplifica l'attività di sviluppo e di collaudo.

Il 22 dicembre 2006 Sun Microsystems ha rilasciato il codice sorgente di J2ME. Il codice è stato rilasciato sotto licenza GPL e quindi liberamente modificabile da chiunque. Il nome del progetto è stato cambiato in phoneME. Vedi la phoneME (home page) per altre informazioni.

Come le altre edizioni di Java, J2ME è stato progettato da Sun Microsystems (storicamente, sostituì la precedente tecnologia PersonalJava). A differenza di quanto avviene per J2SE o Java EE, tuttavia, la Sun ha in questo caso fornito solo poche implementazioni binarie gratuite della piattaforma, affidandosi principalmente a contributi di terza parte. In particolare, Sun non ha fornito un'implementazione per gli apparati basati su tecnologia Microsoft Windows Mobile.

Aspetti tecnici

J2ME può essere utilizzato per sviluppare applicazioni per una ampia gamma di apparati. Diverse tipologie di apparati sono identificate da diversi profili a loro volta riferiti a diverse configurazioni. La configurazione Connected Limited Device Configuration(CLDC), per esempio, include un sottoinsieme minimo di classi Java, ed è utilizzata su dispositivi con scarsissime capacità di calcolo. Fra i profili che operano in configurazione CLDC compare il Mobile Information Device Profile (MIDP), pensato per i cellulari. Il MIDP prevede un sistema di GUI orientato a display a cristalli liquidi e una API di base per giochi in 2D. Molti cellulari moderni vengono forniti con un'implementazione residente dell'MIDP. Un altro profilo che utilizza la configurazione CLDC è l'Information Module Profile (IMP), usato per esempio in distributori automatici e altri apparati dotati di funzioni minime di display e di connettività di rete.


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/J2ME


Hosting Java di qualità ai massimi livelli ed ai minimi prezzi

Offrire Hosting Java ad un prezzo davvero contenuto e nello stesso tempo conservare una buona qualità di servizio risulta per le aziende sempre più difficile.
Ultimamente però nel panorama degli hoster dedicati a questo tipo di piani HostingDreams.it si sta imponendo come soluzione di punta davvero affidabile oltre che soprattutto a basso costo.

Il servizio è curato, completo e soprattutto gestito da sistemisti ed analisti programmatori J2EE con anni alle spalle di sviluppo su tale piattaforma.

HostingDreams.it e' Hosting JAVA di qualita' professionale offerto da professionisti JAVA ed ad oggi intende affermarsi come l'Hosting JAVA più evoluto del web mediante l'utilizzo di automazioni da web 2.0 ( pannelli di contollo basati su ajax e sulla massima interazione tra server ed utente ).

Tutti i piani di Hosting JAVA supportano pienamente i piu' recenti framework come Struts, Hibernate, GWT, EJB (anche la versione 3), JSF e si basano sui più accreditati server come Tomcat e JBoss.

A differenza di altri hoster si segnala anche il supporto per Jetty ( al momento supportato addirittura sino alla versione 7 ).

Da notare poi come il sito offra all'utente più diffidente la possibilità di testare il servizio di punta: l'hosting java basato su tomcat.

L'attivazione dell'account demo, che richiede davvero pochi dati di registrazione e non vincola all'acquisto, viene completata in pochi minuti.
E dopo ancora qualche minuto l'utente è già in grado di testare le funzionalità scelte per 5 giorni.

In definitiva HostingDreams.it è un servizio da provare ( gratis ) e da tenere davvero in seria considerazione per esigenze basate su spazio web java.

Scoperto un bug in Java che potrebbe permettere un attacco

Java è particolarmente noto per essere un linguaggio di programmazione che mira, in maniera particolare, alla sicurezza. Anzi, se vogliamo essere precisi, l’algoritmo di controllo della macchina virtuale di Java fa il suo dovere…spesso anche troppo bene. Ricordo, qualche anno fa, di aver sostenuto un esame su Java distribuito tramite RMI… e ricordo che impostare le politiche di sicurezza per la macchina virtuale, per far si che i miei programmi girassero sulla mia rete, era davvero una cosiddetta “mazzata in fronte”.Ciononostante la notizia è ufficiale : il JDT (il kit di sviluppo per Java,installato di default da Java 6 update 10 e quindi, conseguenzialmente, la JVM) , su Windows, potrebbe rendere vulnerabile la vostra macchina.

Il bug è stato scoperto da Tavis Ormandy, e, in linea di massima, funziona così (in parole molto, molto semplici): Java solitamente ha delle fortissime restrizioni sull’esecuzione di codice “esterno” ma, sfortunatamente, sembra non sia stato ben implementato il controllo sugli url di JWS (Java web start, la parte di java che permette di inizializzare la macchina virtuale per l’esecuzione codice sparso sul web, con i dovuti controlli). Sembra che il protocollo JNLP (Java Network Launching protocol, quella cosa che “permette” la comunicazione tra le applicazioni di rete e la nostra Java Virtual Machine) venga più o meno “fatto scemo” dai files di libreria : se comunichiamo a JNLP di eseguire sulla macchina virtuale non un file .java (un programma in java vero e proprio) soggetto ai controlli di routine, ma le direttive di un file di libreria java (un file .jar)…queste verranno eseguits con – giustamente – i privilegi amministrativi sulla macchina virtuale. Riassunto in una frase, ciò significa che è possibile eseguire codice malevolo su una macchina scrivendo un programma ed una libreria ad-hoc. Ma il bello non è questo.


Ormandy non ha perso tempo ad informare la ex Sun (oggi Oracle) della sua scoperta, e per tutta risposta la Oracle ha definito la cosa “di poco conto”, rilasciando un secco “no comment” : non sarà rilasciato nessun aggiornamento straordinario e, come succede da sempre , dovremo aspettare il mese di Giugno per il trimestrale Major Update (l’ultimo poco tempo fa,nell’ultima decade di Marzo).


Sembra che il bug, per il momento, affligga Windows XP con Internet Explorer dall’8 in giù e tutte le versioni di Java e, stando agli ultimi rumors, anche Firefox (sempre sotto Windows XP). Per ciò che riguarda Windows 7, la JVM in determinate condizioni riesce a bloccare l’esecuzione e restituisce un messaggio d’errore.

Ormandy consiglia di bloccare i controlli ActiveX per Java impostando il cosiddetto “killbit” (troverete il procedimento sulla KB della Microsoft e, quando parlerà di “CLSID dell’applicazione”, dovrete inserire questoCAFEEFAC-DEC7-0000-0000-ABCDEFFEDCBA ). Per quello che riguarda Firefox, basterà – con qualsiasi firewall – limitare l’accesso del file npdeploytk.dll alla rete.


Mi sento però di rassicurarvi, per il momento : gli hackers non puntano su Java, in questi tre mesi che precederanno il prossimo Major Update da casa Oracle dovreste poter stare tranquilli… il mio consiglio resta sempre lo stesso : attenti alle applicazioni dubbie e, soprattutto, a ciò che scaricate dai siti web!

Fonte: http://www.chimerarevo.com/2010/04/11/scoperto-un-bug-in-java-che-potrebbe-permettere-un-attacco/

Fatturazione e Contabilità GPL con Nota Software

Il progetto di realizzare un software contabile veramente aperto, multipiattaforma e semplice da usare è stato raggiunto con l'ultima release di "Nota – Il Software Gestionale".

“Nota – Il software gestionale” è un software che consente di tenere una contabilità in partita doppia. I commercialisti, ad esempio, possono utilizzarlo per far compilare la Prima Nota ai propri clienti con la possibilità di personalizzare il piano dei conti secondo le proprie esigenze.
Il software inoltre prevede la possibilità di gestire il proprio magazzino e di curare le necessità di fatturazione di una piccola/media impresa.
 
Adatto sia per uso personale che aziendale è ideale per la contabilità di professionisti, e piccole aziende.

Nota è distribuito totalmente gratuitamente, è aggiornato continuamente e da pochissimo ha adottato la licenza GPL.

Il suo utilizzo non comporta quindi all'utente finale nessun costo. Anzi quest'ultimo sarà libero di distribuirlo e/o modificarlo a suo piacimento ( l'autore spera che eventuali fork gli siano almeno segnalati ).

Il software è scritto totalmente in JAVA ( JSP / Ajax ) e si avvale di MYSQL come database di supporto.

Il codice del software è già immediatamente reperibile su sourceforge ed ad oggi è alla base di un programma che potremmo definire sufficientemente stabile.

Segnaliamo inoltre che il forum presente sul sito ufficiale ( abbastanza popolato ) rappresenta un utile strumento d'aiuto per gli utenti finali e gli sviluppatori.

Pisa: trasmissioni internet a 448 Gbit

La diffusione della banda larga è considerata un fattore di crescita economica e occupazionale di un Paese.

La disponibilità di una connessione a banda larga è praticamente indispensabile in qualunque sede di lavoro che richieda un'interazione via Internet con l'esterno. Le Intranet aziendali normalmente già dispongono di collegamenti ad alta velocità, comunque ottenibili con investimenti propri dell'azienda. La disponibilità di una connessione Internet veloce dipende, invece, da decisioni di investimento di terzi, del proprio provider.

In presenza di una connessione lenta, diventano problematiche operazioni quotidiane come l'invio di un file di alcuni megabyte o l'apertura di una pagina Internet che non contiene solo testo. Le aziende non servite dalla banda larga subiscono una perdita di produttività, legata al tempo richiesto per svolgere attività che impegnano molto meno i concorrenti serviti da una connessione veloce.

Leggo dal sito ufficiale dell'ANSA e riporto con piacere:

(ANSA) – PISA, 25 MAR – Parla pisano la trasmissione dati via internet piu' veloce al mondo. I ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna insieme ai colleghi del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio interuniversitario per le telecomunicazioni, in partnership con Ericsson, hanno allestito il primo sistema al mondo di trasmissione coerente funzionante a 448 Gbit al secondo su doppia portante ottica inserito in un apparato commerciale di rete in fibra ottica.

Raggiungere velocità del genere ritengo possa aprire le porte a nuovi servizi sempre più interessanti ed innovativi. Speriamo che la scoperta possa avere a breve importanti ripercussioni sulle offerte di tutti i giorni.